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Via Mariti, SPC: "Due anni e mezzo dopo il crollo: con la demolizione ancora più urgente dare futuro all’area"

Dettagli

Palagi e Maerten: "La Giunta deve dare ai cittadini risposte chiare sul futuro urbanistico del cantiere, sulle garanzie per le opere pubbliche e sulla variante strutturale depositata prima del crollo"
Data:

29 Aprile 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 21 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune
quartiere 5

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune e Thomas Maerten - Sinistra Progetto Comune Quartiere 5

"Sono passati oltre due anni dal 16 febbraio 2024, quando il crollo di un solaio prefabbricato nel cantiere Esselunga di via Mariti ha causato la morte di cinque lavoratori. Da quel giorno, via Giovanni da Empoli è rimasta chiusa per venti mesi, la struttura è ancora in parte in piedi sotto sequestro penale, e la committenza — La Villata SpA, società del gruppo Esselunga — ha appena chiesto l'autorizzazione a demolire l'intero edificio prefabbricato perché non riutilizzabile.

Nel febbraio 2026 abbiamo depositato una prima interrogazione (334/2026) chiedendo alla Giunta se avesse acquisito da tutte le autorità competenti garanzie sulla sicurezza strutturale del cantiere residuo. Il 3 aprile 2026 è arrivata la risposta dell'Assessora all'Urbanistica Caterina Biti: una ricostruzione dettagliata dell'iter amministrativo della messa in sicurezza.

La risposta ha chiarito un fatto: La Villata SpA aveva chiesto al Comune di ritirare l'ordinanza di messa in sicurezza, sostenendo di non poter accedere al cantiere. Il Comune ha correttamente resistito. Ma i lavori sono iniziati solo il 9 settembre 2025 — sedici mesi dopo la scadenza del termine di trenta giorni fissato dall'ordinanza stessa.

Quella risposta, però, si ferma qui. Non dice nulla sul futuro dell'area, sulla questione della decadenza del Permesso di Costruire, sulle garanzie per le opere pubbliche che la convenzione urbanistica del 2020 prevede a carico della committenza: abbiamo quindi depositato una seconda interrogazione, che chiede alla Sindaca e alla Giunta di rispondere su questi punti.

Il Permesso di Costruire è davvero decaduto? Il PdC n. 522/2021 aveva scadenza triennale: è scaduto nel luglio 2024. Nel giugno 2025 il Comune ha avviato un procedimento di accertamento edilizio. Esselunga e La Villata contestano la decadenza. A quasi un anno dall'avvio del procedimento, non risulta ancora emesso un provvedimento formale. Cosa sta aspettando la Giunta?

Cosa succederà all'area dopo la demolizione? La struttura viene abbattuta perché la committenza ha dichiarato che non è riutilizzabile, ma non ci risulta sia stato comunicato ufficialmente se intende ricostruire, con quale progetto e su quale base normativa. Il Piano di Recupero del 2019 — approvato sette anni fa, prima di un crollo che ha cambiato il contesto fisico, sociale e giuridico dell'area — è ancora lo strumento adeguato? O serve un nuovo processo di pianificazione con la partecipazione della cittadinanza e del Quartiere 5?

Chi garantisce le opere pubbliche? La convenzione del 2020 obbliga la committenza a realizzare pista ciclabile, verde pubblico, marciapiedi e parcheggi: la società esecutrice è in liquidazione, con un permesso per le opere esterne prorogato al 2027. Se il progetto privato non riparte, chi completa le opere pubbliche? Le fideiussioni previste dalla convenzione sono ancora in essere? Non è più accettabile subire i tempi e i modi del mercato che per inseguire una logica che in nome del profitto accetta sfruttamento e stragi, lascia sul quartiere lutti, cemento e macerie. Che fine ha fatto l’ipotesi di un parco e l’impegno del Consiglio comunale a seguire passo passo la vicenda?

Abbiamo avanzato anche altre domande, tutte con lo scopo di ricucire il rapporto con un rione che dopo la strage di via Mariti ha subito per venti mesi la chiusura di una strada, la sensazione di abbandono di un'area di cantiere fermo, insieme al peso di una tragedia che ha tolto cinque vite. Ora la struttura è destinata a essere demolita e si aprirà una fase nuova: è il momento in cui la Giunta deve dire chiaramente cosa intende fare — non solo sul piano tecnico, ma su quello politico e urbanistico, confrontandosi con la proprietà, ma soprattutto con comitati, residenza e assemblee elettive. L'opposizione consiliare è qui per chiedere quelle risposte e per vigilare che questo territorio non venga nuovamente trattato come uno sfondo". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

29/04/2026, 14:46

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