Descrizione
Questo il testo dell’intervento in aula del coordinatore di Gruppo Misto-Noi Moderati Luca Santarelli
“Mi trovo oggi a prendere la parola mosso da un interrogativo che credo debba scuotere la coscienza di ogni eletto in quest’aula: fino a dove può spingersi un rappresentante delle istituzioni nell'esercizio delle proprie funzioni?
Abbiamo assistito, in un recente intervento pubblico del Presidente del Quartiere 5, a uno spettacolo che ferisce la dignità della nostra città.
Quando un cittadino viene eletto per guidare una comunità — sia esso un Presidente di Quartiere, un Sindaco o un Ministro — smette di essere il megafono di una fazione per farsi garante del pluralismo e della convivenza democratica.
L'etica pubblica non è un concetto astratto; si sostanzia nel rispetto profondo per l’interlocutore, specialmente quando le idee divergono.
Scivolare in espressioni volgari, in toni intrisi di sufficienza o, peggio, in metafore che evocano la violenza fisica, non è solo una caduta di stile. È un fallimento istituzionale.
Ho letto il comunicato di scuse diffuso dal Presidente Ferraro. Certamente chiedere scusa è un atto dovuto, ma non può essere considerato il "colpo di spugna" che chiude la questione.
La domanda che pongo a quest’aula è: possono delle scuse formali riparare alla rottura del patto di fiducia e decoro tra istituzioni e cittadini? La democrazia non si pratica a parole nei convegni, ma nei fatti.
Se il modello di confronto è l’insulto, e la soluzione è un semplice comunicato riparatore senza che vi sia una reale assunzione di responsabilità o una conseguenza politica, allora stiamo svalutando il peso delle nostre cariche.
Firenze merita un’eleganza di pensiero e di parola che rispecchi la sua storia secolare. La democrazia è dialogo, non prevaricazione verbale. Chiedo dunque a questa amministrazione: è questo il livello di confronto che vogliamo offrire ai fiorentini?
Le istituzioni sono la casa di tutti. Chi non ne rispetta la sacralità, trasformando il confronto in rissa, dimostra di non aver compreso il valore del ruolo che, pro tempore, è chiamato a ricoprire”.

