Affitti brevi, Palagi (SPC): "Capire come siamo arrivati a questo punto è fondamentale"
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4 Giugno 2026
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Questo l'intervento in aula nel consiglio comunale odierno da parte del capogruppo di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi
"Parlare alla Città
Grazie Presidente, grazie Sindaca.
Provo a parlare direttamente alla Città, più che a lei o alla maggioranza. Perché nel modo in cui avete impostato questa discussione manca il punto fondamentale: capire come siamo arrivati fin qui.
La Costituzione disattesa
Citate la Costituzione. Dopo la vittoria referendaria capisco che convenga a tante e tanti, ma è stata disattesa trasversalmente per decenni: pareggio di bilancio, autonomia differenziata e una negazione del diritto all’abitare. Nel 1988 la Corte costituzionale scrisse che garantirlo è un compito «cui lo Stato non può abdicare in nessun caso». L’abdicazione c’è stata, si è scelto di assecondare la centralità della rendita, indebolendo quella del lavoro, disconoscendo il principio fondativo della nostra Repubblica.
Quanto costa abitare a Firenze
A Firenze questa scelta ha numeri precisi: ci attestano come seconda città più cara d’Italia per gli affitti. Un bilocale medio costa 1.113 euro al mese, una stanza singola 618. Chi lavora nel turismo, nel commercio, nella scuola guadagna 1.300-1.500 euro netti e si vede assorbire fino all’86 per cento del salario, quando la soglia di sostenibilità viene solitamente stabilita al 30. Siamo una grande città dove nemmeno una coppia con due stipendi copre il canone medio richiesto: chi ha meno di 35 anni destina alla casa il 60 per cento del reddito.
Il diritto alla casa negato
Quando il salario non basta, arriva il resto: 627 sfratti emessi nel 2024, oltre il 70 per cento per morosità incolpevole, cioè indicativamente chi perde il lavoro o non riesce più a sostenere il costo della vita, non chi non vuole pagare. Il centro storico è passato da 95 mila residenti a 62 mila. E le case popolari? Metà degli aventi diritto resta fuori: 14 mila nuclei idonei, 7.600 assegnatari, con una propaganda che da anni parla di fasce grigie e lascia tante persone negli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica con un senso di abbandono.
Il pubblico ha finanziato la rendita
Non è una calamità naturale: è il risultato di scelte. Per settant’anni il pubblico ha finanziato la rendita privata: le case INA-Casa e Gescal, pagate con trattenute sui salari, sono state vendute invece di restare patrimonio collettivo. Oggi l’Italia spende 13 euro a persona l’anno per la casa sociale: la Francia 234, la Germania 328. La cedolare secca si stima faccia risparmiare 2,5 miliardi l’anno alle proprietà, mentre il fondo affitti è a zero dal 2023. Il Superbonus ha trasferito 130 miliardi alla proprietà privata: alle case popolari è andato lo 0,8 per cento delle risorse economiche. Non hanno fallito le politiche sociali, hanno vinto le politiche della rendita.
Alleanze sociali, non punizioni
Per questo, sul verbo «punire» (che noi ripudiamo): se proprio voleste utilizzarlo, andrebbe «punita» la classe politica che ci ha portato fin qui. Il capitalismo frammenta e mette in guerra il basso contro il basso: il piccolo proprietario contro l’inquilino, il residente contro chi lavora nel turismo. Nell’assenza di salari e diritti si è formata l’idea di un presunto diritto alla rendita: altro che la retorica del merito (che pure a noi radicalmente non appartiene). Per questo vi ripetiamo in ogni ambito da tempo che serve una nuova alleanza sociale.
Il mito della piccola proprietà
Anche perché chi estrae valore da questa città non è anzitutto il piccolo proprietario. A Firenze l’8 per cento degli host controlla il 41 per cento degli annunci; circa un annuncio su tre è in mano a gestori con più di dieci appartamenti; l’80 per cento delle locazioni turistiche sta nei condomini dove le persone vivono. Un alloggio turistico rende in media oltre 23 mila euro l’anno; un affitto residenziale 12.800. Senza regole il mercato non si corregge: si mangia la Città. E non legittimiamo l’idea che la rendita serva a «integrare» salari troppo bassi: i salari si alzano, non si compensano trasformando case in camere d’albergo. Chi sceglie la rendita non è un nemico, ma bisogna capire che si sta illudendo di potersi salvare in solitudine: la storia ci insegna che presto anche a loro non basterà più, nell’aumento delle diseguaglianze. Chi ha potere e ricchezze punta ad accumularne sempre di più.
Il merito: ritardi e interlocuzioni mancate
Vengo al merito, ringraziando chi ha curato lo studio alla base della delibera. Ma gli studi devono rafforzare decisioni politiche coraggiose, non sostituirle: voi li usate al contrario. Lo strumento non è fallito: è arrivato tardi, e il prezzo della lentezza lo ha pagato la Città. La legge regionale 65 c’è dal 2014; il TAR, respingendo 19 ricorsi, ha appena confermato che potevate agire prima. Nel 2019 c’era chi proponeva le soglie nei condomini; nel 2020 figure giuridiche autorevoli dicevano che gli strumenti esistevano; più voci hanno preso parola nel tempo anche sulla stampa. La cosa peggiore: non avete cercato alleanze, né con la società che si mobilita contro chi estrae profitto da ogni metro quadro e da ogni momento dell’esistenza, né con chi da anni vi chiedeva di fare ciò che oggi parzialmente fate. Pensate di essere autosufficienti? Non lo siete: forse in quest’aula e per ora nelle urne, per tutti i compromessi che fate, per esempio con le logiche che stanno dietro al ruolo di Fondazione Cassa di Risparmio, oggi sulla stampa per l’ex Fulgor (ci avevate detto che non potevamo recuperarlo per il fallimento della proprietà in corso) e Villa Bardini. Ma là fuori, tra astensionismo e rapporti di forza, dovete scegliere da che parte state. Non vi fidate di chi non sta nei vostri circuiti, però poi chiedete sostegno.
Servivano i rioni e i quartieri
E ricordiamolo, ogni blocco e logica del numero chiuso cristallizza una rendita di posizione: 16.906 locazioni turistiche, il 56 per cento dei posti letto, congelate così come sono. Per questo con gli emendamenti e gli ordini del giorno proponiamo di dare centralità ai rioni e ai Quartieri. Qui avete sbagliato: avete scelto di delegare impropriamente all’università e alla ricerca decisioni che dovevamo costruire con responsabilità politica dal basso, perché anche altre zone sono destinate a essere mangiate da queste logiche, ormai estese anche in Città Metropolitana.
Due richieste
Oggi vi chiediamo quantomeno di tutelare chi nella società ha scelto di aiutare il pubblico, mentre sui social esplodono voci malevole e offese, magari provando a creare questioni individuali di fronte a un fenomeno sociale centrale. E vi chiediamo di costruire una mobilitazione contro il Ministro Salvini, che vuole togliere poteri ai Comuni, e purtroppo anche contro chi, in Regione Toscana, sembra voler andare nella stessa direzione, indebolendo gli enti locali.
La libertà
Si parla molto di libertà. Rivendichiamo la libertà di vivere del proprio lavoro; di non dover lasciare Firenze per chi, come me e come l’Assessore, si affaccia ai quarant’anni; di non abitare in un condominio che diventa un albergo. Ogni libertà sta in relazione con le altre: chi pensa che il proprio io abbia un valore assoluto lo fa anche perché centrodestra e centrosinistra glielo hanno provato a insegnare per decenni. Così oggi persino timide proposte progressiste vengono dette sovversive, perché i diritti sociali sono stati abbandonati e la sicurezza sociale ridotta a ordine pubblico.
Chiusura
Non vi siete fidate e fidati di questo Consiglio comunale: ci avete considerato parte del problema, dandoci pochissimi giorni per lavorare su questa proposta, che a noi appare in ritardo e non sufficiente. Il meglio è nemico del bene? Può darsi, ma anche la vostra timidezza vi costringe a inseguire il reale, rinunciando al potere che potrebbe esercitare la politica.
Continueremo a percorrere e indicarvi una prospettiva diversa e alternativa, con trasparenza e chiarezza, perché le alleanze che contano si costruiscono nella società, non sulle schede elettorali. Se il centrosinistra vorrà guardare alle proposte di Sinistra Progetto Comune ci troverà qui". (fdr)

