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Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): “A Montedomini gli affitti tengono in ostaggio il bilancio”

Dettagli

“Le persone assistite dall’azienda pubblica dipendono oggi da un pareggio che nessun servizio produce: dieci aree di assistenza valgono, tutte insieme, un decimo del margine del mattone”
Data:

28 Luglio 2026

Tempo di lettura:

8 minuti, 50 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune

“Abbiamo letto i bilanci dell’ASP Firenze Montedomini uno per uno, dal 2010 a oggi, e quello che ne esce è più semplice e più grave di come lo si sta raccontando in questi giorni. Non c'è un quinto del bilancio che viene dagli affitti: c'è tutto il risultato.

Il bilancio di previsione 2026, approvato dal consiglio di amministrazione con delibera dell'11 dicembre 2025, contiene una contabilità per centri di responsabilità che finora non è mai arrivata in Consiglio comunale. L'area del patrimonio immobiliare produce un margine di 1.607.838 euro. Le dieci aree di servizio alla persona (le due RSA, le due residenze assistite, il centro diurno Alzheimer, i servizi domiciliari, l'inclusione sociale, la mensa, il progetto assistenti familiari, il centro servizi) ne producono, tutte insieme, 161.605. Un decimo. Quattro di quelle dieci aree chiudono in perdita, e l'inclusione sociale chiude esattamente a zero.

C'è un secondo numero, nella stessa tabella, che dice come funziona davvero la macchina. Il deficit dei costi generali di struttura è di 1.501.668 euro: il margine del mattone lo copre quasi al centesimo. La rendita non finanzia i servizi, finanzia l'apparato che li amministra. L'azienda chiude a 267.774 euro di utile complessivo; tolti gli affitti perderebbe più di un milione e trecentomila euro l'anno.

Non serve la nostra interpretazione, perché l'azienda lo ha scritto da sé. Nello stesso bilancio di previsione si legge, testualmente, di «un'area immobiliare in grado di generare un'elevata redditività, che, in linea generale, avrebbe la finalità di contribuire al mantenimento di quei servizi e delle attività statutarie fondamentali ma non pienamente sostenibili sotto il profilo economico». È l'autodichiarazione del modello in un atto ufficiale, approvato e pubblicato, ed è l'ammissione che i servizi per cui quel patrimonio fu donato ai fiorentini sono diventati, nel linguaggio del bilancio, la parte «non pienamente sostenibile».

Il peso della rendita sui ricavi è raddoppiato in quindici anni, dal 9,7 per cento del 2011 al 19,9 previsto per il 2026, e le ragioni sono due. Vanno dette entrambe, anche se la prima è scomoda per chi governa oggi quanto per chi ha governato prima. La prima è che l'ente si è dimezzato: il valore della produzione è passato da 20.887.525 euro nel 2010 a 12.193.959 nel 2025, il costo del personale interno si è ridotto del cinquantanove per cento, le rette pagate dagli enti pubblici sono calate del diciassette per cento in nove anni in valore nominale (che con l'inflazione del 2021-2023 significa molto di più) e l'area della marginalità e dell'inclusione sociale è quasi sparita dai conti. Il pubblico si è ritirato, e in quel vuoto il patrimonio ha smesso di essere un mezzo per diventare il motore.

La seconda ragione è che dal 2022 quel patrimonio si è deciso di spremerlo. Fino al 2021 gli affitti calano, da 1,94 a 1,61 milioni: dieci anni di stagnazione. Il salto arriva dopo, con un più cinquantuno per cento fra il 2021 e il 2026 previsto, e cade esattamente sugli anni dei bandi di locazione con deroga turistica (via Guelfa 83 nel marzo 2023, via Faenza 38 in aprile, via dell'Albero 10 in maggio, via Guelfa 81 nel maggio 2025). Il definanziamento del welfare non giustifica la turistificazione: la spiega. Ha creato le condizioni, e qualcuno, con atti datati e firmati, ha deciso di usarle. Sono la stessa politica vista da due lati.

Mentre la rendita cresce, l'assistenza arretra, e su alcuni punti il bilancio non è nemmeno d'accordo con se stesso. I ricavi dei servizi domiciliari passano da 104.619 euro nel 2024 a 9.420 nel 2025, meno novantuno per cento in un anno, e in nessun documento c'è una riga che lo spieghi. L'occupazione delle residenze assistite scende dal 95,2 per cento all'80 secondo la nota integrativa, ma la relazione sulla gestione dello stesso bilancio scrive 86,5: due documenti approvati insieme, due numeri diversi sullo stesso dato. Sugli investimenti 2025 la nota integrativa dice «oltre 1,8 milioni» e la relazione «intorno al 2,3». Il centro diurno Alzheimer resta fermo al 67,8 per cento di occupazione mentre le RSA viaggiano al 97,5: si riempie ciò che rende e resta vuoto ciò che costa. E l'azienda oggi riscuote meglio dagli inquilini, al 97,1 per cento, che dagli anziani che assiste, al 95,8.

Su un punto il bilancio di Montedomini è muto, e questo lo sappiamo con certezza: non espone da nessuna parte quanto ricevono i servizi da ciascun ente pubblico. I flussi arrivano aggregati in voci come «rette di ricovero da Enti», che mette insieme la quota sanitaria dell'ASL, la quota sociale del Comune e quella di altri comuni, e non esiste alcuna disaggregazione per ente erogatore, in nessun anno dal 2010. Dal lato del Comune il dato invece esiste, sparso fra determinazioni di impegno e di liquidazione, convenzioni e capitoli di spesa: è ricostruibile atto per atto, ed è quello che stiamo facendo. Non è però un lavoro che debba fare l'opposizione.

Sappiamo anche altro, e sono fatti verificati sui documenti. I consuntivi 2010, 2014, 2015, 2016 e 2020 non ci risultano pubblicati come documenti autonomi in alcuna sede. Nel 2021 il patrimonio è stato svalutato di 3.593.658 euro, con una riduzione identica allo stesso euro delle riserve straordinarie, e nella nota integrativa non c'è una sola frase che lo spieghi. L'elenco degli immobili è fermo al 2023, e le aggiudicazioni delle locazioni non vengono pubblicate. Il Comune ha escluso Montedomini dal proprio bilancio consolidato dal 2021 al 2024 perché «irrilevante», con settanta milioni di patrimonio netto e una quota comunale del sessanta per cento, mentre sulla propria scheda partecipate quella stessa quota risulta pari a zero. Va detto, per correttezza, che il collegio dei revisori non ha formulato rilievi sui bilanci dal 2014 al 2025: lo diciamo noi, perché il problema non è la regolarità contabile, è la scelta politica.

Correggiamo, per chiarezza, tre cifre che stanno circolando in questi giorni, anche quelle che ci farebbero comodo: il patrimonio «da trecento milioni» non ha fonte ufficiale (a bilancio terreni e fabbricati valgono 73.942.542 euro); il «più trentacinque per cento in tre anni» non è replicabile sui bilanci, mentre il più cinquantuno per cento fra il 2021 e il 2026 lo è; e i «2,3 milioni di introiti da affitti brevi» usciti il 24 luglio sono in realtà il totale di tutte le locazioni, sociali comprese. I dettagli di ciascuna correzione stanno nell'allegato.

Alla Sindaca e alla Giunta chiediamo di portare in Consiglio comunale, in forma aggregata e per titolo, quanto il Comune di Firenze ha trasferito a Montedomini anno per anno dal 2010: è un dato che il Comune possiede. Chiediamo che l'azienda pubblichi i consuntivi mancanti e la contabilità analitica anche a consuntivo, e non solo a preventivo; che spieghi la svalutazione del 2021 e il crollo dei ricavi dei servizi domiciliari; e che il Consiglio comunale sia messo in condizione di discutere il bilancio di Montedomini prima che venga approvato, non un anno dopo.

La domanda politica però viene prima dei documenti, ed è una sola: chi paga l'assistenza agli anziani a Firenze. A leggere questi bilanci la risposta è che la paga il patrimonio, cioè le case che i fiorentini lasciarono perché servissero a chi non aveva niente. Non è un problema di controlli da rafforzare o di bandi da scrivere meglio, ed è qui che la nostra posizione si distingue tanto da quella della maggioranza quanto da quella delle altre opposizioni: è il modello di città che espelle i residenti e mette a reddito tutto quello che tocca, applicato a un patrimonio nato per fare l'esatto contrario. Chiediamo che quel patrimonio torni alla sua funzione (casa, assistenza, diritto allo studio) e che il Consiglio comunale decida se l'assistenza agli anziani di questa città debba continuare a dipendere da quanto rende una camera a notte, in una riflessione più complessiva su RSA e sociosanitario”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

28/07/2026, 13:50

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