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Enrico Conti (PD): “Sconfitto Orbán, finisce l’era sovranista antiliberale in Ungheria. Bentornata in Europa”

Data:

13 Aprile 2026

Tempo di lettura:

3 minuti, 26 secondi

Descrizione

Queste le dichiarazioni del consigliere PD Enrico Conti

“Quello che è accaduto in Ungheria non è semplicemente un cambio di governo. È un passaggio storico, uno spartiacque politico che riguarda tutta l’Europa.

Dopo anni in cui Viktor Orbán ha rappresentato il punto di riferimento del sovranismo europeo e il laboratorio della cosiddetta “democrazia illiberale”, il voto popolare ha prodotto una rottura netta. Non una sfumatura, ma una discontinuità.

È stata sconfitta un’ideologia antidemocratica, sovranista, antieuropea, l’idea che si possano svuotare le istituzioni mantenendone la forma, distruggendone l’equilibrio dei poteri costituzionali, sottomettendo all’esecutivo, l’informazione, la magistratura, la società civile;
e soprattutto è stata sconfitta l’idea che si possa stare dentro l’Unione Europea sabotandone sistematicamente le scelte.

Per anni, infatti, il governo Orbán ha rappresentato un elemento di blocco dentro l’Unione:
sulla politica sanitaria durante il Covid19

sulle sanzioni alla Russia, spesso rallentate o ostacolate;
sulla politica energetica, indebolita da una dipendenza dal gas russo;
sulla politica estera, resa più fragile da ambiguità evidenti nei confronti di Putin.

Non sono dettagli tecnici: è la capacità dell’Europa di essere un soggetto politico credibile.

La sconfitta di Orbán segna quindi un indebolimento rilevante di quel fronte che ha diviso l’Europa proprio nei momenti in cui serviva più unità: durante la guerra in Ucraina, durante la crisi energetica, nelle grandi sfide globali.

Da oggi si apre una possibilità diversa:
un’Europa più coesa, più capace di decidere, più forte anche sul piano energetico e meno esposta ai ricatti geopolitici.

E questo riguarda anche noi.

Perché Orbán non era solo un leader nazionale: era un riferimento politico per una parte della destra europea. Un modello rivendicato anche in Italia come esempio di “difesa della sovranità”.

La sua sconfitta parla dunque anche al nostro Paese. Parla a chi ha contrapposto Europa e interesse nazionale. 

Parla a chi ha tollerato derive illiberali.
Parla a chi mantiene ambiguità sulle scelte europee più decisive, a partire dal rapporto con la Russia.

Parla anche alla nostra città e al suo compito storico di costruttrice dell’Europa, edificatrice di ponti tra le nazioni, come ci ha ricordato Il voto delle città è infatti stato determinante in Ungheria. 
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha assunto oggi una postura europea più prudente ma in realtà la Presidente del Consiglio è stata una delle più fedeli alleate di Viktor Orban. La sua cultura politica di riferimento resta quella che ha avuto in Orbán uno dei suoi interpreti più coerenti.

E allora la domanda è semplice: cosa cambia?

Cambia che quel modello non è più vincente. Cambia che l’idea di un’Europa costruita contro l’integrazione mostra i suoi limiti. Cambia che i cittadini possono scegliere di voltare pagina, 
il sovranismo antiliberale non è un destino inevitabile.

E manda anche un messaggio di speranza:
l’Europa non è solo un insieme di regole, ma uno spazio politico in cui democrazia, libertà e stato di diritto possono e devono prevalere.

Sarà dunque compito primario e irrinunciabile delle forze politiche di centro-sinistra in tutta Europa tradurre questa speranza in una realtà di Governo costruendo programmi chiari e coerenti. 

Per questo, pur con tutti i caveat e le prudenze del caso, è giusto dirlo con chiarezza:
non è solo caduto un governo. È stata messa in discussione un’idea regressiva di Europa.

Bentornata Ungheria e avanti, Europa”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

13/04/2026, 18:51

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