Palagi (SPC): "Montedomini, la Giunta rinvia tutto al 29 luglio. Ma i dati li ha già, e chi era ai vertici oggi ha ruoli politici precisi"
Dettagli
20 Luglio 2026
4 minuti, 45 secondi
Descrizione
Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune
"Prime risposte oggi in aula da parte della Giunta, del tutto insoddisfacenti: non si può sostenere che «l'ASP Montedomini, con indirizzo chiaro, non può più fare questo tipo di attività» e che si «attende il consiglio di amministrazione del 29 luglio per avere i dati precisi della situazione reale». È una risposta che, nel dire poco, dice molto.
Dice, prima di tutto, che la Giunta aspetta di «sapere». Ma i dati Palazzo Vecchio li ha già. Ha il censimento del 2023 che conta 428 immobili dell'Azienda. Sa che gli alloggi di Montedomini vengono assegnati da una commissione in cui siede anche un componente designato dal Comune, e che lo statuto dell'ente impone di comunicare a Palazzo Vecchio ogni operazione rilevante sul patrimonio, con facoltà di opporsi. Rinviare al 29 luglio il momento in cui finalmente si conoscerà «la situazione reale» significa ammettere di aver amministrato per anni senza controllare il proprio patrimonio, o meglio senza volersi assumere le proprie responsabilità, cercando capri espiatori.
Dice, poi, una parola che pesa: «non può più». Se oggi non può più, è perché fino a ieri lo ha fatto, e le è stato permesso. La clausola che apriva quegli immobili all'uso turistico non è comparsa per caso: era scritta dentro i bandi dell'Azienda, nel 2022, nel 2023 e ancora nel 2025 (la stessa Azienda in cui il Comune nomina tre consiglieri su cinque). La «chiarezza» dell'indirizzo, insomma, arriva solo dopo che Salviamo Firenze, la stampa e l'opposizione hanno scoperto le carte.
C'è anche un motivo per cui la responsabilità non può essere spostata sulla sola dirigenza dell'Azienda. Dal febbraio 2021 al giugno 2024 (fino al giorno in cui è diventata Sindaca) l'attuale prima cittadina ha fatto parte del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Montedomini Onlus, l'ente che affianca l'Azienda pubblica, dove sedeva su designazione della Società della Salute che allora presiedeva. In quello stesso organo il Presidente è rimasto in carica per dieci anni, fino al 2024, e oggi guida Casa spa, il soggetto che gestisce le case popolari dei fiorentini. Negli anni in cui il patrimonio dei fiorentini scivolava verso la rendita turistica, ai vertici di Montedomini c'era esattamente il personale politico che oggi governa la città e gli enti della casa.
E il fenomeno non si ferma a via Guelfa, di cui abbiamo già detto. A pochi passi da piazza della Signoria, in via Vacchereccia, la «Palazzina Fusi» è un immobile arrivato a Montedomini da una donazione della famiglia Fusi, destinata ad aiutare chi a Firenze una casa non ce l'ha. Fino al 2016, come ricorda oggi Unione Inquilini, vi abitavano nuclei in difficoltà e un'anziana che vi viveva da sempre, poi sfrattata senza alternative. Oggi quello stesso stabile è una struttura ricettiva, gestita dal gruppo Ognissanti Hotels, che in centro conta diverse strutture. È lo stesso schema di via Guelfa: un bene sociale che passa in blocco nelle mani di un operatore del turismo. Non un incidente isolato, ma un metodo che si ripete.
Per questo chiediamo alla Sindaca e alla Giunta che il consiglio di amministrazione del 29 luglio non sia l'ennesima porta chiusa. Che gli esiti delle verifiche (l'elenco immobile per immobile, i conduttori, i canoni, le destinazioni autorizzate, le aggiudicazioni finora rimaste non pubblicate) arrivino in Consiglio e siano resi pubblici. Il controllo consiliare non si esaurisce nell'attesa di un dato che la Giunta dovrebbe già avere, e non è un fastidio da rinviare.
Ci sia il coraggio di dire che queste decisioni sono state prese perché non c'era la capacità politica di voler ottenere risorse in altro modo.
La nostra posizione resta distinta da quella di chi si limita a chiedere di «bloccare». Il patrimonio dei fiorentini non è un asset da mettere a reddito: è una promessa sociale. In quegli alloggi devono poter tornare a vivere le persone e le famiglie che a Firenze una casa non riescono più a trovarla, a partire da chi il diritto alla casa e allo studio se lo vede negato ogni giorno. Questa è la funzione per cui quei beni sono stati donati alla città, ed è la funzione a cui vanno restituiti". (fdr)

