Palagi (Sinistra Progetto Comune): "RSA, dieci milioni contro le liste d’attesa: a Firenze aspettano in 206 e non c’è un solo posto libero"
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11 Agosto 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune.
"In una residenza sanitaria assistenziale, quella che tutti chiamano RSA, vive chi non è più autosufficiente e non può essere assistito a casa. Ci si entra dopo una valutazione pubblica, e chi ne ha diritto spesso non trova posto: finisce in una lista d’attesa. La retta si divide a metà: una parte la paga il servizio sanitario, l’altra la paga la persona con la sua famiglia, e il Comune interviene per chi ha un reddito basso. Conviene tenerlo a mente, perché quando la Regione mette soldi sulle liste d’attesa la seconda metà del conto resta dove stava.
Il fatto lo apprendiamo da la Repubblica Firenze, non da una comunicazione dell’Amministrazione: la Giunta regionale ha approvato una delibera che stanzia dieci milioni di euro per far entrare in RSA circa settecento persone entro la fine del 2026. A Firenze le persone in lista d’attesa erano 206 alla fine del 2025, il numero più alto della Toscana, ed erano circa 160 un anno prima. La delibera non ci risulta ancora pubblicata: su questo la nostra fonte resta il quotidiano.
Abbiamo fatto i conti su quei numeri, e sono nell’allegato a questa nota. Ne emergono tre cose. La prima è che il riparto non è fatto di euro ma di posti, e alla zona fiorentina ne arrivano quarantanove: su 206 persone in attesa, e soltanto fino al 31 dicembre. Sono i mesi che restano dell’anno, non un anno: con quegli stessi soldi, se i posti dovessero essere pagati per dodici mesi, sarebbero una ventina. Cosa accada il primo gennaio a chi è entrato nel frattempo, non lo sappiamo. La seconda è che Firenze è la zona con più persone in attesa di tutta la Toscana e una delle ultime per risorse assegnate a testa: 2.151 euro per ogni persona in lista, contro i 29.444 del livornese.
Non stiamo chiedendo che si tolga al livornese per dare a Firenze. Se per anni un territorio è stato finanziato meno di quanto pesava il suo bisogno, correggere è giusto. Chiediamo che il criterio della correzione sia scritto, pubblicato e leggibile: non lo abbiamo trovato né sul sito della Regione né sul Bollettino ufficiale, e saremo felici di essere smentiti.
Ma la cosa che ci appare più rilevante è che i posti non ci sono. Il 29 luglio, sul portale regionale, tutte e trentacinque le RSA accreditate a Firenze risultavano senza un solo posto libero. Se le strutture sono piene, i nuovi ingressi possono venire solo dal ricambio degli ospiti, oppure dal passaggio a posto convenzionato di persone che in RSA ci sono già e oggi pagano la retta per intero. Chiediamo di sapere quante saranno le une e quante le altre, perché nel secondo caso non si abbatte una lista d’attesa: si cambia chi paga una retta. È una cosa buona per quelle famiglie, ma non è una persona in meno in attesa.
C’è poi da capire quanto, di ciò che è stato annunciato insieme allo stanziamento, sia davvero nuovo. Il programma per gli anziani fragili presentato a luglio è, per dichiarazione della stessa Regione, l’evoluzione del Pronto Badante, che quest’anno è alla sua undicesima edizione ed è stato deliberato a marzo. La prescrizione sociale (quella per cui un medico può indirizzare una persona verso attività culturali o di volontariato invece che verso un farmaco) è stata annunciata a gennaio e ha già progetti pilota in corso, uno dei quali proprio in area fiorentina: è una cosa seria, ma con le liste d’attesa per una RSA c’entra poco. E chiediamo che venga pubblicato, a consuntivo, quanto di quei dieci milioni sarà davvero speso: una delibera annunciata a metà agosto, con i soldi da impegnare entro il 31 dicembre, rischia di parlare più ai bilanci delle aziende sanitarie che alle persone dentro una struttura.
Va detto ciò che di buono c’è, prima di dire perché non basta: dieci milioni non sono zero, e coprire per intero la retta nella fase acuta della demenza risponde a un problema vero, che da anni le famiglie risolvono spesso nei tribunali. Ma resta la metà del conto che riguarda Palazzo Vecchio e che in Consiglio comunale non è mai stata discussa: il tetto entro cui il Comune aiuta le famiglie a pagare la quota sociale è fermo da due anni, mentre le rette delle strutture fiorentine salivano, e le poche strutture che stanno sotto quel tetto sono piene da tempo. La differenza la mettono le famiglie, e non è poco: per alcune realtà si tratta di cinquecento euro al mese, pur avendo diritto al contributo massimo.
L’assessora regionale alla Salute e al Sociale dice, sempre secondo la Repubblica, che con questo provvedimento «mettiamo anche in piedi un modello pubblico e universale per allargare l’assistenza». È qui che si vede il problema. Quei posti si comprano dentro un’offerta che a Firenze è privata per trenta strutture su trentacinque, e dove nel solo 2025 tre RSA sono passate a due società con sede a Milano: una holding del settore aerospaziale e un gruppo partecipato per oltre la metà da una società di gestione del risparmio del gruppo Intesa Sanpaolo. E non ci risulta esista oggi a Firenze una sola RSA in cui l’assistenza sia erogata da personale dipendente di un ente pubblico. Un modello pubblico e universale non si costruisce comprando quote su un mercato che dalla scarsità di posti pubblici ricava il proprio margine: si costruisce con posti pubblici, personale assunto e un contratto decente per chi ci lavora.
Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di dirci quanti posti arrivano a Firenze, quanti riguardano persone oggi in lista e quante persone già ospiti, quanto pesano sul bilancio comunale nel 2026 e nel 2027, e perché quel tetto è rimasto fermo. Perché una lista d’attesa non racconta quanti anziani ci sono in una città: racconta quanti posti pubblici abbiamo deciso di pagare, e per quanto tempo."

