Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): «Tramvia, un premio da 4,6 milioni pagato prima del collaudo»
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7 Agosto 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune
“La tramvia verso Bagno a Ripoli non la costruisce il Comune. La costruisce una società privata, Tram di Firenze, che nel 2005 ha ottenuto l'incarico di realizzare le linee e poi gestirle per anni. Il Comune mette i soldi e controlla, ma il conto vero si fa dentro un contratto fra due parti, lontano dall'aula. La tramvia la vogliamo: è il modo di decidere quanto costa che non ci convince.
Ci siamo arrivati da un atto di poche righe, del 5 agosto, che approva un lavoro di cantiere da 6.493 euro per accedere a una fognatura. Dentro c'è il richiamo a un accordo firmato il 2 febbraio fra il Comune e l'impresa. Lo abbiamo scaricato e letto: vale quasi cento milioni di euro.
Quasi cento milioni di cosa. Mentre lavora, un'impresa può mettere a verbale la richiesta di essere pagata più del pattuito. Si chiamano riserve: sono pretese, non debiti già accertati. Su questa linea sono ventitré e valgono 55 milioni, a fronte di 60 milioni di lavoro eseguito. Su un altro cantiere, quello della linea 2, sono trentadue e ne valgono 44. Quasi un euro chiesto in più per ogni euro di lavoro fatto.
L'accordo di febbraio chiude la partita a metà. Una parte delle pretese l'impresa la ritira: quattordici milioni e mezzo senza nulla in cambio, altri sei in cambio di anticipi più alti e pagamenti più rapidi. Trentuno milioni restano aperti e li deciderà un collegio di tecnici, fuori dal tribunale. Sul cantiere della linea 2 lo scambio è più secco: l'impresa lascia cadere venticinque milioni di richieste, il Comune rinuncia a incassare le penali per i ritardi.
Poi c'è quello che l'accordo chiama «premio di accelerazione». Il Comune si impegna a versare 4,6 milioni perché una parte dei lavori finisca prima: centotremila euro per ognuno dei quarantacinque giorni guadagnati, pagati in anticipo e restituiti soltanto se il ritardo sarà colpa esclusiva dell'impresa. Nello stesso testo il termine contrattuale, quello da cui dipendono le penali, slitta dal 30 ottobre 2026 al 14 dicembre: un mese e mezzo. E il Comune si impegna ad accettarne altri settantacinque, quando il collegio tecnico lo deciderà: allora si arriverebbe a fine febbraio 2027. Si paga per andare più veloci mentre il traguardo si allontana.
Sempre a febbraio il Comune si è dato trenta giorni per approvare le varianti di cantiere, meno di quanto prevedesse il contratto. Le varianti però sono decine: undici determine, dal 31 marzo al 5 agosto, ne hanno approvate ventisei, e la numerazione arriva almeno al numero 55. Il calendario che l'accordo si dava — varianti chiuse entro il 22 febbraio, approvate entro la fine di marzo — non è stato rispettato. Da chi dipenda il ritardo non possiamo dirlo: le date in cui ogni variante è arrivata al Comune non sono pubbliche, ed è uno dei dati che chiediamo. Un prezzo però c'è, perché due milioni di rinunce dell'impresa valgono solo se le varianti rimaste verranno approvate e pagate.
Quell'accordo contiene anche l'allungamento dell'acquedotto in piazza Beccaria, fra viale Gramsci e viale Amendola. È lo stesso tratto dove il 6 agosto sono state cancellate tre fermate dell'autobus delle linee 8, 13, 14 e 23, due per sempre, con un atto che dichiara che questo «non comporta variazione del servizio». Stesso pezzo di città, stesso mese: 4,6 milioni di premio all'impresa, e una fermata in meno per chi aspetta il bus a Porta alla Croce.
Non diciamo che l'accordo sia illegittimo, e non siamo contro la tramvia. Diciamo che una decisione da quasi cento milioni si è chiusa fra una delibera di Giunta e una determina, senza mai arrivare in Consiglio. Va così quando un’opera pubblica viene affidata a una società privata: le scelte che pesano di più diventano clausole, e chi le paga — chi abita accanto ai cantieri, chi ci lavora dentro, chi quell'autobus lo prende ogni mattina — le scopre dopo.
Depositeremo un'interrogazione e chiederemo che se ne discuta in Commissione. Vogliamo l'elenco di tutte le varianti con i relativi importi, sapere se i 4,6 milioni sono già stati pagati e con quale atto, conoscere le decisioni del collegio tecnico sui trentuno milioni ancora aperti. E chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di portare l'accordo in aula prima del prossimo atto aggiuntivo alla concessione, atteso entro il 31 ottobre. Dopo, sarà tutto già firmato.
Continueremo a seguire ogni passaggio. Un'opera pubblica non smette di essere pubblica quando entra dentro un contratto”. (s.spa.)

