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Del Re (Firenze Democratica): “Delibera affitti turistici: si blocca Bellosguardo, ma non le zone universitarie vicine alle tramvia come Novoli o Careggi”

Dettagli

“Manca un’analisi politica ragionata sulle zone. E affittacamere, CAV e b&b potranno ancora essere avviati fuori area Unesco”
Data:

27 Maggio 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 3 secondi

Consiglio comunale
capogruppo firenze democratica

Descrizione

Queste le dichiarazioni della capogruppo di Firenze Democratica, Cecilia Del Re: 

“La gatta frettolosa fece i gattini ciechi”: potremmo riassumere così la delibera approvata ieri dalla giunta, e poi assegnata alla commissione consiliare per un voto da esprimere in 48 ore.

All’abbondanza di fretta - inopportuna politicamente e consona più ad un clima da crociata che da programmazione ponderata e condivisa - corrisponde la mancanza di politica. 

Ad una prima lettura, salta infatti subito all’occhio che si blocca una zona come Bellosguardo (dove ci sono case abitate e non proprio idonee all’affitto turistico, neppure facilmente accessibili per la mancanza di mezzi pubblici), ma non si bloccano le zone universitarie facilmente accessibili con la tranvia - come Careggi e Novoli - dove gli appartamenti un tempo destinati a studenti ora si trovano sul portale degli affitti turistici. Questa era peraltro un’indicazione contenuta anche in una mozione approvata nei consigli di quartiere. Ignorati, dunque, i consigli di quartiere non solo nell’esame della delibera in questione, ma anche nell’attuazione di quel loro atto di indirizzo. E non c’era poi la necessità di studi forniti dall’Università per corroborare quella che è una scelta politica, ovvero quella di riservare nelle zone sopra citate gli affitti agli studenti o ad altri utenti con contratti a medio lungo termine. Se lo studio universitario non ha indicato quelle zone, certamente poteva e doveva farlo la politica.

Così come la politica, se ragionasse in ottica d’insieme, si sarebbe dovuta porre anche il tema delle attività ricettive extralberghiere, come affittacamere, bed and breakfast e case appartamenti vacanze, che potranno ancora continuare ad essere avviate fuori area Unesco mediante una semplice scia in immobili residenziali. Il divieto potrà quindi essere bypassato trasformando quegli affitti in attività ricettive extralberghiere. Abbiamo in più occasioni proposto un emendamento in tal senso per vietare nuove aperture in tutta la macrozona A, ricalcando il meccanismo del blocco di nuovi ristoranti, ma è stato respinto dal consiglio per ben 2 volte.

Molti fanno confusione tra affitti turistici e attività ricettive extralberghiere, e comprendiamo la difficoltà della questione per i non addetti ai lavori, meno la comprendiamo per chi è deputato a prendere delle scelte. Salvo che non si siano deliberatamente volute prendere determinate scelte per continuare a consentire l’uso di case per turisti. 

Alla fretta imposta con questa delibera, non vediamo altrettanta fretta da parte della giunta nel recuperare gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sfitti. A inizio mandato erano 794, oggi sono 842 le case popolari vuote, quindi in aumento. Auspichiamo un cambio di passo su questo fronte, e invece anche stamani la maggioranza ha espresso parere negativo in commissione casa su una proposta avanzata da taluni consiglieri di minoranza che volevano aprire alla possibilità per le persone in lista di attesa per una casa popolare di vedersi assegnata una casa dando la disponibilità a ristrutturare con risorse proprie le case (in casi di lavori di modesta entità). 

Un nostro ordine del giorno - che chiedeva di istituire un tavolo anche con il tribunale di Firenze per monitorare i tempi degli sfratti e il numero di alloggi volano a disposizione - non è ancora mai stato messo all’ordine del giorno in una commissione. Era utile per unire davvero il tema casa a quello del fenomeno affitti turistici, coinvolgendo tutti i soggetti coinvolti dal tema anche esterni all’amministrazione comunale.

Si preferisce invece gli annunci ad effetto, i blitz, anche di sgombero come quello del ponte all’indiano o delle Cure, piuttosto che costruire un percorso faticoso e meno mediatico, ma capace di portare a risultati socialmente più stabili e duraturi nel tempo per affrontare l’emergenza abitativa”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

27/05/2026, 17:27

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