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Giglio d'Oro a Osama Rashid, Palagi (SPC): "Voto favorevole, con un ordine del giorno sulla laicità"

Dettagli

“Non si deve delegare alle comunità religiose ciò che spetta al potere politico: la promozione della pace e dei diritti”
Data:

15 Giugno 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 57 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

"Il nostro voto al conferimento del Giglio d'Oro 2026 all'architetto Osama Rashid è favorevole. Apprezziamo le ragioni della proposta e il percorso che è stato condiviso in aula con gli interventi di chi rappresenta comunità religiose che, nella nostra Città, hanno saputo mantenere una prospettiva di comune umanità. È un riconoscimento a un impegno civile e professionale lungo decenni nel dialogo interreligioso e interculturale, che ricostituisce a Firenze un patrimonio di convivenza.

Proprio per questo, però, abbiamo presentato un ordine del giorno: per nominare un'assenza, prima che diventi una rinuncia. Le comunità si organizzano, e le religioni sono anche (non solo) strutture organizzate: in quanto tali, sono anche luoghi di potere. Le parole ascoltate in aula testimoniano consapevolezza e senso di responsabilità rispetto a questo. È la politica, semmai, che spesso sceglie di rimuoverlo: così diventa più facile selezionare cosa ascoltare di quel che le comunità religiose dicono, trattandole come se fossero altro rispetto alla società, e non parte di essa.

Il senso dell'ordine del giorno è ribadire un principio: la laicità delle istituzioni. Per la Corte costituzionale (sentenza n. 203 del 1989) è un principio supremo dell'ordinamento, e non significa indifferenza né ostilità verso le religioni, ma garanzia di pari libertà ed equidistanza dell'ente pubblico rispetto a tutte le confessioni. La promozione della pace e dei diritti umani è una responsabilità pubblica che le istituzioni esercitano in via diretta (con le politiche sociali, l'educazione, l'accoglienza, il contrasto alle discriminazioni) e che non può essere delegata alla sola mediazione delle organizzazioni religiose, per quanto preziose nel tessuto sociale. In un tempo di arretramento dei diritti, il rischio è che l'ente pubblico si ritragga dal proprio ruolo, indebolendo l'universalità e l'esigibilità dei diritti per chi non si riconosce in alcuna fede, o ne è ai margini, o vi è discriminato. La garanzia dei diritti non può dipendere dall'adesione a una comunità di fede.

Per questo l'ordine del giorno impegna il Comune a esercitare in forma laica e diretta la promozione della pace, dei diritti e delle pari opportunità, valorizzando le sedi civili che già esistono (la Commissione consiliare n. 7 e la Consulta per il contrasto a ogni discriminazione e per i diritti delle persone LGBTQIA+) e a improntare patrocini e sostegni al principio di equidistanza tra le confessioni, riconoscendo allo stesso modo le realtà civili, associative e laiche che operano negli stessi ambiti. E impegna a proseguire nel contrasto a ogni discriminazione, che purtroppo è presente anche in contesti di pace e in alcuni contesti di comunità religiose.

C'è poi una ragione che mi riguarda personalmente e che tengo a dire con chiarezza. In aula è stato detto che l'essere umano non appartiene solo a sé, ma anche a Dio. Da persona priva di fede, che ne avverte l'assenza come ragione di ricerca del senso della vita, sono convinto che si possa vivere sapendo di appartenere a una comune storia umana, la cui finalità è sottrarre ogni esistenza vivente allo sfruttamento e ai sistemi di potere quando opprimono, perché ci sia piena autodeterminazione. È proprio la laicità a garantire a ciascuna fede, e a chi non ne professa alcuna, la medesima libertà.

Crediamo che in questi anni la politica abbia spesso scelto di rinunciare al potere che può esercitare come strumento di trasformazione. Nessun profitto sulle armi è giustificabile sul piano politico, ed è evidente che oggi a regolare i rapporti tra gli Stati sono altre leggi, diverse da quelle del diritto internazionale riconosciuto formalmente. Troppo si delega al dialogo tra comunità religiose ciò che dovrebbe essere conflitto politico, pubblico e laico. Mentre si è formata l'economia capitalista, c'è chi, nelle nostre città, si è interrogato sulla legittimità del salariato: il nostro tempo di vita può essere misurato in denaro? Noi crediamo di no. Non siamo merce, e non possiamo delegare ad altri la nostra responsabilità: ciascuna e ciascuno deve lottare per la propria libertà, sapendo che dipende dalla libertà di chi sta accanto, riconoscendo il valore del conflitto, del dialogo e del bisogno di chi abbiamo intorno, senza alcuna ambiguità rispetto all'uso della violenza come sopraffazione.

L'auspicio con cui chiudiamo l'ordine del giorno è che la politica torni a essere centrale nella sua funzione laica, come spazio di confronto e di espressione dei conflitti, ripudiando la guerra e la violenza come strumenti di risoluzione delle controversie internazionali e sociali". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

15/06/2026, 17:32

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