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Palagi (SPC): "Fosso Macinante: un canale politicamente dimenticato"

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"Proprio mentre il clima rende gli eventi estremi la normalità e si parla di verde urbano, è giusto rilanciare il tema"
Data:

26 Agosto 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 27 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune

"Il Fosso Macinante è un canale artificiale lungo undici chilometri: si stacca dall'Arno alla Pescaia di Santa Rosa, attraversa il Parco delle Cascine, corre parallelo al fiume sotto Peretola, Quaracchi e Brozzi e finisce nel Bisenzio. Non è un fosso di campagna, non è della Regione e non è del Consorzio di bonifica: il Comune di Firenze lo ha acquisito dal Demanio dello Stato il 5 aprile 1921 ed è ancora suo per tutta la sua lunghezza, anche dove esce dai confini comunali. Per circa due chilometri non si vede, perché passa coperto sotto la Città.

Serve a una cosa che riguarda tutte e tutti: da oltre un secolo e mezzo nel Macinante finiscono gli scarichi dei grandi collettori fognari di riva destra d'Arno, costruiti fra il 1864 e il 1871, e quando piove molto forte ci passano fino a trenta o quaranta metri cubi d'acqua al secondo, secondo la stima riportata negli atti di Palazzo Vecchio. È il Comune stesso, in un certificato di collaudo di quest'anno, a definirlo «uno scarico a cielo aperto di acque sporche».

Il tratto coperto più lungo è fra via Pistoiese e via di Peretola: 1350 metri, costruito in tre tempi fra il 1963 e il 1971. Nel 2020 e nel 2021 il Comune lo ha fatto ispezionare dall'interno e ha fatto prelevare campioni di cemento e di acciaio: la relazione che ne è uscita scrive che le armature metalliche sono «completamente sfogliate e quindi ormai inefficaci», che il calcestruzzo non le ha mai protette a sufficienza e che la copertura non è mai stata impermeabilizzata. Sopra quella copertura ci sono un viale, un giardino pubblico, un'area giochi, dei parcheggi e ingressi carrabili delle case.

Aver voluto quelle indagini è stato giusto: il problema è quello che è venuto dopo, o meglio ciò che la politica non ha voluto fare. Dal 2021 a oggi sono stati rifatti due pezzi di copertura: uno da 60 metri, uno da 65. 125 metri in cinque anni, per 660.000 euro, tutti presi a mutuo. Ne restano 1.225, se abbiamo capito bene. Allo stesso prezzo al metro servono circa sei milioni e mezzo di euro, e a questa velocità servono circa 50 anni. Oltre al lotto in corso non ci risulta programmato altro.

Nello stesso periodo, per la strada che dovrebbe correre accanto a quel canale (negli atti del 2008 si chiamava nuova strada lungo il canale Macinante (che oggi si chiama Le Piagge-Manifattura Tabacchi) Regione e Comune hanno messo trentaquattro milioni di euro. E lo studio che dovrebbe finalmente dire quanta acqua il Macinante è in grado di reggere è stato pagato con quasi 70.000 euro presi dalle opere complementari della linea tramviaria 4.1, perché serviva ai progetti di viabilità che il canale lo attraversano. Non è un problema tecnico, ma di priorità politiche.

Gli eventi meteorologici del 14 e 15 marzo 2025 sono costati, per stima della stessa amministrazione, circa 16 milioni di euro sul solo territorio comunale. Le piogge che una volta si chiamavano eccezionali tornano ogni pochi anni, mentre un'infrastruttura idraulica pensata sessant'anni fa con i criteri di allora non ha mai smesso di invecchiare. La legge regionale del 2018 sul rischio di alluvioni mette la riapertura dei corsi d'acqua coperti al primo posto fra gli interventi possibili, prima dell'allargamento della sezione e prima di ogni altra soluzione.

Quella legge il Comune l'ha presa sul serio, almeno sulla carta. Nel dicembre 2023 la Giunta ha votato una delibera che dava mandato di censire tutti i tratti coperti, di chiedere alla Regione la concessione per gestirli e di valutare quali si possano riaprire, stanziando centomila euro per farlo. Nell'aprile di quest'anno, rispondendo a una nostra interrogazione, la Vicesindaca ci ha scritto che «non è al momento possibile valutare se vi siano corsi d'acqua tombati che possano essere riaperti». La ringraziamo per il riscontro, ma la questione rimane aperta.

Non stiamo dicendo che il canale stia per cedere, e non è in discussione il lavoro di chi progetta, ispeziona e sta in cantiere. Diciamo che manca un piano e che mancano risposte ad altre domande depositate nel corso di questi mesi.

Per questo chiediamo che i tratti coperti dei corsi d'acqua fiorentini tornino in Commissione: con i risultati delle videoispezioni già fatte, con l'elenco di quello che resta da ispezionare e con un cronoprogramma che dica quanti metri, in quali anni e con quali risorse. E chiediamo che lo stato del Macinante smetta di essere un capitolo separato: ogni volta che si discute dell'area ex Officine Grandi Riparazioni o della strada Le Piagge-Manifattura Tabacchi, il canale che quelle trasformazioni attraversano deve stare dentro la discussione, non in una nota a piè di pagina.

Un canale coperto non smette di esistere: smette solo di essere visibile. È un'infrastruttura pubblica che aiuta la Città quando piove". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

26/08/2026, 09:53

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