Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), Francesca Lupo (Sinistra Progetto Comune Quartiere 1) e Lorenzo Palandri (Sinistra Progetto Comune Quartiere 2): “Concessioni sulle sponde dell'Arno il Comune non ha avuto nessun ruolo”
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27 Luglio 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune, Francesca Lupo di Sinistra Progetto Comune Quartiere 1 e di Lorenzo Palandri di Sinistra Progetto Comune Quartiere 2
“La risposta al question time sulle concessioni demaniali dei lungarni è arrivata in aula dall'Assessore Danti, che ha ricostruito con precisione il quadro delle competenze: la gestione del demanio idrico e il rilascio delle concessioni spettano alla Regione Toscana, secondo la legge regionale 80 del 2015 e il regolamento 60/R del 2016; è la Regione a individuare l'area, a stabilirne gli usi, a fare le verifiche idrauliche e a rilasciare pareri e nulla osta; la normativa vigente non prevede un coinvolgimento obbligatorio del Comune per il solo fatto che l'area ricada nel suo territorio. Sul Lungarno Pecori Giraldi, ha confermato l'assessore, «il Comune non è stato coinvolto».
Vale la pena ricordare che a rispondere è l'assessore con delega alla Partecipazione e ai Beni comuni, oltre che al Patrimonio non abitativo e alla sua valorizzazione. Su uno dei beni comuni per eccellenza (le sponde di un fiume che attraversa la città) la posizione ufficiale di Palazzo Vecchio è che non esisteva un obbligo di partecipare.
La ricostruzione giuridica va presa sul serio, ed è utile che sia agli atti: significa che il fascicolo è stato letto, che le norme sono conosciute, che gli uffici sanno esattamente come funziona il procedimento. Il mancato coinvolgimento del Comune non è dunque il frutto di una disattenzione o di una notizia arrivata tardi. È una scelta consapevole, e come tale va giudicata politicamente.
Qui sta la prima contraddizione. «Non è obbligatorio» non significa «non è possibile». Nessuna norma vieta a un Comune, o ai Quartieri, di presentare osservazioni in un procedimento che riguarda diecimilacinquecento metri quadrati del proprio territorio, di chiedere un'intesa o un protocollo con la Regione, di esprimere indirizzi sugli usi ammessi. La Giunta si comporta come se l'assenza di un obbligo fosse un divieto? E lo fa dopo aver ammesso, con le parole dello stesso assessore, che «non significa tuttavia che non sia utile rafforzare il coordinamento tra Comune e Regione, soprattutto per aree così importanti». Se è utile, perché non è stato fatto? E perché lo si dice solo dopo che quell'area è stata affidata per nove anni?
C'è poi una domanda a cui in aula non è arrivata risposta, ed è quella che riguarda direttamente Palazzo Vecchio. L'intera fascia di 150 metri dalle sponde dell'Arno è sottoposta a vincolo paesaggistico per legge, ai sensi dell'articolo 142, comma 1, lettera c, del decreto legislativo 42 del 2004: le opere previste (parco avventura, blocco di servizi igienici, strutture) restano soggette ad autorizzazione paesaggistica ai sensi dell'articolo 146 e agli eventuali titoli edilizi, che la concessione demaniale regionale non sostituisce né assorbe. Abbiamo chiesto se siano stati richiesti o rilasciati e con quali prescrizioni. Non lo sappiamo ancora. Su questo il richiamo al riparto di competenze non regge: è esattamente competenza comunale, e se dei lavori partissero senza titolo il problema sarebbe di Palazzo Vecchio, non della Regione.
Senza risposta è rimasta anche la terza domanda, quella sull'intenzione della Giunta di farsi parte attiva presso la Regione, sollecitando la valutazione dei poteri di revoca, sospensione e decadenza che gli stessi atti di concessione contemplano all'articolo 7 del disciplinare. A una domanda su una condotta possibile e prevista dagli atti si è risposto con l'auspicio generico di un coordinamento futuro.
In replica abbiamo parlato della strategia dell'opossum della Virginia, che davanti al pericolo si finge morto finché la minaccia non passa. Nell'animale è un riflesso involontario e serve a sopravvivere. In politica è una decisione, e non fa sparire i problemi: fa sparire chi dovrebbe rappresentare le persone che quel pezzo di città lo attraversano ogni giorno. Non è il primo segnale: la stessa domanda era già stata iscritta all'ordine del giorno e la Giunta non si era presentata a rispondere, mentre l'interrogazione depositata sullo stesso tema attende ancora una risposta scritta.
Perché tutto questo non è una disputa fra enti. Tra la delibera regionale che avviava il percorso e la griglia di valutazione del bando sono scomparsi i due criteri politicamente più delicati, la gratuita fruibilità degli eventi e l'esperienza tecnica e professionale dell'offerente. Alla gara è arrivata una sola offerta, che ha ottenuto sessanta punti su settanta nella parte tecnica e appena dieci su trenta in quella economica, avendo offerto il canone a base di gara (ottantacinquemila euro l'anno) senza alcun rialzo. La società aggiudicataria nel 2024 dichiarava quattordicimilacinquecento euro di fatturato, zero dipendenti e diecimila euro di capitale sociale, a fronte di un investimento annunciato superiore al mezzo milione, ed è riconducibile al gruppo Human Company, che ha chiuso il 2024 con oltre centosessanta milioni di ricavi e ha aperto una quota del proprio capitale al gruppo immobiliare statunitense Hines e al fondo di private equity Clessidra, in un'operazione da centoventi milioni. Per nove anni un tratto di sponda pubblica diventa bar, sala da ballo, parco avventura e minigolf con orari fino a mezzanotte, senza alcun obbligo di gratuità e senza garanzie di coinvolgimento del contesto residenziale e associativo.
E non è finita: entro luglio era annunciato il bando per il Lungarno Colombo, a seguire quello per la spiaggia di San Niccolò. Su quei due si è ancora in tempo.
Chiediamo perciò alla Regione Toscana di aprire un confronto reale con i Comuni e con i Quartieri prima di pubblicare i prossimi bandi, e di rimettere nei criteri la gratuità degli spazi e l'idoneità economica e gestionale di chi li amministra. Il Presidente Eugenio Giani non è il Sindaco di Firenze, e le sponde dell'Arno non sono un patrimonio da mettere a reddito sopra la testa di chi ci abita. Alla Sindaca e alla Giunta chiediamo di smettere di usare il riparto delle competenze come alibi: pretendere un'intesa formale con la Regione, verificare autorizzazioni paesaggistiche e titoli edilizi, chiedere per iscritto che nei prossimi bandi tornino gratuità, requisiti di idoneità e garanzie di fruibilità pubblica. Il fiume può essere uno spazio pubblico, gratuito e accessibile, costruito con chi lo vive: continuare a trattarlo come una concessione commerciale da rinnovare ogni nove anni è una scelta, e non è la nostra”. (s.spa.)

