UNESCO, Palagi (SPC): "Non votiamo a favore. Non basta vietare o limitare le attività se non si parla di gentrificazione e residenza"
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13 Aprile 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune
"Non voteremo a favore della delibera DPC/2026/00018. Non perché il problema non esista — la pressione turistica e commerciale sul Centro Storico UNESCO di Firenze è reale e documentata — ma perché questa delibera non è all’altezza della posta in gioco.
La parola che manca, e che abbiamo detto in aula, è gentrificazione.
Non è una parola ideologica: è la descrizione di un processo reale. Il Centro Storico di Firenze si sta svuotando di residenza. Chi ci abitava non può più permettersi di viverci, perché gli appartamenti rendono di più come affitti brevi che come case. Perché i canoni sono aumentati oltre ogni proporzionalità con i redditi. Perché i servizi di prossimità — la farmacia, il verduraio, la merceria — hanno lasciato il posto a format pensati per chi arriva e riparte. Questo processo non ha una causa sola, e nessun singolo atto regolamentare può invertirlo da solo. Ma un regolamento che non lo nomina, che non assume la tutela della residenzialità come suo obiettivo esplicito, è un regolamento che gestisce i sintomi e lascia intatta la malattia.
A mancare è anche la comunità che vive ogni giorno la Città. Suo è il patrimonio culturale, che è bello scambiare con chi viene da fuori, ma non può perdere il suo elemento di realtà, di vita concreta, a dimensione delle classi lavoratrici.
I ristoranti per un certo tipo di utenza temporanea non sono la causa della gentrificazione. Sono uno dei suoi effetti visibili. Combatterli senza toccare il mercato degli affitti brevi, senza strumenti di monitoraggio sulla residenza, senza coinvolgere chi abita quelle strade è una politica di facciata. Letteralmente.
La delibera è stata approvata in Giunta il 12 marzo e calendarizzata in Consiglio comunale senza che il Quartiere 1 — quello che comprende l’intero Centro Storico, l’Oltrarno, San Niccolò — fosse consultato. Una proroga di tre o sei mesi del Regolamento esistente era giuridicamente possibile: il Comune lo ha fatto in altri casi. Avrebbe consentito di aprire un confronto reale con i residenti, con i comitati, con il Consiglio di Quartiere 1. Non si è scelto di farlo. Questa è una scelta politica, non una necessità tecnica. E la politica si valuta anche da cosa sceglie di non fare.
Abbiamo depositato 14 emendamenti e 3 ordini del giorno. Non come gesto di ostruzionismo: come proposta politica. Siamo ancora in attesa di conoscerne l’esito definitivo. Ma indipendentemente dal risultato del voto di oggi, i contenuti restano sul tavolo.
Con gli emendamenti abbiamo chiesto:
• che la durata del Regolamento fosse ridotta a due anni, con revisione obbligatoria basata su dati e confronto con il Quartiere 1 prima di qualsiasi rinnovo;
• che nell’intera area UNESCO fosse vietato l’ampliamento della superficie e che i trasferimenti di licenza fossero consentiti solo verso locali di pari o minore metratura — per impedire che le attività esistenti crescano aggirando i nuovi divieti;
• misure più stringenti per l’Oltrarno e San Niccolò, dove la residenzialità è ancora presente e va difesa prima che sia troppo tardi;
- la costituzione di un Tavolo di partecipazione permanente con il Quartiere 1 e i comitati della residenza;
• una clausola valutativa annuale con indicatori concreti: quanti residenti, quanti affitti brevi, come si muovono i canoni. Dati che oggi il Comune dichiara di non avere — e che sono invece indispensabili per fare politica, non propaganda;
• la correzione dell’impianto costituzionale della delibera, con richiamo esplicito all’art. 41 della Costituzione: l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale.
Con gli ordini del giorno abbiamo chiesto:
• che la Giunta predisponga entro sei mesi un sistema di monitoraggio annuale pubblico sulla residenzialità nell’area UNESCO — da trasmettere al Quartiere 1 prima di ogni verifica della clausola valutativa;
• che il processo di elaborazione del Regolamento Unificato (mandatato da questa stessa delibera) avvenga con il coinvolgimento formale e obbligatorio del Consiglio di Quartiere 1, con sessioni pubbliche e tempi adeguati;
• che la proroga breve diventi prassi ordinaria per qualsiasi futura modifica significativa del Regolamento, garantendo che il confronto con i residenti avvenga prima che i contenuti siano blindati nelle intese istituzionali con la Regione.
Siamo un gruppo di minoranza. Non abbiamo i voti per approvare ciò che proponiamo. Ma abbiamo la responsabilità di dirlo chiaramente, di costruire strumenti concreti, di stare dalla parte di chi abita — non di chi gestisce la vetrina piena di merci più che di persone. La Convenzione di Faro, ratificata dall’Italia nel 2020, non è un ornamento giuridico: dice che il patrimonio culturale appartiene alle comunità che lo vivono, non a quelle che lo consumano. Applicarla significa chiedersi: chi abiterà questo Centro Storico tra vent’anni? Se quella domanda non entra nel Regolamento, il Regolamento non è abbastanza.
Il nostro voto non è favorevole, non per negare il problema ma per dire che la risposta non è sufficiente. Servono dati, partecipazione, e il coraggio di chiamare la gentrificazione con il suo nome. Il Regolamento Unificato che questa delibera stessa ci chiede di costruire è la prossima occasione. Vorremmo costruirlo insieme al Quartiere 1 e alla residenza. Siamo disponibili. Vedremo se lo è anche la maggioranza". (fdr)

