“Il Comune di Firenze ha partecipato a tutte le fasi del procedimento: dalla decisione di alienare l’immobile del 2008, al piano di recupero del 2018 fino all’autorizzazione paesaggistica del 2020 e alla vigilanza (tardiva) del 2026. Ha poteri pianificatori, ha la titolarità del procedimento edilizio e paesaggistico, ha poteri (e doveri!) di vigilanza, sia edilizia che paesaggistica. Inoltre, è responsabile dell’attuazione del Piano di Gestione Unesco.
E allora la domanda è inevitabile: dove è stato il Comune quando si definivano materiali, colori, altezze e destinazioni d’uso?
Perché dagli atti non risultano sopralluoghi ufficiali sui profili più rilevanti, quelli che determinano l’impatto visivo dell’intervento? Risultano invece in queste ultime settimane verifiche sui dettagli di finitura. È un rovesciamento della logica: si controlla il marginale e non il centrale.
Tuttavia, non solo l’amministrazione non esercita i poteri che le competono, viene addirittura meno agli impegni che aveva assunto con la città! Infatti, nonostante a febbraio scorso avesse riferito all’Unesco, in risposta ad una nota di chiarimento, che avrebbe convocato il Comitato di pilotaggio per valutare e analizzare l’adozione di misure mitigative dell’impatto paesaggistico dell’opera, oggi in Consiglio abbiamo appreso che ciò non avverrà. Assurdo, inspiegabile. Ci dicano a che gioco stanno giocando perché noi, ancora, non l’abbiamo compreso”.
Lo dichiarano i consiglieri Massimo Sabatini (Lista Schmidt), Matteo Chelli e Angela Sirello (FDI)
(fdr)