SPC: “Sollicciano, nello scontro tra poteri dello Stato non vanno dimenticate le persone detenute e chi vi lavora”
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6 Luglio 2026
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Nota stampa del Gruppo Foucault, presentata oggi in conferenza stampa.
Venerdì 3 luglio 2026 una delegazione del Gruppo Foucault (Antonella Bundu, Roberta Destrero, Grazia Galli, Giulia Marmo, Emanuele Baciocchi, Massimo Lensi e Dmitrij Palagi, consigliere di Sinistra Progetto Comune) ha visitato la Casa Circondariale di Sollicciano, accompagnata dal Comandante del Corpo di Polizia Penitenziaria Massimo Mencaroni e dalla Vicedirettrice dell’Istituto Valentina Angioletti. La sensazione è quella di un fortissimo disorientamento: un conflitto tra articolazioni dello Stato che finisce per scaricarsi su chi opera all’interno del carcere e sulla popolazione detenuta. Proprio per questo ringraziamo la Direzione della Casa Circondariale per averci consentito di visitare tutte le aree che avevamo chiesto di vedere.
L’attenzione si è concentrata sulle sezioni del reparto femminile, visionate integralmente, e su due sezioni maschili (la Quinta del Giudiziario e il Transito) considerate le più problematiche dell’intero istituto. Al momento della visita erano presenti 515 persone detenute, 423 al maschile e 92 al femminile, a fronte di una capienza fortemente ridotta per l’inagibilità di alcune celle e il sequestro di altre. Ci è stato comunicato ufficiosamente che le persone trasferite in altri istituti della Toscana erano 119. Il sovraffollamento resta palese, confermato anche dal fatto che sul Transito si riversa l’Accoglienza, interessata dai provvedimenti giudiziari: a fronte di una capienza ufficiale di 341 letti, parliamo di un sovraffollamento di circa il 150%. A questo si aggiungono i numeri pubblicati dai siti istituzionali sul personale (aggiornati al 5 luglio 2026): 9 educatori sugli 11 previsti, 27 amministrativi su 34, 408 agenti di polizia penitenziaria su 510.
Le condizioni di vita al femminile sono certamente migliori rispetto al maschile, ma anche lì abbiamo verificato sovraffollamento e tensioni tra le detenute per la carenza di alcuni servizi interni: il lavoro intramurario retribuito (la cosiddetta mercede) sempre più raro, alcune limitazioni del servizio bibliotecario e le difficoltà nell’accesso adeguato ai servizi sanitari. Tra le presenti vi era anche una donna al quinto mese di gravidanza. Le ore d’aria risultano fortemente limitate, in fasce che vanno dalle 8:00 alle 11:00 e dalle 13:00 alle 15:00.
Più preoccupante è la situazione della formazione professionalizzante. Nel femminile l’offerta si riduce sostanzialmente a un breve corso di trucco, della durata di circa un mese: mancano percorsi capaci di dare competenze reali per il reinserimento lavorativo. Non mancano invece, per quanto ci è stato riferito, alcune opportunità di studio: la scuola, un laboratorio di scrittura creativa (non attivo tutto l’anno) e la presenza di detenute che proseguono un percorso universitario, con orari preferenziali per l’accesso alla biblioteca. Anche nella sezione maschile i corsi professionalizzanti sono sostanzialmente assenti, mentre resta garantita la possibilità di proseguire gli studi fino alle scuole superiori.
Non è un dettaglio organizzativo. Il carcere non può limitarsi a separare le persone dalla società: se si rinuncia a scuola, formazione, lavoro e relazioni con l’esterno, diventa un’istituzione che riproduce esclusione invece di costruire responsabilità e inclusione. L’articolo 27 della Costituzione afferma che la pena deve tendere alla rieducazione della persona condannata: quando formazione e lavoro restano marginali, questa finalità resta una dichiarazione di principio.
A tutto ciò si aggiunge una povertà che il carcere tiene nascosta. Con la mercede sempre più rara, l’unica alternativa per procurarsi generi appena migliori è il sopravvitto, pagato però a prezzi ben più alti di qualsiasi supermercato. È il lato meno visibile della marginalità, e conferma quanto avevamo già scritto dopo la visita di aprile: Sollicciano risulta sempre più separato dalla città, e il carcere non può e non deve configurarsi come una discarica sociale funzionale alla gestione della sicurezza urbana. A nostro avviso è evidente che molte delle persone detenute avrebbero bisogno di percorsi diversi, e che la loro permanenza a Sollicciano è destinata a farle stare peggio, aggravando anche il lavoro del personale che, nei diversi ruoli, opera presso la Casa Circondariale.
Nella Quinta sezione del maschile abbiamo constatato un peggioramento sensibile del degrado già presente a Sollicciano: muffe, vetri rotti, presenza di cimici, materassi a terra, bagni con infiltrazioni di acque scure, miasmi e perdite. Ci è stata consegnata una busta di cimici raccolte durante la notte in una cella: ci è sembrato importante che potessero arrivare, in sicurezza, dentro Palazzo Vecchio.
Emerge un quadro che rende evidente quanto poco i diversi livelli istituzionali dialoghino tra loro. Comune, Regione, Ministero, Amministrazione penitenziaria e Ufficio scolastico non possono continuare a intervenire ciascuno nel proprio ambito, senza una strategia condivisa, su problemi che riguardano insieme istruzione, formazione, lavoro, servizi sociali e sanità. Per questo ci preoccupa apprendere che il tavolo per Sollicciano previsto in questi giorni è saltato, e che non se ne prevede una nuova convocazione prima di settembre.
Sullo sfondo restano i nodi che avranno rilievo anche nazionale: il ricorso pendente davanti alla Corte costituzionale, che si pronuncerà il 22 settembre sulla questione sollevata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze a partire dalle condizioni di detenzione a Sollicciano, e il sequestro giudiziario delle sette sezioni, con tutto ciò che ne deriva nella vita quotidiana dell’istituto. Rispetto a questo chiediamo che sia chiaro cosa si intenda fare, una volta dissequestrate, per ripristinare condizioni di detenzione rispettose della dignità di ogni persona secondo i principi costituzionali.
La domanda è netta: esistono le condizioni per tornare rapidamente a una soglia minima di vivibilità, per la popolazione detenuta e per il personale che vi lavora? Il Gruppo Foucault pubblicherà nei prossimi giorni una relazione più completa, dopo la visita all’istituto Gozzini prevista per sabato 11 luglio 2026. (s.spa.)


