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Palagi (SPC): "Nessun luogo toponomastico per Gentile e Almirante"

Dettagli

"In vista del 25 aprile, considerato divisivo da una parte di Fratelli d'Italia, approvata una mozione proposta in risposta alle provocazioni del Governo"
Data:

9 Aprile 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 26 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune

"Ieri il Consiglio comunale di Firenze ha approvato la mozione 678/2025 di Sinistra Progetto Comune con cui si impegna la Sindaca e la Giunta a rigettare qualsiasi proposta di intitolazione di luoghi toponomastici — nel Comune e nei suoi enti pubblici, scuole e università incluse — a Giovanni Gentile e Giorgio Almirante. La deliberazione è anche un invito alla Sindaca della Città Metropolitana affinché lo stesso principio si estenda agli altri Comuni della provincia. Non è un atto simbolico. È una presa di posizione netta su dove sta Firenze, su chi è, su cosa vuole costruire come memoria collettiva.

Il dibattito in aula ha avuto i suoi momenti rivelatori. Un consigliere di Fratelli d'Italia ha definito il 25 aprile una data "divisiva". Vale la pena fermarsi un momento su questa parola, perché merita una risposta precisa: sì, il 25 aprile divide. Divide chi si riconosce nella Resistenza e nella Costituzione nata da quella Resistenza da chi ancora oggi fatica a fare i conti con quello che il fascismo è stato. Questa divisione non è un difetto della ricorrenza, ne è il senso. Chi la trova scomoda ci sta dicendo qualcosa di importante su di sé.

Il contesto non è quello di un dibattito accademico in cerca di sfumature. Nel 2025, in occasione dell'ottantunesimo anniversario della morte di Gentile, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli dichiarò che negare l'intitolazione di un luogo pubblico al filosofo costituirebbe un "atto neoprimitivo", una rinuncia alla "storicizzazione" in favore del "furore ideologico". Il Ministro interveniva su una proposta del suo partito relativa a una rotonda fiorentina, nella stessa città dove Gentile fu ucciso dai GAP mentre dirigeva l'Accademia d'Italia della Repubblica Sociale Italiana. Che il governo nazionale si senta autorizzato a dare indicazioni su come Firenze debba costruire la propria memoria pubblica dice qualcosa sul tipo di rapporto che questo esecutivo intrattiene con l'autonomia delle città e con la storia del Novecento.

Vogliamo essere precisi, perché la precisione in questo caso è tutto. La mozione approvata ieri non nega nessuna pagina storica. La storiografia può e deve occuparsi di approfondire tutte le complessità — con strumenti critici, senza reticenze e senza celebrazioni. Ma la toponomastica non è storiografia: è memoria pubblica, cioè un atto istituzionale con cui una comunità sceglie a chi intestare il proprio spazio condiviso, chi indicare come riferimento identitario. Sono cose diverse, e confonderle deliberatamente non è un eccesso di sofisticazione intellettuale, è una scelta politica.

Non è un caso che la nostra mozione parta da questa distinzione. Nel percorso di approfondimento che come Sinistra Progetto Comune stiamo conducendo sulla storia d'Italia e sulle sue figure controverse, ci siamo confrontati anche con il caso di Benedetto Croce: un intellettuale che votò la fiducia al governo Mussolini nel 1922, che poi si fermò, che ruppe, che scrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti nel 1925 e che pagò quella rottura con l'isolamento e la sorveglianza del regime per vent'anni. Il caso Croce è un caso storicamente complesso, aperto al dibattito, su cui si può e si deve discutere. Ma è esattamente quella complessità — la scelta, il ritiro, l'opposizione tenuta nel tempo — che lo distingue da chi, come Gentile, continuò ad essere organico al regime fino all'ultimo, assumendo cariche nella RSI, e da chi, come Almirante, non sentì mai il bisogno di fare i conti con il proprio passato di collaborazionista e fondò un partito che di quella continuità fece la propria ragione di esistenza. Non è la stessa cosa. Non è mai stata la stessa cosa. Chi scelse di negare la nascita della Repubblica antifascista non può trovare spazio tra i nomi dei luoghi pubblici del territorio.

Che il governo Meloni abbia difficoltà a riconoscere questa distinzione elementare non sorprende: la fiamma tricolore nel simbolo di Fratelli d'Italia non è un dettaglio decorativo ma un'eredità rivendicata. Quello che sorprende, o forse non dovrebbe più sorprendere, è l'assenza di qualsiasi capacità critica autonoma: il Ministro della Cultura, chiamato a fare cultura, replica le posture del partito di governo sulla storia italiana con la stessa disinvoltura con cui ha difeso il finanziamento della Biennale escludendo documentari scomodi. Non è storicizzazione, è gestione del passato in funzione del presente.

Firenze ha scelto. La memoria delle partigiane e dei partigiani, il lavoro quotidiano di ANPI, dell'Istituto Storico Toscano della Resistenza, di ANED non sono patrimoni negoziabili in nome di una "laicità culturale" che nella pratica si traduce sempre e soltanto in un senso: quello della riabilitazione. La nostra battaglia sulla toponomastica non si esaurisce qui: è parte di un lavoro più lungo, che chiede all'Amministrazione coerenza, alle scuole presenza, all'Università consapevolezza del ruolo che hanno nella costruzione del senso civico. Nessuna piazza a Gentile. Nessuna via ad Almirante. Non per furore, ma per chiarezza". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

09/04/2026, 11:08

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