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Bagni pubblici chiusi, vandalizzati o non funzionanti. A Firenze il tema torna al centro del dibattito e, ancora una volta, senza risposte definitive.
A riaccendere i riflettori è il capogruppo del Movimento 5 Stelle Lorenzo Masi, che denuncia una situazione ormai cronica: da Piazza Indipendenza, dove i servizi risultano fuori uso e in stato di incuria, fino a Piazza Tasso, dove nuovi bagni sono attesi da tempo ma ancora senza sviluppi concreti.
Un problema che non è nuovo. Già nel 2025 lo stesso Masi aveva portato il tema all’attenzione dell’Amministrazione, sollecitando interventi e monitorando lo stato dei lavori nella zona UNESCO. In quell’occasione veniva annunciato il completamento di 14 interventi per oltre 1,3 milioni di euro, ma i risultati apparivano già allora limitati.
“È evidente che siamo di fronte a un problema che si trascina da anni – osserva Masi –. A distanza di un anno, le criticità sono esattamente le stesse”.
I numeri confermano le difficoltà. Secondo quanto comunicato dall’Amministrazione, sul territorio comunale risultano presenti 44 servizi igienici pubblici, ma solo 23 sono inseriti in un sistema gestionale strutturato e pienamente operativi, mentre per gli altri è ancora in corso una ricognizione per definirne modalità di gestione e funzionamento.
Non solo: risultano attualmente solo due servizi automatizzati non attivi, per i quali sono necessari interventi di riparazione particolarmente onerosi. A questo si aggiunge un problema strutturale di sostenibilità: gli incassi derivanti dall’utilizzo dei bagni coprono meno di un terzo dei costi di manutenzione.
Un quadro che si riflette direttamente sulla qualità del servizio. Le strutture chiuse o non presidiate finiscono infatti per trasformarsi in luoghi di degrado, con accessi impropri e situazioni di insalubrità.
Dal Comune arriva la conferma delle criticità: atti vandalici frequenti, costi elevati di ripristino e difficoltà nella gestione complessiva del sistema. È inoltre in corso una valutazione su nuove modalità organizzative, anche attraverso soluzioni innovative o collaborazioni con soggetti privati.
Ma per Masi non basta: “Non possiamo limitarci a fotografare le criticità. Serve un segnale chiaro e soprattutto interventi concreti”.
Nel mirino anche i sistemi attuali, ritenuti ormai superati. “Se le gettoniere vengono spaccate continuamente, come accade ad esempio in Piazza Savonarola, è evidente che il modello non funziona più. Va ripensato completamente”.
Il nodo resta quello di sempre: garantire un servizio essenziale in una città ad alta vocazione turistica, dove decoro e funzionalità dovrebbero andare di pari passo.
“Già un anno fa avevamo acceso i riflettori su questo tema – conclude Masi –. Oggi siamo ancora fermi. È il momento di passare dalle parole ai fatti”. (s.spa.)

