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Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune): “Ex ippodromo Le Mulina: oltre mezzo milione speso e 75mila euro recuperati”

Dettagli

“Dal 2022 il Comune ha impegnato circa 544.000 euro sul complesso delle Cascine, tra interventi fatti al posto della concessionaria e l'onere della sentenza del Consiglio di Stato”
Data:

31 Luglio 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 22 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune

“L’Assessore al Patrimonio ha dato riscontro alla nostra interrogazione su costi e vigilanza dell’ente nella vicenda dell’ex ippodromo «Le Mulina». Sei domande, tre risposte. I due dati nuovi che la nota contiene vanno registrati, perché sono i primi numeri aggiornati che il Comune mette per iscritto: la concessionaria «risulta debitrice di euro 325.041,37 per canoni non pagati» e l'amministrazione ha incamerato «la somma di €. 75.000,00 a titolo di escussione della fideiussione».
Quei due numeri, però, sono un lato solo del conto. Dall’altro ci sono le spese che il Comune ha sostenuto su un bene che da undici anni è in concessione a un privato «a fini economici», e che si ricostruiscono atto per atto sul portale della trasparenza: 24.400 euro di lavori urgenti nel 2022, 976 euro per rimuovere veicoli abbandonati e 91.073 euro per rimuovere rifiuti nel 2023, 277.959,06 euro di onere derivante dalla sentenza del Consiglio di Stato del 24 ottobre 2023, 149.672,28 euro per le opere di contenimento e messa in sicurezza del 2025. Fanno circa 544.000 euro. Tradotto: per ogni euro rientrato con la fideiussione, il Comune ne ha spesi più di sette.
L’ultima di quelle voci è passata dall'aula. Il 28 luglio 2025 il Consiglio ha riconosciuto come debito fuori bilancio i 149.672,28 euro della «Fase 1» delle opere urgenti, affidate a un'impresa privata dopo che la concessionaria non aveva ottemperato all'ordinanza della Sindaca n. 71 del 28 marzo 2025. Non contestiamo la scelta di intervenire d'urgenza su edifici a rischio crollo: quella andava fatta. Evidenziamo come il Comune risulti aver dovuto fare, a proprie spese, ciò che il contratto metteva in capo a chi quel bene aveva ottenuto in concessione.
Come sia andata quel giorno lo scrive l’Amministrazione stessa. Nella determina 04495 del 18 giugno 2025 si legge che il 16 giugno la società ha contestato l'accesso dei funzionari e dell'impresa incaricata, ritenendolo «arbitrario» e «non autorizzato», e che per questo fu possibile avviare soltanto una parte dei lavori, quelli esterni al perimetro. Un cancello ha stabilito quanta parte di un bene monumentale della città potesse essere messa in sicurezza.
Su tutto questo la risposta tace. Non c’è una riga sul saldo complessivo: alla domanda su quale sia la valutazione della Giunta si replica che «la Giunta Comunale valuta prioritaria l'implementazione di ogni azione volta alla ripresa in consegna e al recupero del bene». Non c’è una riga sulla vigilanza sistematica dei beni concessi a privati, che era la sesta domanda e dava il titolo all’atto: non viene neppure menzionata. E non c’è una riga sul fatto che la vicenda non è chiusa.
Perché non lo è. Il 9 maggio 2026 la concessionaria ha notificato appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR Toscana n. 472 del 4 marzo 2026, e il Comune ha autorizzato la difesa con la determina n. 03770 del 15 maggio. L’appello investe anche l’escussione della fideiussione e l’avviso pubblico esplorativo del 23 maggio 2025; la società ha rinunciato alla domanda cautelare e l'udienza di merito è fissata al 20 ottobre. Che il Comune abbia vinto in primo grado è un fatto e lo riconosciamo. Ma un’Amministrazione che ha un secondo grado davanti dovrebbe cercare anche soluzioni politiche e amministrative, non attendere i tribunali.
Il punto politico è questo. Un bene monumentale dentro il Parco delle Cascine è stato affidato per venticinque anni a un privato perché lo «valorizzasse», e in undici anni non è stato né valorizzato né custodito: ha prodotto contenziosi, incendi, degrado e spesa pubblica. Nel frattempo quegli edifici sono diventati un riparo per persone senza dimora, e su di loro né la risposta dell’Assessore né gli atti che abbiamo letto dicono una parola che non sia sgombero o messa in sicurezza: non ci risulta alcun atto del Comune che dia conto di una presa in carico sociale e di alternative abitative per chi lì ha dormito. Si pagano errori di stagioni politiche in continuità tra loro.
Lo dicevamo il 4 marzo 2026, quando il Consiglio ha respinto la nostra proposta di un futuro pubblico per l’area (un centro equestre per l’ippoterapia, servizi per la gestione del verde e dei vivai comunali, alloggi di edilizia residenziale pubblica) preferendo l’ipotesi di un’integrazione con una fondazione pubblico-privata. Il recupero dell’ippodromo, del resto, la Giunta lo aveva già incardinato con la delibera n. 82 dell’11 marzo 2025 dentro l’obiettivo «Fondazione Cascine Bene Comune»: prima della decadenza, prima della ripresa di possesso e un anno prima di quel voto.
Le Mulina non sono in questa condizione a causa dei privati, ma per le scelte del pubblico e della politica.
Sulle Cascine serve una visione diversa, che rafforza il ruolo di Palazzo Vecchio e dei Quartieri”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

31/07/2026, 13:05

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