Salta al contenuto principale Skip to footer content

Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): “Nelle case di Montedomini ci abitavano delle famiglie: nel 2011 pagavano fra 57 e 725 euro al mese”

Dettagli

“Di quelle persone, uscite da appartamenti che oggi sono locazioni turistiche di lungo periodo o immobili venduti, non esiste una sola traccia pubblica”
Data:

28 Luglio 2026

Tempo di lettura:

8 minuti, 40 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune

“Il 2 e il 3 marzo 2011 la stampa fiorentina pubblicò, in due puntate, l'elenco degli affittuari degli immobili di proprietà di Montedomini. La prima puntata precisa che accanto a ogni intestatario è riportata «la cifra mensile corrisposta a Montedomini». Non è una ricostruzione nostra ed è documentazione di fonte aziendale, vecchia di quindici anni. Da quell'elenco risulta che via Guelfa ai civici 77, 81 e 83, via dell'Albero 10, via Vacchereccia 5, via Maccari, via del Porcellana, via dei Canacci, via Vittorio Emanuele II, via San Niccolò, via Giardino Serristori, via Palazzuolo e via Faenza erano case abitate da decine di famiglie, che pagavano canoni mensili compresi fra 57 e 725 euro nel cuore del centro storico. I nomi che quell'elenco contiene sono dati personali e non li ripubblicheremo: riportiamo il numero dei contratti e la forbice dei canoni, e questo basta.

Oggi quegli stessi indirizzi sono, in tutto o in parte, locazioni turistiche di lungo periodo o immobili venduti a privati. Come quelle persone siano uscite (scadenza, disdetta, decesso, morosità, richiesta di rilascio) non lo dice nessuna fonte pubblica.

C'è un caso, uno solo, che si può ricostruire per intero, e va raccontato perché è la misura di tutto il resto. A via Vacchereccia 5, a due passi da piazza della Signoria, c'è un palazzo che i fratelli Giovanni e Silvio Fusi lasciarono, come è stato ricostruito, «per asilo le famiglie povere della città di Firenze», e di cui Montedomini è l'erede. Nell'elenco del marzo 2011 quel palazzo ha due appartamenti affittati a persone fisiche: 171,35 euro al mese per centoquattordici metri quadri e 110 euro al mese per ottanta. Meno di sei euro al giorno. Secondo la ricostruzione giornalistica di questi giorni fino al 2016 l'edificio ospitava tre alloggi volano per nuclei familiari fragili e un quarto appartamento occupato da un'inquilina che in quello stabile aveva vissuto fin da bambina, perché era stato affittato ai suoi genitori. Alle altre famiglie fu assegnata una casa popolare. Lei fu sfrattata senza soluzioni alternative. Nel 2021 l'immobile è andato a bando, e oggi è un albergo a quattro stelle di tredici unità, gestito da un gruppo privato che in città ne ha altre sei: le camere partono da centoventi euro a notte e sfiorano i duecento nel fine settimana, gli appartamenti da centosettanta. Abbiamo chiesto all'azienda, con accesso agli atti, i documenti del rilascio del 2016 e il bando del 2021.

Su Sant'Agnese e su via Guelfa la catena istituzionale è quasi tutta documentata, e non da noi. Lo statuto dell'Orfanotrofio del Bigallo, modificato nel dicembre 2004, vincolava i locali detti di Sant'Agnese all'alloggio di donne anziane, vedove o nubili in difficoltà economica, e il Consiglio comunale diede parere favorevole a quello statuto nel maggio 2005. Ancora nel luglio 2012 una deliberazione consiliare scrive che il complesso «attualmente ospita camere alloggio per donne anziane autosufficienti». Nello stesso 2012 il consiglio di amministrazione dichiara Sant'Agnese immobile non strumentale, il Consiglio comunale approva la variante che toglie a via Guelfa la destinazione sanitaria e autorizza una permuta «per edilizia sociale» condizionata all'avvenuto trasferimento di tutti gli utilizzatori. Nel 2017 una determinazione dispone il trasferimento degli utenti a via Maccari per 20.908 euro, e nello stesso anno partono lo studio di fattibilità per «residenze sociali» e la stima dell'immobile. Fra il 2017 e il 2020 corre una filiera di condoni, verifiche statiche e demolizioni a carico dell'azienda. Nel 2023 si annuncia l'acquisto da parte del Comune per 3,1 milioni e circa trenta alloggi di housing sociale; nel marzo 2025 il Comune dichiara di non avere risorse e l'immobile va sul libero mercato.

È in quella finestra che maturano i contratti di cui si discute oggi. Come risulta dalla comunicazione ufficiale del Comune del 27 luglio, via Guelfa 83 è locata dal dicembre 2024 per diciotto anni a novemila euro al mese, con 406.500 euro di sconto sul canone riconosciuti al conduttore per i lavori e la facoltà espressa di svolgere attività ricettiva anche tramite intermediario; via Guelfa 81 dal luglio 2025 per sedici anni, con 130.000 euro di sconto; via Guelfa 77 dall'agosto 2025 per dodici anni, con 50.000; via dell'Albero 10 per sedici anni con clausola di sublocazione turistica. Nel febbraio 2026 è uscito un avviso di locazione ventennale per via Guelfa 79A e per il fondo all'85. Su via Guelfa 83 risultano sette codici identificativi turistici rilasciati nel giugno 2023, e nel novembre 2025 il conduttore ha chiesto per iscritto all'azienda di estenderli a dodici unità: l'azienda lo sa per iscritto otto mesi prima che il caso diventi pubblico.

Qui sta il meccanismo, ed è più efficace di una privatizzazione. Non si è venduto quasi nulla: si è cambiato l'uso lasciando la proprietà dov'era, e lo si è fatto con contratti da dodici, sedici, diciotto e vent'anni. Quelle case restano formalmente pubbliche e sono sottratte alla funzione abitativa per una generazione intera. Quanto convenga lo dice un solo esempio: via Faenza 38 è stata messa all'asta nell'aprile 2023 con una base di 1.150 euro al mese, un contributo dell'azienda al conduttore fino a 49.000 euro, il canone azzerato per tre anni e dimezzato per altri quattordici mesi; oggi la stessa unità è in locazione turistica a circa duecentododici euro a notte.

Per quasi nessuno di quegli inquilini abbiamo il pezzo di mezzo. Sappiamo che c'erano e sappiamo che non ci sono più, non sappiamo come siano usciti, e lo abbiamo chiesto formalmente all'azienda: l'elenco di tutte le disdette, richieste e procedure di sfratto su immobili abitativi dal 2010 a oggi, con la destinazione d'uso di ciascuna unità nei ventiquattro mesi successivi al rilascio. Ma c'è qualcosa che non dipende dai limiti della nostra ricerca.

Alla Sindaca e alla Giunta chiediamo di dire in Consiglio comunale quante procedure di rilascio di immobili abitativi l'azienda ha promosso dal 2010 a oggi e per quante di quelle unità sia poi seguito un uso turistico o commerciale; dove siano oggi gli utenti trasferiti da Sant'Agnese nel 2017 e chi abbia continuato a occuparsi di loro; e quante famiglie provenienti da immobili di Montedomini siano state prese in carico dai servizi sociali del Comune o inserite in edilizia residenziale pubblica in questi quindici anni. Il dato aggregato e anonimizzato basta. Se quel numero è zero, o vicino a zero, è una notizia.

Non stiamo chiedendo che i bandi vengano scritti meglio o che gli affitti brevi siano regolati con più cura: chiediamo che un patrimonio nato dai lasciti dei fiorentini per assistere chi non aveva niente smetta di essere un portafoglio immobiliare e torni a essere case, assistenza e diritto allo studio. A Venezia, sul patrimonio dell'ex IRE, un osservatorio civico ha documentato alloggi sfitti passati da 57 a 82 in due anni e un piano di valorizzazione che trasferisce pertinenze residenziali agli alberghi; a Milano, sul patrimonio del Pio Albergo Trivulzio, sindacati e comitati si sono costituiti contro gli sfratti e la cessione. A Firenze no, e questo dice qualcosa sulla città che siamo diventati. In una città dove chi lavora non trova casa, avere immobili pubblici in centro affittati per vent'anni a chi ci fa dormire i turisti non è una valorizzazione: è una scelta, l'hanno presa delle persone con degli atti, e si può cambiare.

In allegato a questa nota, in PDF, le schede con l'elenco degli indirizzi del 2011 e la loro destinazione attuale, la cronologia degli atti su Sant'Agnese e via Guelfa, le durate contrattuali con gli sconti riconosciuti sui canoni e il confronto fra quello che quelle case costavano a chi ci viveva e quello che rendono oggi. Sono liberamente utilizzabili dalle redazioni, e ogni scheda dichiara in calce la propria fonte e il proprio grado di certezza”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

28/07/2026, 13:58

Quanto sono chiare le informazioni su questa pagina?

Grazie, il tuo parere ci aiuterà a migliorare il servizio!

Quali sono stati gli aspetti che hai preferito?1/2

Dove hai incontrato le maggiori difficoltà?1/2

Vuoi aggiungere altri dettagli?2/2

Inserire massimo 200 caratteri