Ex OGR, Palagi (SPC): "Il Comune conferma di aver delegato al privato il futuro dell'area"
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16 Settembre 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune
"Ci è arrivata la risposta dell'Assessora all'Urbanistica a una nostra interrogazione di fine luglio sull'attività di ascolto per l'area delle ex Officine Grandi Riparazioni, e di questo ringraziamo lei e gli uffici. Il testo attesta due cose: «l'Amministrazione comunale ha sollecitato l'operatore privato ad attivare un ulteriore percorso», e per quel percorso «l'Amministrazione non sostiene alcun onere».
Tradotto: il Comune suggerisce, la proprietà paga e sceglie a chi affidarsi, gestendo l'ascolto. Non mettiamo in discussione la professionalità di chi conduce le interviste, che la Giunta si premura di garantire: non l'abbiamo mai fatto. Il punto è un altro. Chi paga l'informazione ne fissa il perimetro, e il canale che la risposta ci indica per seguire l'attività è il sito della società proprietaria.
La partecipazione con un garante pubblico, quella prevista dalla legge regionale, arriverà dopo. Il garante sarà individuato, scrive la Giunta, «sulla base della proposta progettuale definitiva». Cioè quando il progetto sarà già scritto.
Per sostenere che basta così, la risposta richiama i percorsi del 2010, del 2015 e del 2022 su Piano Strutturale, Regolamento urbanistico e Piano Operativo. Erano percorsi sulle regole generali della città, non sul progetto di quest'area. E ancora il 10 febbraio, in un comunicato del Comune, il presidente della Commissione urbanistica assicurava che il percorso sull'ex OGR «non è ancora avviato ed è interamente da costruire». Delle due l'una.
La Giunta aggiunge che il Consiglio, approvando il Piano Operativo, ha «già scelto dove, obbligatoriamente, svolgere nella fase attuativa ulteriori processi partecipativi». Ma nella scheda dell'ex OGR non c'è una sola riga sulla partecipazione, e nelle norme tecniche del Piano non c'è un articolo che la renda obbligatoria nella fase attuativa. Se una scelta politica è stata fatta, è stata quella di lasciare fuori la più grande trasformazione urbanistica della città.
Due domande restano senza risposta: perché il primo contatto con il territorio passa dall'azione della proprietà privata e non da un avviso pubblico? L'ascolto sul fabbisogno informativo esaurisce la partecipazione?
A San Jacopino e a Porta al Prato c'è chi non ha aspettato di essere convocato: realtà associative, cittadine e cittadini, le migliaia di persone che hanno firmato la petizione sull'area, collettivi che hanno lavorato su laboratori. Ringraziamo chi si sta impegnando, nel pieno rispetto della sua autonomia. A chi si mobilita non serve qualcuno che parli al suo posto: servono istituzioni che non decidano altrove.
Dal 2019, quando chiedemmo al Comune di esercitare la prelazione, sosteniamo che su quest'area la città debba avere voce in capitolo.
Anche in questo caso sappiamo da che parte stare, sul territorio. Confidiamo che la maggioranza sappia accogliere le mobilitazioni dal basso che stanno andando avanti da tempo". (fdr)

