Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): “Montedomini: come si è arrivati fino a qui. Necessario discuterne”
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30 Luglio 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune
“Il problema per noi non è l’assenza di una specifica persona: auguriamo rapidi recuperi di salute alle persone che stanno vivendo momenti difficili e il miglior lavoro possibile a chi ha impegni.
Dell’appalto dell'assistenza abbiamo scritto stamani. Qui parliamo del resto: come si è arrivati fin qui. Dal giugno 2006 il Consiglio comunale ha su questi enti un potere di vigilanza che non risulta mai esercitato, e in vent’anni quel patrimonio è passato dall'assistenza alla rendita con atti che portano la firma di quattro mandati. Prima di noi, in quest'aula, lo hanno detto le consigliere e i consiglieri della sinistra di opposizione, mentre i movimenti per il diritto all'abitare difendevano le persone dagli sfratti, anche in immobili di proprietà di Montedomini. A pagare il conto sono state e sono le persone anziane non autosufficienti, come chiunque cerca casa per vivere Firenze.
La Commissione controllo del 30 luglio era convocata su Montedomini: non c'era l'ASP Firenze Montedomini, che è l'ente vigilato, e non c'era la Giunta, che ne nomina la maggioranza del consiglio di amministrazione. Abbiamo comunque provato a dire in aula, con gli atti in mano, come si è arrivati fin qui: un patrimonio nato per l'assistenza è stato convertito in fonte di rendita con scelte politiche precise, e il Consiglio comunale con le sue maggioranze le ha accompagnate per vent’anni. Chi oggi si dichiara sorpreso ha avuto vent'anni per accorgersene e provare ad ascoltare le critiche dell'opposizione.
La continuità è documentata, atto per atto, e comincia da uno statuto. Nel dicembre 2004 l'Orfanotrofio del Bigallo si impegna a dare «alloggio nei locali detti di S. Agnese» a donne anziane in difficoltà economica, e il 23 maggio 2005 viene espresso favorevole. Nel giugno 2006 il Consiglio vincola le aziende pubbliche di servizi alla persona alla programmazione socio-sanitaria della città e impone che ne sia reso conto a Giunta e Consiglio «ai fini dell'esercizio del potere di vigilanza»: quell'atto non risulta abrogato da nessuna delibera successiva, e non ci risulta sia mai stato utilizzato per rivendicare la sovranità del Salone dei Duecento.
Poi cambia la parola. Nel novembre 2010 l'atto che approva la fusione parla di gestione «più razionale e redditizia» del patrimonio, e nove giorni dopo il regolamento delle locazioni stabilisce che il patrimonio può servire «al fine di conseguire proventi». Il 27 febbraio 2018 una delibera del consiglio di amministrazione ammette il prezzo più alto come criterio di gara, apre le case alle persone giuridiche e cancella la riduzione del quindici per cento prevista per il disagio abitativo. Dal 7 ottobre 2022 arrivano le clausole turistico-ricettive e i contratti da sedici e diciotto anni. Quattro mandati, una sola direzione.
C'è anche il capitolo delle nomine. Lo statuto della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze prevede che la Sindaca di Firenze designi un componente del Comitato di Indirizzo, l'organo che nomina il consiglio di amministrazione della Fondazione e ne approva bilanci e programmi. Quel posto è occupato dal presidente dell'ASP Firenze Montedomini dall'aprile 2021, e il Comune lo ha riconfermato nel luglio 2025. Nel frattempo la Fondazione cofinanzia Montedomini, con un milione di euro annunciato l'8 luglio per il Villaggio Montedomini.
C’è anche la continuità di quei gruppi consiliari che da sinistra e dalle opposizioni hanno votato contro i piani delle alienazioni del Comune nel 2009, nel 2010, nel 2011, nel 2012, nel 2013 e nel 2014: sei anni di fila, senza un'eccezione, con il voto registrato a verbale. Abbiamo ricordato e ricordiamo anche qui la Consigliera Anna Nocentini, che ha fondato e presieduto Adina e che è stata fino all'ultimo accanto alle persone con disabilità grave e alle loro famiglie, che ci ha lasciato un criterio semplice: il sociosanitario non è una voce di bilancio, è il modo in cui una città decide chi lasciare indietro. Perché non ascoltare lei e chi l'ha preceduta e seguita?
Oggi la discussione ha fatto emergere un primo pezzetto della questione centrale, da cui l’intero sistema di potere fiorentino sembra volersi tenere fuori: è giusto usare la rendita per garantire servizi e diritti? Per noi no. Così come contestiamo la logica della rendita privata che si mangia economia reale e lavoro, pretendiamo che lo stesso faccia il pubblico. Ribadendo da che parte stiamo: il sistema pubblico sanitario e sociosanitario (spezzettato tra appalti e privatizzazioni) e il diritto all'abitare”. (s.spa.)

