Palagi (SPC): "Vigile di Quartiere: Sindaca e Giunta dicono di no, chiudendo di fatto al confronto"
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4 Maggio 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi, Consigliere Comunale – Sinistra Progetto Comune
"Oggi abbiamo scelto di partecipare alla conferenza stampa convocata dalla Sindaca Funaro alle 12:30 a Palazzo Vecchio, con l'Assessore Giorgio e il Comandante Passaretti. Una scelta inconsueta, improvvisa, ma consapevole: volevamo ascoltare direttamente cosa l'Amministrazione ha deciso sul Vigile di Quartiere, prima che ce lo raccontasse una nota stampa scritta.
Il problema è esattamente questo: hanno già deciso. Prima dell'assemblea dei comitati del centro storico convocata per questa sera, richiesta da settimane. Prima che la Commissione consiliare competente (la 8) si sia pronunciata, dopo aver discusso la nostra mozione (MZ/2026/00189, presentata il 4 febbraio) e quella della consigliera Innocenti (MZ/2026/00450), e dopo aver audito i comitati che su questo tema hanno lavorato in modo approfondito, a cui era stata lasciata la prospettiva di un confronto. La conferenza stampa alle 12:30. L'assemblea alle 20. La sequenza non è casuale: è un metodo. Un metodo che svuota la partecipazione di qualsiasi contenuto reale, trasformandola in ratifica di scelte già compiute: la cittadinanza può ratificare tra gli applausi, o contestare con i fischi.
Non si convoca la stampa per annunciare un progetto quando la Città non è ancora stata ascoltata nelle sedi istituzionali. Non si presenta un piano — per quanto elaborato con i Presidenti di Quartiere — come risposta alle istanze dei comitati, se quegli stessi comitati non hanno ancora avuto la possibilità di discuterlo in Commissione. Inoltre i Consigli di Quartiere, per l'ennesima volta, vengono ignorati e per una volta abbiamo visto la e i Presidenti tutti insieme, ma non durante la votazione delle delibere di bilancio. Il Consiglio comunale, quelli di Quartiere e le loro commissioni non sono un ostacolo burocratico: sono il luogo della deliberazione pubblica: non è un dettaglio procedurale, è una scelta politica precisa.
Il piano illustrato oggi — 40 servizi a settimana, 80 agenti, 8.568 ore di attività, cabina di regia ogni 10 giorni, integrazione con cinofili e agenti a cavallo, aree-target individuate dalla e dai Presidenti di Quartiere — descrive un modello di polizia territoriale potenziata. Non di polizia di comunità. La differenza non è nominale, e la letteratura scientifica è chiara al riguardo.
La sicurezza nelle comunità urbane dipende in misura decisiva dalla coesione sociale e dalla fiducia reciproca tra residenti, prima ancora che dalla densità del controllo. Il centrosinistra si dimostra completamente subalterno al progressivo spostamento delle politiche di sicurezza verso la gestione del rischio e la neutralizzazione delle "aree problematiche", a scapito della prevenzione sociale. Già abbiamo le zone rosse, ora abbiamo le zone "rosse attenuate", che possono finire per produrre effetti di spostamento, non di soluzione, dei fenomeni di disagio: la sicurezza sociale e la sicurezza urbana richiedono strumenti radicalmente diversi, perché le prime agiscono sulle cause strutturali, le seconde troppo spesso si limitano alla gestione delle conseguenze visibili.
Il modello presentato oggi — zone da presidiare, aree sensibili da "attenzionare", integrazione con reparti specialistici nel contrasto allo spaccio — risponde a una logica di gestione del territorio per aree di rischio. Ma questa logica fino a oggi è stata insufficiente. La nostra mozione proponeva altro: vera polizia di prossimità significa costruire un rapporto fiduciario continuativo tra chi opera e cittadinanza, non agenti che transitano per zone-target ma integrazione con presidi che ascoltano, attivano, rendono conto — con una piattaforma di trasparenza che non sia strumento di controllo ma di relazione.
Quell'esperienza fu interrotta non per insufficienza del modello, ma perché le figure che l'avevano costruita lasciarono i loro incarichi. Come ha scritto il gruppo operativo che ne aveva fatto parte: «tutto ritorna in discussione, come se due anni non fossero mai esistiti». Oggi si riparte, ma senza fare i conti con quella storia, che viene liquidata perché ritenuta insufficiente, e senza coinvolgere realmente chi quella storia l'ha vissuta e su di essa ha lavorato per proporre qualcosa di diverso.
Lasciamo perdere le battute su chi "spara cartucce", quando si parla di sicurezza urbana; lo ha fatto oggi, sbagliando secondo noi, la Sindaca, dicendo che ora tocca al Governo nazionale dare risposte con altre divise, come se lo Stato potesse essere presente quasi esclusivamente nell'emergenza, anziché con i suoi servizi quotidiani.
Stasera saremo all'assemblea. Per ascoltare, come facciamo da mesi. E per ricordare che la partecipazione non è un orpello procedurale: è la sostanza di un governo della città che voglia essere democratico". (fdr)

