Palagi (Sinistra Progetto Comune): "Salario minimo negli appalti, va garantito, è un'indicazione del Consiglio comunale"
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11 Agosto 2026
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Questo l'intervento di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune.
"Il salario minimo è un'indicazione approvata dal Consiglio comunale di Firenze nella precedente consiliatura, sulla base di una proposta che avevamo avanzato insieme al Movimento 5 Stelle, guardando anche al Consiglio comunale di Livorno. Poi è arrivata la delibera di Giunta, che ha portato nel 2024 l'allora Sindaco Nardella e l'allora Assessora Funaro a proclamare la nostra città come "prima città d'Italia" a prevedere questo parametro.
Come riportato da la Repubblica oggi, Palazzo Vecchio ha deciso di tornare indietro, almeno formalmente. È gravissimo che questo sia avvenuto senza nessuna discussione. Il Comune possiede quattro strutture dove ci si prende cura di persone anziane e di persone con disabilità: il complesso residenziale Modigliani, il centro diurno Le Rondini, il centro socio-educativo Il Totem e il centro Il Giaggiolo. Chi ci lavora non è personale comunale: il servizio viene assegnato con una gara d'appalto, e chi la vince assume o riassume chi assiste, accompagna, educa e pulisce. La gara è stata avviata a maggio e corretta il 6 agosto: vale oltre 21 milioni di euro (IVA inclusa) e può durare fino a 54 mesi: quattro quinti della base d'asta ci risulta siano riconducibili proprio alla voce costo del lavoro. In un atto del 6 agosto si legge che se dopo l'aggiudicazione dovessero risultare persone pagate meno del salario minimo, «si valuterà l'opportunità» di aprire un confronto con le imprese vincitrici per promuovere integrazioni salariali. Nel capitolato, cioè nel documento che poi si firma e si fa rispettare, dei nove euro non c'è traccia.
Il contratto collettivo indicato è quello delle cooperative sociali: chi fa le pulizie nelle quattro strutture ha un minimo di 1.359,85 euro al mese, che su trentotto ore settimanali fanno circa 8,24 euro l'ora; chi guida i mezzi e accompagna le persone arriva a 8,71 euro l'ora. Per quei due profili il progetto prevede circa 36.000 ore di lavoro nei soli primi due anni. È esattamente il caso che la delibera del 2024 aveva previsto. Lo spiega il vademecum «Firenze Lavoro Equo», firmato dalla Sindaca e dall'Assessore al Lavoro: quando nel contratto collettivo più attinente la retribuzione minima non c'è, si applica il «trattamento economico minimo inderogabile pari a 9 euro l'ora», e si lascia all'impresa che partecipa di accettarlo o meno, liberamente. Qui il caso si è presentato e la regola non è stata applicata.
Che sotto quella soglia ci si può finire, il Comune lo sa perché lo ha scritto. Nella gara dei centri estivi del marzo 2025 (stesso contratto collettivo) il progetto rileva che per un profilo il minimo orario è «inferiore a 9 euro» e ne trae le conseguenze: punteggio premiale a chi si impegna a garantirli, penale dell'uno per mille per ogni lavoratrice o lavoratore a cui non vengano riconosciuti, obbligo di restituire la differenza, risoluzione in caso di inadempimenti ripetuti. Stessa delibera, stesso contratto, esiti opposti. Non mancano nemmeno gli strumenti. Rispondendo a una nostra interrogazione, nel dicembre 2025 la Giunta ha scritto che il Tavolo comunale sul Lavoro «ha in primo luogo il compito di verificare che i contratti indicati nelle procedure di gara prevedano un trattamento pari a 9 euro l'ora», e che si è riunito il 27 novembre 2024, il 7 maggio e il 10 dicembre 2025, esaminando i documenti riepilogativi delle gare. Quei report non sono mai stati pubblicati. Sapere se questa gara sia passata da lì, e con quale esito, è la prima domanda.
Portare a nove euro l'ora quei due profili significa, secondo i nostri conti sulle tabelle contrattuali, circa 15.600 euro di retribuzioni in due anni, poco più di 34.000 con contributi e oneri: lo 0,2 per cento della gara. Nello stesso atto del 6 agosto il valore complessivo dell'appalto sale di 480.760 euro, tutti su opzioni di rinnovo, proroga e incremento.
La sentenza con cui ad aprile la Corte costituzionale ha bocciato la legge della Regione Toscana riguarda ciò che quel livello istituzionale può mettere in una norma, non ciò che un Comune scrive nel proprio capitolato e che l'impresa accetta liberamente con la sua partecipazione: lo argomentava già la delibera del 2024, citando la giurisprudenza sulle tutele rafforzate. Una promessa lasciata fuori dal contratto non è esigibile da nessuno, e quei soldi non sono nella base d'asta: chiederli dopo significa chiederli a chi ha già vinto al prezzo di prima.
In un appalto dove il lavoro è quattro quinti del costo, il ribasso può mordere quasi soltanto lì. La cura delle persone anziane e delle persone con disabilità resta un servizio pubblico anche quando il Comune sceglie di comprarlo sul mercato: se rinuncia all'unica leva che ha sul prezzo del lavoro, il risparmio lo pagano le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative, e lo pagano le persone assistite sotto forma di volti che cambiano di continuo accanto a chi avrebbe bisogno di continuità.
Resta inoltre da chiarire l'appalto per le pulizie, aggiudicato a livello di Città Metropolitana. Lì il criterio dei nove euro l'ora c'è, e vale sedici punti: è il singolo elemento di punteggio più pesante di tutta la gara, cioè proprio la misura che a Palazzo Vecchio si dice ora di non poter più scrivere. Il lotto di Firenze, 51,9 milioni per sei anni, è stato aggiudicato il 16 aprile 2026 alla Cooperativa Lavoratori Ausiliari del Traffico con un ribasso del 51 per cento su un servizio in cui il lavoro è quasi tutto il costo, e il Comune vi ha aderito il 30 giugno con 1.461.730 euro per il solo secondo semestre di quest'anno. Su quella gara pende il ricorso dell'impresa uscente: la sospensiva è stata respinta il 12 giugno, il giudizio di merito è ancora aperto, e il criterio dei nove euro l'ora, nel frattempo, è servito ad aggiudicare. La nostra interrogazione dell'8 luglio su quell'appalto è ancora senza risposta.
Depositiamo una nuova interrogazione e chiediamo alla Sindaca e alla Giunta tre cose, prima che il bando venga pubblicato: che i nove euro l'ora entrino negli atti di questa gara, con la stessa formula già usata nel 2025; che sia pubblicato l'elenco del personale oggi impiegato nelle quattro strutture, che negli atti approvati è rinviato a un allegato indicato con dei puntini di sospensione e che fra i documenti non c'è, perché senza quei dati nessuno può garantire che chi lavora lì oggi ci lavori anche domani; che siano resi pubblici i report semestrali previsti dalla delibera del 2024. E chiediamo che la questione torni dove era nata, in Consiglio comunale: se il rischio giuridico esiste, si discute in aula e lo si affronta, se necessario, anche davanti a un giudice. Non lo si aggira in una premessa.
Una linea di indirizzo si difende applicandola. Nove euro l'ora, in un appalto da diciassette milioni, sono la differenza fra una promessa e un contratto, sapendo benissimo che anche questo importo è del tutto inadeguato per il costo della vita, soprattutto a Firenze".
(sp)

