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Montedomini, Fratelli d’Italia: “Non basta cambiare il regolamento, servono risposte politiche che la sindaca ha eluso”

Data:

4 Settembre 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 17 secondi

Descrizione

“Abbiamo ascoltato con attenzione la relazione della sindaca Funaro. A partire dal fastidio che dal centrodestra proveremmo per una donna che prende le decisioni. Proviamo così tanto fastidio che rappresentiamo nel Paese il governo più longevo della storia repubblicana, guidato da una donna…

Ma stiamo sul tema. Le dobbiamo riconoscere che conosce molto bene Montedomini. Del resto, sarebbe difficile immaginare il contrario.

Lei conosce questa realtà da diciassette anni: vicepresidente dal 2009 al 2014, poi assessora al Welfare, alla Sanità e alla Casa, presidente della Società della Salute e oggi sindaca.

Per questo oggi non avevamo bisogno di una visita guidata dentro Montedomini; lo sappiamo cos’è. Leggiamo, studiamo. Avevamo bisogno di risposte politiche. Che non possono essere rappresentate da un cambio nel regolamento.

Anche nel 2018 qualcosa cambiò. Proprio il regolamento di Montedomini venne modificato: il sindaco era Dario Nardella, il presidente di Montedomini Luigi Paccosi e lei, sindaca, era assessora al Welfare e alla Casa. Per questo vogliamo ascoltare tutti e tre. Perché la politica non era assente.

Era il Consiglio di amministrazione a decidere quali immobili destinare alla locazione e quali, invece, riservare al sostegno sociale.

Il gruppo C non era un’opzione lasciata a chi partecipava a un bando. Era una scelta compiuta a monte da Montedomini: decidere quale parte del patrimonio mantenere direttamente al servizio della funzione sociale e quale mettere sul mercato.

E persino per gli immobili del gruppo A il regolamento non diceva semplicemente: vince chi paga di più. Diceva qualcosa di molto importante. La Commissione doveva valutare le offerte secondo il criterio stabilito dal bando, ma anche verificare, in particolare per gli usi non abitativi, che la destinazione fosse adeguata al contesto e comunque non in contrasto con gli scopi dell’ASP.

E allora questa è la prima domanda che oggi poniamo: chi ha valutato la coerenza delle attività proposte dai privati con gli scopi istituzionali di Montedomini? Con quali criteri? Con quali motivazioni?

Perché questo controllo non era un dettaglio: era previsto dal regolamento.

E guardiamo anche chi effettuava quella valutazione.

La Commissione immobili era composta dal presidente di Montedomini, dal direttore dell’ASP e da un componente designato dall’assessore alle Politiche sociosanitarie oppure dal direttore dei Servizi sociali del Comune. Quindi non raccontiamoci che la politica non c’entrava.

Il Comune nominava la maggioranza del CdA, il CdA eleggeva il presidente e il presidente sedeva nella Commissione che assegnava gli immobili.

E arriviamo a via dell’Albero: tre appartamenti ad uso abitativo, un unico lotto, sedici anni di durata e 2.600 euro mensili a base di gara. Saranno stati valutati i requisiti e le garanzie?

Ma soprattutto vogliamo sapere un’altra cosa. Chi ha ritenuto coerente con gli scopi di Montedomini destinare quegli appartamenti all’attività turistico-ricettiva? Perché il regolamento non parlava di turismo: è stato il bando a consentirlo.

E qui sta il punto politico. Con tre appartamenti venduti sul mercato turistico a circa 200 euro a notte, a piena occupazione si può arrivare potenzialmente a circa 18 mila euro lordi al mese. A fronte di un canone base di 2.600 euro, con meccanismi di scomputo legati ai lavori.

E allora la domanda è semplicissima: cosa è stato davvero valorizzato? Il patrimonio di Montedomini o l’attività economica del privato?

E sia chiaro: noi non siamo contro il privato e non siamo contro il profitto. Ma se si mette a reddito un patrimonio pubblico, quel patrimonio deve produrre il massimo beneficio possibile per l’ente e quindi, in ultima analisi, per la sua funzione sociale. Altrimenti non è valorizzazione: è una cattiva gestione del patrimonio.

Per questo non basta dire oggi: cambieremo il regolamento. Bisogna spiegare chi ha scelto, chi ha autorizzato, chi ha valutato la coerenza di quelle destinazioni e chi aveva il dovere di controllare.

Sindaca, a Montedomini la politica non era assente. La politica nominava, indirizzava e partecipava alle decisioni. E oggi la politica deve assumersi la responsabilità di spiegare alla città”.

Lo dichiarano i consiglieri di Fratelli d’Italia Angela Sirello (capogruppo), Matteo Chelli, Alessandro Draghi e Giovanni Gandolfo

(fdr)

Ultimo aggiornamento:

04/09/2026, 13:30

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