Palagi (SPC): "Autolinee Toscane: dalla parte di chi lavora"
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17 Aprile 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
"Pare non essere una rarità che nei depositi di Autolinee Toscane si trovino mezzi con parabrezza distrutti tenuti insieme dal nastro adesivo, cabine di guida danneggiate, veicoli che hanno subito impatti gravi e che restano lì, in attesa di riparazioni che tardano. È il racconto delle lavoratrici e dei lavoratori che ogni giorno sono in strada esponendosi anche alla rabbia dell'utenza per i disservizi.
Quei mezzi, secondo chi lavora in quei depositi, sono autobus che hanno subito incidenti. E le lavoratrici e i lavoratori indicano una spiegazione sistematica: tempi di percorrenza irrisori imposti anche a conducenti neopatentati, in una città sempre più cantierizzata, con pressioni crescenti su chi ha un'assunzione ancora fresca. Su questo il Comune intende fare verifiche precise?
Il 13 aprile, presso la Prefettura di Firenze, si è svolto il tentativo obbligatorio di raffreddamento e conciliazione tra COBAS Lavoro Privato e Autolinee Toscane S.p.A. Il verbale firmato dal Vicecapo di Gabinetto certifica l'unica cosa che conta: esito negativo. Venticinque minuti — dalle 11.30 alle 11.55 — per dichiarare le parti su posizioni incompatibili. L'azienda ha risposto alle segnalazioni delle lavoratrici e dei lavoratori con la solita formula: rispettiamo le normative, usiamo sistemi informatici, siamo al lavoro internamente. Nessun impegno concreto, nessuna scadenza, nessuna disponibilità reale.
Eppure le questioni sul tavolo non sono opinioni: turni eccessivamente gravosi, pause insufficienti, tempi di percorrenza non realistici denunciati da anni, problemi di manutenzione dei mezzi e nelle condizioni delle cabine di guida, DPI e tute di lavoro senza una disciplina definita per il lavaggio, pressioni sui neoassunti e le neoassunte, "salti zona" impropri. Non una di queste criticità ha ricevuto risposta strutturata. La procedura di raffreddamento — prevista per legge proprio per evitare lo sciopero — è diventata l'ennesima occasione in cui l'azienda ha condizionato il confronto al riconoscimento formale del soggetto sindacale, sottraendo di fatto il merito a una questione procedurale.
COBAS ha ragione a denunciare la distanza abissale tra le promesse fatte all'avvio del cambio di gestione — più ascolto, attenzione alle persone, dialogo aperto — e la realtà di una vertenza che si trascina da anni senza risposta. Non è questione di stile manageriale: è la conseguenza diretta di un modello che mette il contenimento dei costi al centro e considera il dialogo con le lavoratrici e i lavoratori un costo aggiuntivo da evitare.
Come Sinistra Progetto Comune abbiamo posto più volte in Consiglio comunale le questioni legate ad Autolinee Toscane: i bilanci in perdita nonostante i ricavi in crescita, le condizioni di chi guida ogni giorno, la qualità del servizio per l'utenza. Il Comune di Firenze e la Regione Toscana hanno strumenti contrattuali nei confronti di AT: li usino — soprattutto ora che è documentato che risorse pubbliche rilevanti sono state erogate senza che ne seguissero miglioramenti reali né per le lavoratrici e i lavoratori né per l'utenza. Non bastano i tavoli di confronto sulla viabilità. Chi governa il territorio ha la responsabilità di pretendere che il gestore del trasporto pubblico garantisca condizioni di lavoro dignitose e sicure — per chi lavora e per chi viaggia.
A questo si aggiunge una contraddizione politica che chiama in causa direttamente la Regione Toscana e il Comune di Firenze. Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, oltre 30 milioni di euro di risorse pubbliche aggiuntive sarebbero stati stanziati con impegni che avrebbero dovuto tradursi in miglioramenti concreti — inclusa una revisione dei tempi di percorrenza. Quegli impegni risulterebbero disattesi. Non solo: l'azienda continua a chiedere ulteriori risorse pubbliche per adeguare queste stesse questioni, mentre contemporaneamente comprime il costo del lavoro. Alcune voci del contratto non vedono un adeguamento reale da decenni: emblematico il caso dell'indennità per "evitati sinistri", ferma a 500 lire secondo il racconto delle lavoratrici e dei lavoratori — una cifra che oggi suona come una presa in giro, soprattutto se rapportata ai rischi civili e penali che chi guida affronta ogni giorno.
Quello che si trova nei depositi è la sintesi materiale di questa storia. Sostenere la mobilitazione di COBAS non è una scelta ideologica: è riconoscere che chi denuncia da anni problemi di sicurezza ha il diritto di essere ascoltato, non ignorato. Palazzo Vecchio ha votato la privatizzazione di ATAF: ha responsabilità enormi e non può rimanere indifferente. Altrimenti a che serve la politica?". (fdr)

