Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) e Lorenzo Palandri (Sinistra Progetto Comune al Quartiere 2): “Ex vivaio di Varlungo: cinque anni dopo le ruspe il lotto è ancora vuoto, ora se ne occupi il pubblico”
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7 Agosto 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune e di Lorenzo Palandri di Sinistra Progetto Comune Quartiere 2
“Con una richiesta di accesso agli atti abbiamo ottenuto l’intera storia edilizia dell’area dell’ex vivaio di via Dalla Chiesa, a Varlungo: 471 documenti, dal 1995 a oggi. Ringraziamo l’Assessora all’Urbanistica e gli uffici per il riscontro e per la risposta alla nostra interrogazione 1185, depositata il 30 giugno. Quelle carte raccontano una vicenda che a Varlungo si vede a occhio nudo, un lotto di circa 2.600 metri quadrati demolito nel giugno 2021 e da allora vuoto, e ne spiegano la parte che dagli atti pubblici non si vedeva.
Sull’area insistono tre condoni edilizi del 1995. Nel 2021 il Comune rilascia il permesso di costruire n. 873, per demolire i manufatti commerciali esistenti e ricostruirli a parità di superficie e di volume, con una prescrizione esplicita: non si tocca la palazzina edificata prima del 1942, «elemento relittuale di interesse documentale dell'assetto storico dell’area». A giugno 2021 la proprietà demolisce. Da lì in avanti il progetto non riparte più. Nel 2022 arrivano due varianti: la prima dichiarata inefficace in agosto, la seconda bloccata nel gennaio 2023 da un’ordinanza che contesta un aumento di volume non consentito e la mancanza della documentazione geologica e geotecnica. Tre settimane dopo l'ordinanza viene revocata perché le difformità risultano «superate». Poi il cantiere si ferma.
È il passaggio successivo quello che ci ha colpito di più. Nell'estate 2024 sono i tecnici della proprietà a scrivere al Comune che il permesso di costruire «è scaduto nel Giugno 2024», chiedendo conferma di quale titolo consenta di proseguire. Nel dicembre 2024 la proprietà comunica di volersi avvalere di una proroga di legge di trenta mesi, spostando da sola la fine dei lavori al 18 aprile 2028. Nel fascicolo che ci è stato trasmesso non abbiamo trovato risposta né all’una né all’altra comunicazione: la prima presa di posizione formale è del 9 luglio 2026, quando l'ultima variante viene dichiarata inefficace anche per «decadenza precedente titolo edilizio».
Non è un rilievo sugli uffici, che quella variante l'hanno fermata come avevano fermato le precedenti: la verifica tecnica ha funzionato ogni volta, ed è grazie a quel lavoro che oggi possiamo ricostruire i fatti. È un rilievo politico. Per due anni, su un terreno demolito in fascia fluviale dentro la città, non c'è stata una decisione: nessun atto di indirizzo, nessun passaggio in Consiglio, nessuna informazione al Quartiere.
C’è poi la questione che riguarda tutte e tutti. La risposta dell’Assessora scrive che l’intervento «prevede la demolizione dei volumi e delle superfici commerciali condonate ed il loro recupero»: la volumetria che si vuole rimettere in piedi viene dalle sanatorie del 1995, su un'area sottoposta al vincolo paesaggistico del 1953 sulle sponde dell'Arno e in zona a rischio idraulico. Proprio sulla compatibilità di quelle sanatorie con la tutela delle rive erano arrivate osservazioni, riconducibili a Italia Nostra. La risposta chiude il tema in una riga: la disciplina idraulica «è stata oggetto di verifica nell'istruttoria delle pratiche edilizie». Quali atti siano quella verifica, e se sia stato coinvolto l'ente competente sul bacino dell'Arno, non è scritto da nessuna parte.
Un altro passaggio dice che l'intervento «non è soggetto a convenzionamento». Nelle carte, però, nel dicembre 2022 il Comune ha archiviato l'istanza con cui la proprietà chiedeva di realizzare una rotatoria su viale Dalla Chiesa, e l'ha motivata così: le aree sono pubbliche e «non risultano sottoscritti impegni e atti convenzionali». L’autorizzazione paesaggistica del 2022 prescrive inoltre una siepe di mitigazione lungo il marciapiede e una pensilina per gli autobus urbani. O quelle opere sono uscite dal progetto, o su suolo pubblico si interviene: e allora un accordo serve. Non è un cavillo, è la differenza fra un privato che costruisce e una città che decide come si entra in un proprio quartiere.
Nel fascicolo, infine, le carte si fermano al novembre 2025: non ci sono il provvedimento del 9 luglio, né l'autorizzazione paesaggistica rilasciata nel frattempo con il parere della Soprintendenza, né le osservazioni di Italia Nostra. Non li abbiamo trovati nemmeno fra gli atti pubblicati, e saremo felici di essere smentiti con un collegamento. Chiederemo spiegazioni all’Assessora.
Il punto politico è questo. Da cinque anni un pezzo di Varlungo è un vuoto recintato perché un'operazione privata non riesce a stare in piedi, e nessuno ha mai chiesto alla città che cosa vorrebbe farne. Continuare ad aspettare significa scommettere che prima o poi qualcuno impermeabilizzerà 2.600 metri quadrati a due passi dall’Arno, oggi con l’aggiunta di un parcheggio sopraelevato, in un quartiere che il calore d'estate lo sente tutto. La giustizia climatica si misura anche così: sul suolo che si decide di non consumare, finché c'è tempo per deciderlo”. (s.spa.)

