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SPC: "Villa Le Brache, il nostro voto contrario non è contro una comunità buddista"

Dettagli

Palagi e Maerten: "Si autorizza a monte ciò che non si potrà più controllare a valle. Se l'interesse pubblico è il titolo che rende possibile l'operazione, va scritto in una convenzione, non in una relazione"
Data:

20 Luglio 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 27 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune
quartiere 5

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune e Thomas Maerten - Sinistra Progetto Comune Quartiere 5

"Il Consiglio comunale di Firenze ha approvato oggi lo schema progettuale per il riassetto generale del complesso di Villa Le Brache, in via Reginaldo Giuliani, sede dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai: un nuovo auditorium semi-ipogeo di circa 2.400 metri quadrati e 800 posti. Abbiamo votato contro, e cominciamo da ciò che questo voto non è, perché fuori dall'aula rischia di essere raccontato male.

Non abbiamo votato contro l'Istituto Buddista, che sta in questa città da quarant'anni e che ha restaurato un bene storico. Non abbiamo votato contro la qualità architettonica del progetto, che contiene scelte serie di inserimento paesaggistico. Abbiamo votato contro un modo di decidere, e quel modo riguarda tutta Firenze, non solo Castello.

La relazione urbanistica lo dice testualmente: la conformazione effettiva degli interventi sarà definita dopo, con i titoli abilitativi. Significa che il Consiglio si esprime quando l'opera è ancora indeterminata e non si esprime più quando diventa determinata. Dimensioni definitive, materiali, quote, mitigazioni: tutto si decide quando l'aula è già fuori dal procedimento. Si autorizza a monte e si perde ogni presa a valle.

L'intervento ricade in territorio rurale, fuori dal perimetro del territorio urbanizzato, in un ambito di pertinenza a elevato valore paesaggistico, sotto il vincolo paesaggistico del Massiccio di Monte Morello, su un bene culturale tutelato e nelle buffer zone di due siti UNESCO, le ville medicee e il centro storico. Cinque livelli di tutela. Nessuno sostiene che i vincoli siano stati aboliti: restano e dovranno essere rispettati. Il punto è un altro: le verifiche paesaggistica, archeologica e geologica arrivano tutte dopo il voto politico. Prima si decide, poi si controlla.

L'operazione è possibile perché l'auditorium è classificato come servizio collettivo, cioè come dotazione territoriale che concorre agli standard della città: regge tutta sull'interesse pubblico. Ma negli atti l'apertura alla cittadinanza è soltanto un'intenzione: si legge che il proponente «sarebbe intenzionato a sottoscrivere un accordo». Le uniche due condizioni poste riguardano la tipologia semi-ipogea e un attraversamento pedonale; sull'uso pubblico non c'è una sola condizione vincolante. Il vantaggio edificatorio è certo e quantificato, 2.400 metri quadrati; il beneficio per la collettività è un auspicio. Se l'interesse pubblico è il titolo che rende possibile l'operazione, allora va scritto in una convenzione, non in una relazione.

La procedura utilizzata è quella dell'articolo 35, comma 5, delle Norme Tecniche del Piano Operativo, in vigore dal 6 giugno 2025: consente nuove volumetrie su aree a servizi collettivi con il solo passaggio in Consiglio, senza variante urbanistica, senza pubblicazione, senza osservazioni e senza consultazione della popolazione. A Castello molte delle persone che ci vivono lo hanno saputo dai giornali: non perché qualcuno l'abbia nascosto, ma perché la procedura non prevede che lo sappia. Un rione che ha una lunga storia di attenzione al proprio territorio si è trovato davanti a una decisione già presa.

E questa norma non riguarda solo i luoghi di culto: vale per scuole, presidi sanitari, sedi sociali, per ogni servizio collettivo, di qualunque confessione o natura. Quello approvato oggi è il primo stampo, e l'articolo 35 comma 5 è uno strumento ripetibile: nulla, in questo atto, impedisce di riaprire domani lo stesso procedimento per un ulteriore ampliamento, qui come altrove. Oggi non è stato approvato solo uno schema: è stato collaudato un metodo.

C'è infine un tema che chi abita a Castello pone meglio di quanto sappiamo fare noi: quello del limite. Ogni intervento, preso singolarmente, non sembra dialogare con altro: l'aeroporto che si potenzia, gli spazi che si ampliano, la ricettività che cresce. È la somma che nessuno governa. La domanda che nessun atto si pone mai è quale sia il limite di sopportazione di questo territorio. La piana di Castello, con le sue ville storiche e ciò che resta della collina coltivata, non è una risorsa rinnovabile: quando il paesaggio è consumato, non lo si ricostruisce con una copertura verde.

Per questo abbiamo depositato due ordini del giorno, che saranno discussi in una prossima seduta, immaginiamo. Il primo chiede di subordinare il rilascio del titolo edilizio a una convenzione che disciplini l'uso pubblico dell'auditorium, con una quota di disponibilità gratuita per le associazioni del territorio e le scuole, durata e modalità di prenotazione, e di riportare in Commissione la conformazione definitiva dell'opera e gli esiti delle verifiche prima del rilascio. Il secondo impegna la Sindaca e la Giunta a un atto di indirizzo generale che, nelle aree vincolate, in territorio rurale e nelle buffer zone UNESCO, subordini questi procedimenti a una fase di informazione e ascolto attraverso i Consigli di Quartiere. La partita vera comincia adesso, con i titoli abilitativi e le verifiche che arriveranno: seguiremo ogni passaggio, in Commissione e con gli strumenti del Consiglio". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

20/07/2026, 18:39

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