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Palagi (SPC): "Ex case comunali nel fondo Invimit, la Giunta dice sì senza chiedere di fermare le vendite"

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"Un voto deciso in Giunta, pubblicato a cose fatte, senza chiedere nulla in cambio"
Data:

29 Settembre 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 22 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

"Partiamo da cos'è. Nel 2017 il Comune di Firenze ha ceduto 61 immobili, in gran parte appartamenti, a un fondo immobiliare del Ministero dell'Economia gestito dalla società pubblica Invimit. In cambio ha ricevuto una parte in denaro e una parte in quote del fondo: è diventato socio, di minoranza, di chi oggi possiede quelle case. Nel pacchetto c'erano anche gli alloggi di via de' Pepi, che i giudici hanno riconosciuto come case popolari e che per questo al fondo non sono mai passati.

Il 22 settembre la Giunta ha approvato la delibera 371. Con quel voto il Comune dice sì all'ingresso nel fondo di nuovo capitale, fino a 50 milioni di euro, e rinuncia a comprarne la propria parte: i soldi arriveranno tutti da un altro fondo dello stesso gestore. La delibera è comparsa sul sito del Comune solo oggi, 29 settembre, il giorno dopo la scadenza fissata per votare.

Perché conta. Quando un fondo raccoglie nuovo capitale, le regole prevedono che le nuove quote siano offerte prima a chi è già socio, in proporzione a quanto possiede. Serve a non perdere peso. Per saltare questo passaggio serve il voto dei soci, e la Giunta ha dato il suo.

Oggi il Comune ha l'11,48% del fondo, il Ministero il 75,89% e l'altro fondo di Invimit il 12,63%. Se i 50 milioni entrassero tutti, ai valori di fine 2024 il Comune scenderebbe sotto il 6% e il nuovo arrivato avrebbe più della metà. La delibera dice che l'operazione non tocca il patrimonio del Comune. Palazzo Vecchio rischia però di contare molto meno, la metà, in un fondo che ha ancora in mano immobili che erano suoi.

La Giunta aveva il tempo per decidere diversamente. La prima richiesta di Invimit è arrivata a metà luglio. Il 30 luglio il Comune ha risposto che non aveva soldi da metterci e ha chiesto più informazioni e più tempo. A luglio la votazione è saltata perché non si è raggiunto il quorum, e a settembre Invimit ha dovuto chiedere di nuovo. Quali informazioni siano arrivate nel frattempo la delibera non lo dice: si richiama ai documenti inviati da Invimit, senza allegarli.

A cosa servono i nuovi soldi lo scrive la stessa Invimit, citata nella delibera: a nuovi investimenti, per «ampliare il portafoglio in gestione». In altri fondi dello stesso gestore è andata così: il nuovo capitale ha pagato immobili ceduti da enti pubblici, come nove immobili del Comune di Napoli. Quali immobili entreranno questa volta la delibera non lo dice, e per quanto ci risulta il Comune non l'ha chiesto.

Intanto quel fondo, in otto anni, ha reso lo 0,2% contro lo 0,8% previsto, e nel 2024 il suo valore è sceso di 1,7 milioni. A luglio sei immobili ex comunali sono stati messi all'asta, vuoti. In via dell'Accademia del Cimento quello che nel 2017 era un alloggio oggi è in vendita come rudere da demolire. La soluzione non è restituire qualcosa alla città: è far entrare altro denaro, raccolto dalla stessa società del Ministero, per comprare altro patrimonio pubblico. Il Comune, che di questo giro è stato il primo fornitore, sceglie di non avere voce, mentre oltre tremila famiglie aspettano in graduatoria una casa popolare.

Quel voto era l'ultima leva che restava al Comune sugli immobili ancora nel fondo. La Giunta poteva chiedere in cambio che le vendite si fermassero finché non si verifica quali di quegli immobili fossero case popolari, come è accaduto per via de' Pepi; che si discutesse il ritorno al Comune di quelli utili per chi cerca casa; che si rendesse conto di come sono stati spesi i soldi incassati nel 2017, che per delibera dovevano andare all'edilizia sociale. La delibera non chiede niente. Non contestiamo la competenza della Giunta, che può decidere da sola. Contestiamo il modo.

Il Consiglio comunale è rimasto fuori. A luglio la maggioranza ha respinto il nostro ordine del giorno sulla vendita di questi immobili, e la mozione che abbiamo depositato il 15 luglio, che chiede proprio di usare il peso del Comune come socio, non è mai stata discussa. Il 28 settembre, giorno di scadenza del voto, il Consiglio ha approvato il documento di programmazione del Comune, che il fondo non lo nomina mai. In oltre quattro ore e mezza di seduta non ne ha parlato nessuno, nemmeno l'assessore che aveva portato la delibera in Giunta.

Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di rendere pubbliche le lettere scambiate con Invimit e il voto inviato, e di dire quanto conterà il Comune alla fine dell'operazione e quali immobili il fondo intende comprare. Chiederemo che se ne discuta in Commissione Controllo Enti Partecipati e che la nostra mozione sia finalmente messa in calendario. Le case non sono più del Comune. Da oggi conta meno anche la sua voce". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

29/09/2026, 13:24

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