Descrizione
“In un momento storico in cui il dibattito pubblico sembra spesso avvitarsi su divisioni sterili, l’Istituto Sassetti-Peruzzi di Firenze sceglie di rispondere con la forza dei fatti, della pedagogia e della convivenza. In questi giorni – spiega il presidente del Quartiere 5 Filippo Ferraro – la scuola è finita al centro di polemiche strumentali e attacchi ideologici a causa di alcune iniziative volte a riconoscere la pluralità culturale dei nostri studenti durante il mese del Ramadan. È tempo di ristabilire la realtà dei fatti e di rivendicare con orgoglio un modello educativo che non toglie, bensì aggiunge valore alla società di domani.
L’Istituto Sassetti-Peruzzi non è un’isola, ma un crocevia. La nostra popolazione scolastica è lo specchio fedele della Firenze contemporanea: un mosaico di storie, provenienze e speranze. Tra queste, una componente è costituita da studenti di fede musulmana, molti dei quali sono cittadini italiani di fatto, se non ancora per legge, nati e cresciuti tra i nostri banchi.
In occasione dell'inizio del Ramadan, la Dirigenza Scolastica, sostenuta dal corpo docente, ha promosso due gesti di ascolto: la possibilità per gli studenti di indossare abiti tradizionali nel primo giorno di celebrazione e l’individuazione di una piccola aula dove, su base assolutamente facoltativa, i ragazzi possano riunirsi per un breve momento di preghiera.
Queste decisioni non sono nate dal nulla né da una logica di “privilegio”. Sono il frutto di una lettura profonda del contesto sociale. Da anni le scuole sono un laboratorio di integrazione, dove progetti di mediazione culturale e inclusione lavorano quotidianamente per abbattere le barriere. L’apertura non è un cedimento, ma un atto di riconoscimento: dire a uno studente “ti vedo e rispetto chi sei” è il primo passo per trasformarlo in un cittadino consapevole e leale verso le istituzioni.
Uno degli aspetti più commoventi di questa iniziativa – continua il presidente Ferraro – è stato il cambiamento visibile nei nostri ragazzi. Spesso questi giovani, per difendersi o per sentirsi parte di un gruppo, adottano l’estetica cosiddetta “maranza”: un’uniforme di omologazione che talvolta nasconde un disagio o il timore di non essere accettati. Vederli varcare la soglia della scuola con i loro abiti tradizionali, fieri della propria storia, ha rappresentato un importante passo avanti dal punto di vista culturale. Solo pochi anni fa, quegli stessi ragazzi avrebbero provato vergogna; oggi, grazie al clima di fiducia costruito dalla scuola, a partire dagli studenti, hanno capito che non devono nascondersi. Questa è la vera integrazione: trasformare il bisogno di mimetizzarsi nella libertà di manifestarsi. I docenti e gli studenti, tutti, hanno accolto questa esplosione di colori e tradizioni con curiosità e rispetto, arricchendo il proprio bagaglio culturale attraverso il dialogo diretto con i compagni. Questo è avvenuto all’istituto Sassetti-Peruzzi in occasione dell’inizio del Ramadan, ma avviene da anni – ad esempio – in tantissime scuole del Quartiere 5 in occasione del capodanno cinese, tradizione che di fatto fa parte della nostra società.
Respingiamo con forza la narrazione distorta di chi vorrebbe dipingere la scuola come un luogo in cui le tradizioni locali vengono cancellate. Al Sassetti- Peruzzi l’integrazione funziona perché aggiunge e non perché sottrae. Nella scuola, purtroppo, è opportuno precisarlo per chi ha lanciato la protesta, sono presenti alcuni crocifissi, testimonianza di una storia e di una cultura che nessuno ha mai pensato di rimuovere o mettere in discussione. La presenza di un’aula per la preghiera islamica, richiesta dagli stessi ragazzi, non minaccia la presenza del crocifisso; al contrario, dimostra che lo Stato laico e la scuola pubblica sono spazi abbastanza grandi da ospitare tutti. Non c’è sostituzione, c’è coesistenza; non c’è perdita di identità, c’è l’allargamento della comunità.
È con sdegno che abbiamo assistito a prese di posizione volgari e sgradevoli da parte di soggetti (quasi tutti) esterni che nulla sanno della scuola Sassetti-Peruzzi, dei nostri quartieri e del lavoro quotidiano del personale docente e degli educatori. Parlare di “sostituzione etnica” in riferimento a ragazzi che studiano, ridono e crescono insieme ai loro coetanei italiani è non solo falso, ma pericoloso: è un tentativo deliberato di creare spaccature e divisioni sociali laddove invece c’è bisogno di coesione, soprattutto oggi.
Queste critiche, figlie di un razzismo anacronistico e di un’ignoranza profonda della realtà urbana, mirano a colpire l’anello più debole della catena, per fini elettorali o di visibilità. Ma la risposta della realtà è stata più forte della loro propaganda: le manifestazioni di protesta si sono ridotte a un manipolo di dieci persone, ed è quasi grottesco rilevare come questi paladini della “difesa dei valori” siano scappati a gambe levate non appena una volante dei Carabinieri è transitata casualmente in via San Donato per altri motivi non inerenti all’accaduto. La loro “battaglia” è priva di coraggio quanto di argomenti.
Desidero ringraziare pubblicamente il corpo docente, che con dedizione trasforma ogni sfida in opportunità educativa, assieme a tutto il personale della scuola. Ma il ringraziamento più grande va ai nostri studenti, che con la loro maturità e la loro capacità di ignorare le provocazioni, hanno dato una lezione di civiltà a chi, pur adulto, sembra non aver mai imparato il valore del rispetto.
Fa piacere che, in una zona molto sensibile del Quartiere 5 come quella di Novoli – conclude il presidente del Quartiere 5 Filippo Ferraro – esista una scuola che non ha paura del futuro, che non si chiude a riccio davanti alle differenze, ma le attraversa per costruire una società dove nessuno debba sentirsi escluso o emarginato. A chi tenta di dividerci, rispondiamo con il sorriso dei nostri ragazzi e con la fermezza di chi sa di essere dalla parte giusta”. (s.spa.)

