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RSA a Firenze, Palagi (SPC): "La più cara è legata a un asset bancario"

Dettagli

"Il massimale regionale è 53,50 euro, in molte strutture si arriva a molto di più, fino a 70 euro. E i lavoratori scioperano da anni"
Data:

3 Giugno 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 50 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune


"In una nota precedente abbiamo reso pubblici i dati sulle quote sociali delle RSA fiorentine: da 52,79 a 70 euro al giorno, con solo tre strutture su trentacinque ad avere posti disponibili, tutte nella fascia alta. Avevamo già documentato tre cambi di titolarità nel 2025 che hanno trasferito il 70% dei posti accreditati a due holding con sede a Milano. Ora andiamo più a fondo, per rendere sempre più nitida la situazione su cui è necessario agire politicamente.

Villa Gisella, struttura fiorentina che applica 70 euro al giorno di quota sociale, è gestita da Zaffiro Healthcare s.r.l. con sede a Milano. Ma Zaffiro Healthcare non è un gestore indipendente: dal giugno 2023 il 55% del Gruppo Zaffiro è in mano a Eurizon Capital SGR, la società di gestione del risparmio del gruppo Intesa Sanpaolo, tramite i fondi Eurizon ITER ed Eurizon ITER ELTIF. Prima di questo passaggio, il 60% era detenuto da Mittel S.p.A., holding finanziaria quotata in Borsa, che ha realizzato una plusvalenza di 45,6 milioni di euro dalla cessione.

Non finisce qui, da quel che abbiamo ricostruito. Nell'ottobre 2024 il Gruppo Zaffiro ha siglato un accordo con Primonial Group, fondo immobiliare francese con 37 miliardi di euro in gestione, per cedere gli immobili di sei RSA operative in un'operazione di "sale & leaseback": gli edifici passano al fondo, Zaffiro paga un canone di locazione e mantiene la gestione. Il valore dell'operazione supera i 120 milioni di euro. L'obiettivo dichiarato del gruppo è arrivare a 5.000 posti letto.

Lo schema, secondo noi, è quello tipico della finanziarizzazione del welfare: si separano la proprietà degli immobili (che genera rendimenti al 6-7% per i fondi) dalla gestione operativa (che genera margini sui servizi agli ospiti). In mezzo ci sono persone anziane non autosufficienti, famiglie che non sanno come pagare la retta, e soldi pubblici (i 12-13 milioni di euro annui che il Comune di Firenze spende in integrazioni economiche), che però non sembrano bastare mai.

C'è un dato tecnico che finora non è entrato nel dibattito pubblico e che merita attenzione. La Regione Toscana, con la delibera di giunta n. 995 del 11 ottobre 2016, ha definito lo schema di accordo contrattuale tra i soggetti pubblici (ASL, Società della Salute) e i gestori delle RSA accreditate, fissando il massimale della quota sociale a 53,50 euro al giorno. Il sistema degli accordi contrattuali prevede che ogni scostamento da questo riferimento debba essere concordato e motivato nell'ambito dell'accordo. Lo ha ribadito esplicitamente l'allora Assessora regionale Spinelli nel febbraio 2025, quando alcune strutture avevano inviato alle famiglie lettere di aumento unilaterale: «se le RSA private intendono stare nel sistema, non possono ignorarne le regole. Aumenti di quota sociale devono essere concordati con tutti i soggetti e adeguatamente motivati».

A Firenze, al 2 giugno 2026, otto strutture su trentacinque applicano quote sociali superiori a 65 euro, e una arriva a 70. La domanda che poniamo alla Giunta è semplice e precisa: questi scostamenti dal massimale regionale sono stati concordati e motivati nell'ambito degli accordi contrattuali con la Società della Salute? Il Comune di Firenze ha partecipato a questa negoziazione o ha recepito le tariffe passivamente?

Sappiamo che a breve la Commissione 4 approfondirà un nostro ordine del giorno sul tema e ringraziamo il suo Presidente (Amato) per la serietà con cui segue sempre le nostre segnalazioni, ma la questione appare sempre più urgente da affrontare.

I margini delle strutture for-profit si fanno, tra l'altro, sui costi del lavoro, secondo noi. Il contratto collettivo nazionale applicato nelle RSA gestite da società commerciali (il CCNL AIOP/ARIS per la sanità privata) non viene rinnovato da quattordici anni. Il divario salariale con il settore pubblico è stimato dai sindacati in circa 500 euro mensili. Il 17 aprile 2026 il settore ha scioperato a livello nazionale: secondo i promotori (Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl) l'adesione ha raggiunto il 70% tra i 300.000 professionisti del comparto. La manifestazione si è tenuta a Roma, in piazza Santi Apostoli. La richiesta principale era vincolare il rinnovo dell'accreditamento al rispetto dei contratti di lavoro.

Alle domande già depositate aggiungiamo oggi richieste più specifiche, che depositeremo formalmente in Consiglio:

Il Comune di Firenze conosce la struttura proprietaria delle società che gestiscono le RSA convenzionate?

Sa che Villa Gisella è un asset di un gruppo partecipato da Eurizon Capital SGR — Intesa Sanpaolo — e che i suoi immobili sono stati ceduti a un fondo immobiliare francese in un'operazione di sale & leaseback?

Gli accordi contrattuali con le strutture che applicano quote superiori a 53,50 euro al giorno contengono le motivazioni richieste dalla normativa regionale? Questi atti sono accessibili al Consiglio comunale?

Quali sono le condizioni contrattuali dei lavoratori nelle strutture convenzionate? Il Comune verifica il rispetto del contratto collettivo applicato come condizione per il mantenimento della convenzione?

Con quale modalità e frequenza vengono effettuati i controlli sulla qualità del servizio nelle strutture convenzionate? I controlli vengono preannunciati?

La non autosufficienza non è un mercato finanziario. Se il Comune non sa — o non vuole sapere — con chi ha stipulato le convenzioni per i posti letto che paga con risorse pubbliche, è un problema politico di prima grandezza". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

03/06/2026, 13:11

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