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Palagi (SPC): "Sciopero della stampa: la nostra solidarietà, e una mozione che chiede al Comune di fare la propria parte"

Dettagli

"Ringraziamo l'ufficio stampa di Palazzo Vecchio per la scelta di non pubblicare in Rete Civica nei giorni della mobilitazione"
Data:

15 Aprile 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 47 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

"Domani, 16 aprile, le giornaliste e i giornalisti italiani scendono in sciopero per la seconda volta in meno di un mese. Dopo il 27 marzo, la FNSI ha proclamato una nuova giornata di astensione: il contratto nazionale di lavoro è scaduto da dieci anni, gli stipendi hanno perso il 20% del potere d'acquisto a causa dell'inflazione, e gli editori continuano a chiudere le porte anche solo alla discussione di regole condivise sull'uso dell'intelligenza artificiale in redazione. Un giornalismo economicamente ricattabile non è un giornalismo libero, e un'informazione che non può garantire autonomia e dignità a chi la produce non può garantire pluralismo a chi la consuma.

Esprimiamo piena solidarietà a chi domani potrà e sceglierà di scioperare. E lo facciamo ricordando di aver depositato in Consiglio comunale una mozione "Per la libertà di informazione, solidarietà a chi lavora e impegni del Comune" che prova a tradurre questa solidarietà in atti istituzionali concreti.

Il quadro che la mozione documenta non lascia spazio alla retorica. Il Rapporto annuale del Consiglio d'Europa "On the Tipping Point: Press Freedom 2025" registra 344 allerte di gravi minacce nel solo 2025, con un aumento del 29% rispetto all'anno precedente e 148 giornaliste e giornalisti detenuti in Europa al 31 dicembre. La missione di monitoraggio MFRR svoltasi a Roma il 9-10 marzo 2026 certifica per l'Italia un complessivo «deterioramento» della libertà di stampa sotto l'attuale governo: il controllo politico sulla RAI viene definito una «chiara violazione» dell'European Media Freedom Act entrato in vigore nell'agosto 2025; il recepimento della Direttiva anti-SLAPP «manca di ambizione» ed è limitato alle sole cause transfrontaliere, lasciando scoperta la stragrande maggioranza delle querele bavaglio italiane. L'Italia è il paese europeo con più SLAPP documentate — un quarto del totale UE nel solo 2023 — ed è, secondo Reporters Sans Frontières, il peggiore dell'intera Europa Occidentale per libertà di stampa: 49° posto nel 2025, in ulteriore discesa.

Non sono numeri astratti. Il caso del giornalista Fabio Butera, arrivato in Cassazione il 10 aprile scorso, lo rende concreto in modo emblematico: condannato a pagare 33.000 euro non per quanto ha scritto — il tribunale ha riconosciuto che il suo post non era diffamatorio — ma per commenti scritti da terzi sotto quel post, che lui non aveva letto né ricevuto richiesta di rimuovere. È l'effetto di raffreddamento che produce il sistema SLAPP: non serve nemmeno che la querela abbia successo nel merito, basta che il rischio economico e la durata del contenzioso rendano razionale l'autocensura.

Anche a Firenze questo non è teoria. La perquisizione nell'abitazione e nella redazione del giornalista del Corriere Fiorentino Simone Innocenti, disposta nel luglio 2024 da un magistrato della Procura con lo scopo — secondo la successiva sentenza della Cassazione — di «disvelare la fonte informativa del giornalista senza alcuna vera ricaduta sulle indagini», è un fatto locale. La querela per diffamazione presentata dal Procuratore Capo di Firenze nei confronti della direttrice e di un cronista de La Nazione per un articolo sulla sua nomina è un fatto locale.

A livello locale si può e si deve fare qualcosa. La mozione chiede al Comune di dotarsi di un codice etico che impegni Consiglio e Giunta a non usare azioni giudiziarie pretestuose contro chi fa cronaca; chiede un protocollo analogo per le società partecipate — che non possono usare risorse pubbliche per intimidire giornaliste e giornalisti — e criteri trasparenti per la distribuzione delle risorse pubblicitarie alle testate, affinché la pubblicità istituzionale non diventi strumento di pressione editoriale. E chiede al governo nazionale ciò che avrebbe dovuto già essere fatto: una legge anti-SLAPP organica, che vada oltre il recepimento minimale della Direttiva UE in scadenza il 7 maggio 2026 e copra tutte le querele temerarie, a prescindere dal carattere transfrontaliero.

Il Consiglio comunale di Firenze si era già espresso in questa direzione: la risoluzione 2022/00334 "Per la libertà d'informazione" era passata senza voti contrari, così come l'ordine del giorno del dicembre 2025 su comunicazione e trasparenza. Ora serve un atto più strutturato, che trasformi quei principi in obblighi concreti per l'istituzione.

Siamo al fianco di chi domani si astiene dal lavoro per difendere la propria dignità professionale e, con essa, il diritto di tutte e tutti a un'informazione libera". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

15/04/2026, 16:38

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