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Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): “La Fondazione Cassa di Risparmio confonde il proprio ruolo in città: la politica non stia in silenzio”

Dettagli

“Il direttore generale di un ente privato indica quali dirigenti debba avere un’azienda pubblica di cui la sua fondazione è cofinanziatrice, e nel cui organo di indirizzo siede il vertice di quell’azienda su designazione del Comune”
Data:

29 Luglio 2026

Tempo di lettura:

6 minuti, 36 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune

“Ringraziamo la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze per l’attenzione che dedica a Montedomini: ogni contributo serve. Meno utile è la forma. Il direttore generale Gabriele Gori dichiara stamani a Repubblica che «essendo a conoscenza del fatto che la necessità di potenziare il management era stata oggetto di approfondimenti da parte del presidente Frittelli già da inizio mandato, crediamo che adesso per Montedomini sia arrivato il momento di darvi corso con l'obiettivo di disporre di un management che sia all'altezza dei tempi complessi». Il giornale traduce: non la cacciata del presidente, ma un cambio di passo nella dirigenza. Un affondo, sono parole del quotidiano, che «salva i vertici nominati dalla politica».

Confessiamo una lacuna. Avevamo letto lo statuto delle fondazioni di origine bancaria e non vi avevamo trovato, fra le finalità istituzionali, l’indicazione dei dirigenti delle aziende pubbliche di servizi alla persona. Evidentemente ci è sfuggito un comma. È possibile che di quella struttura tecnica si debba discutere, ma come si governa un ente pubblico lo decide chi è stato eletto per farlo. Il Comitato di Indirizzo di una fondazione bancaria non lo ha eletto nessuno; questo Consiglio comunale sì, e per questo ne risponde davanti alle cittadine e ai cittadini.

C’è poi una questione di distanza, e la distanza non c’è. Abbiamo letto gli elenchi delle erogazioni deliberate di ogni bilancio della Fondazione dal 2009 al 2025, senza saltarne uno: verso la galassia Montedomini fanno un milione settecento ventiquattromila euro, di cui trentamila l’anno per dieci anni consecutivi alla Fondazione Montedomini ONLUS, che non è un ente terzo ma un veicolo costituito nel 2007 dall’azienda stessa e dalla Società della Salute. E con il decreto della Sindaca n. 29 del 26 giugno 2025 il Comune ha designato di nuovo Maurizio Frittelli nel Comitato di Indirizzo della Fondazione, quando era già da sette mesi al vertice di Montedomini. Quel decreto prende atto dell’«unica dichiarazione di disponibilità» pervenuta) nel 2021, per la stessa carica, ne erano arrivate sette (e precisa che «qualsiasi verifica del rispetto delle condizioni necessarie a rivestire la carica in tema di incompatibilità e conflitto di interessi» compete «esclusivamente» alla Fondazione. Il Comune designa e si dichiara non competente a verificare. Non affermiamo che ci sia un’illegittimità: non c’è, nessuna di queste nomine viola alcuna norma e l’Autorità nazionale anticorruzione non ha riscontrato incompatibilità. Diciamo che è sempre lo stesso tavolo, e che quando un tavolo così cerca un responsabile lo cerca a un'altezza che non disturbi nessuna delle persone sedute.

Sul merito, poi, ci sarebbe da rispondere prima a qualche domanda. Il 7 luglio è stato inaugurato il primo lotto del Villaggio Montedomini, quindici appartamenti in via dei Malcontenti per ventun persone anziane, e il presidente della Fondazione era sul palco: ha fatto bene a esserci. Quel lotto però l’hanno pagato la Regione Toscana con un milione trecento sessantamila euro e il Comune con due milioni quattrocento sessantamila di fondi PNRR, e la Fondazione non è parte di quell’accordo: le parti sono tre (Comune, azienda e Società della Salute) e in quei documenti il suo nome non compare mai. Il milione deliberato nel 2021 il Comune lo colloca sulla seconda fase, i ventuno appartamenti del secondo lotto. Che cinque anni dopo non esistono: i lavori non sono mai cominciati, e con l'addendum approvato dalla determina n. 04778 del 18 giugno 2026, a valle di una rimodulazione autorizzata dal Ministero il 2 aprile, quegli appartamenti sono usciti dagli obiettivi del progetto.

Quanto di quel milione sia stato versato non lo sa nessuno, e lo diciamo dopo aver letto i bilanci di entrambi. Quello della Fondazione iscrive gli impegni deliberati e non ancora liquidati in una posta unica da cinquantacinque milioni, senza dettaglio per progetto. Quelli dell’azienda, dal 2022 al 2025, quantificano al centesimo i trasferimenti regionali e il legato Rafanelli, ma del contributo della Fondazione dicono soltanto che è stato «ottenuto», senza indicarne mai l'importo, l'anno o la forma. Non affermiamo che non sia arrivato: constatiamo che un milione destinato alle case delle persone anziane non è tracciabile in nessuno dei due bilanci pubblici che dovrebbero contenerlo. E intanto, fra i fondi dell'azienda, giace immobile e identico fra il 2024 e il 2025 il «fondo accantonamento legato eredità Rafanelli Villaggio Montedomini»: seicentottantaduemiladuecentotrentatré euro lasciati per testamento alla creazione di alloggi per anziani, mai spesi.

Alla Sindaca e alla Giunta chiediamo allora tre risposte in Consiglio comunale. Se e quando il contributo della Fondazione sia stato incassato dall’azienda e in quale misura, e con quale copertura finanziaria si intendano realizzare i ventuno appartamenti usciti dal PNRR. Perché un lascito vincolato per testamento agli alloggi per persone anziane sia fermo da tre esercizi. E chi abbia verificato l'assenza di conflitti di interesse sulla designazione del giugno 2025, visto che il decreto rimette quella verifica alla Fondazione stessa. Il tema, del resto, non nasce oggi: lo avevamo posto con l'interrogazione n. 1054 del 26 novembre 2024 e con l'ordine del giorno n. 744 del 29 aprile 2025, che chiedeva soltanto di definire il peso della Fondazione sul bilancio comunale, e che questo Consiglio ha respinto con diciassette voti contrari e otto favorevoli.

Alla Fondazione rivolgiamo invece una proposta, e la facciamo sul serio. Entro il 28 ottobre 2026 tutte le fondazioni di origine bancaria devono adeguare gli statuti all’Addendum del Protocollo ACRI-MEF: è l’occasione per estendere il divieto di sedere negli organi, oggi previsto per i soli amministratori di enti sostenuti «a tempo indeterminato», a chi amministra enti che ricevono erogazioni ricorrenti. Chi riceve non siede dove si decide chi riceve. Continueremo a chiedere che un patrimonio nato per assistere chi non aveva niente torni a essere case, assistenza e diritto allo studio. Una fondazione privata può finanziare la città: non può amministrarla”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

29/07/2026, 13:25

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