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Piazza Alberti. Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) e Lorenzo Palandri (Sinistra Progetto Comune Quartiere 2): “La delibera parla di «esito positivo», lo studio allegato dice che si peggiora”

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“C’è uno studio in cui si scrive che gli indicatori di prestazione peggiorano e che le code sul cavalcavia dell’Affrico passano da quattro a dieci veicoli”
Data:

27 Luglio 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 24 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune
quartiere 2

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune e di Lorenzo Palandri di Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

“Ci è stato segnalato da chi abita la zona che sotto il cavalcavia, in piazza Alberti, qualcosa non torna: due corsie separate da un cordolo invalicabile, una delle quali non avrebbe altezza sufficiente per un autobus o un camion, e il limitatore di altezza collocato dal lato di via Chiarugi, cioè in una posizione che avrebbe senso con un senso di marcia diverso da quello in esercizio. Siamo andati a leggere gli atti. Quello che abbiamo trovato è più serio del singolo cordolo.

I lavori non hanno a che fare con il cantiere di Rete Ferroviaria Italiana al Ponte al Pino, come in molti credono, ma con la tramvia: la linea 3.2.1 Libertà–Bagno a Ripoli e la viabilità alternativa ai viali, che deve appoggiarsi all'asse via Luca Giordano–via Mannelli.

Il progetto esecutivo approvato con la deliberazione di Giunta n. 343 del 1° agosto 2024 prevedeva il ridisegno della piazza in quanto (sono parole degli atti) «correlato alla inversione di senso di marcia di Via Mannelli e delle altre viabilità correlate del quadrante cittadino limitrofo».

Con la stessa deliberazione, però, l'Amministrazione ha rimosso dalla prima milestone del cronoprogramma proprio i cantieri di quelle inversioni: V14 via Mannelli, V22 via Landucci, V23 via Villari, insieme al cantiere V24 della piazza.

A febbraio 2025 sono partiti comunque i lavori, annunciati dal Comune come «propedeutici all'inversione di via Mannelli»: demolizione di aiuole e cordoli per realizzare il doppio senso sotto il cavalcavia dell'Affrico. Nell'agosto 2025 è arrivata una variante, chiamata «Piazza Alberti (PV17)», da 38.977,82 euro oltre IVA, «al fine di recuperare alcune manovre non previste dal progetto iniziale». Il concessionario l'ha sottoscritta con riserva, respinta dal responsabile del procedimento.

Entrambe le deliberazioni (la n. 343 del 2024 e la n. 328 del 2025) motivano la modifica del nodo richiamando «l'esito positivo della micro simulazione e delle relative valutazioni tecniche». Quello studio esiste, è allegato alla prima delle due, si intitola «Sistemazione urbanistica di Piazza Alberti: microsimulazione» ed è datato 8 luglio 2024. Le sue considerazioni finali si leggono in due minuti e dicono questo: «rispetto al sistema allo stato attuale, gli indicatori di prestazione peggiorano»; il Livello di Servizio è «critico sui rami di approccio alla Piazza», fra i quali il cavalcavia dell'Affrico, via Aretina e via del Campofiore; gli accodamenti sul cavalcavia sono «considerevoli», con una coda media oraria di dieci veicoli a fronte dei circa quattro dello stato attuale e punte di una quarantina; e questi accodamenti «comportano ritardi fino a circa 1 minuto, vale a dire circa il 180% del tempo di percorrenza dell'arco».

Ci verrà risposto che quell’«esito positivo» si riferiva alla sostenibilità della modifica richiesta e non alla prestazione complessiva del nodo. Può anche essere. Resta che due parole in una premessa hanno riassunto uno studio le cui conclusioni vanno nella direzione opposta, e che nessuno, in Consiglio comunale, ha avuto modo di verificarlo: le deliberazioni di Giunta non passano dall'aula, e gli allegati tecnici si leggono solo se qualcuno va a cercarli dentro un archivio compresso di centinaia di megabyte sul portale della trasparenza. Non è un dettaglio procedurale. È il modo in cui si decide su un'opera da centinaia di milioni di euro finanziata con fondi europei, e su un quadrante di città in cui vivono migliaia di persone.

C'è poi la questione che ci è stata segnalata, e su cui chiediamo verifiche puntuali. Se sotto il cavalcavia esistono davvero due corsie separate da un cordolo che non si può scavalcare, e se una delle due non ha franco sufficiente per un mezzo alto, allora chi la imbocca non ne può più uscire. Non è un disagio: è un problema di sicurezza, e riguarda anche chi in quel tratto passa a piedi e in bicicletta. Vogliamo sapere quale sia l'altezza effettivamente disponibile in ciascuna corsia, se sia stata misurata a lavori conclusi, con quale ordinanza sia stato istituito il limite e collocato il limitatore, e se l'assetto di oggi sia quello di progetto o una configurazione transitoria in attesa di inversioni che nessuno sa quando arriveranno.

Su questo depositiamo oggi un'interrogazione alla Sindaca e alla Giunta. Non è un attacco alla tramvia: è esattamente il contrario. Un'opera pubblica di questa portata si difende dicendo la verità su ciò che comporta, non riassumendo in una riga uno studio che dice il contrario. Chi abita in quel quadrante ha già pagato mesi di cantieri, e continuerà a pagarne per la chiusura del Ponte al Pino fino a settembre. Ha diritto a sapere che cosa lo aspetta, e a che prezzo. Il prezzo, come sempre, non lo pagano i bilanci: lo pagano le persone che quelle strade le attraversano ogni mattina”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

27/07/2026, 15:23

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