Armi, il PD di Firenze si schiera a difesa della Legge 185/90 e contro il DDL 885
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1 Luglio 2026
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Una netta presa di posizione a tutela della trasparenza e del ripudio della guerra sancito dall'Articolo 11 della Costituzione, che ha visto l'approvazione in Commissione 7 della risoluzione n. 849-2026, presentata dai consiglieri Enrico Ricci, Stefania Collesei, Massimo Fratini e Cristiano Balli del Partito Democratico e da Giovanni Graziani del Gruppo AVS Ecolò.
Nella risoluzione vi è la ferma contrarietà allo svuotamento dei controlli sull'esportazione di armamenti previsto dal Disegno di Legge n. 855 di iniziativa governativa, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati dopo il via libera del Senato.
“La Legge 185/90 ha rappresentato per oltre trent'anni un modello di civiltà a livello internazionale, nato dalla mobilitazione della società civile, dei sindacati e del mondo cattolico per subordinare il commercio di armi ai principi costituzionali”, dichiara il Consigliere Enrico Ricci del PD. “Sotto il pretesto di una presunta 'semplificazione amministrativa', il DDL 855 opera invece un arretramento preoccupante, spostando il baricentro decisionale verso criteri puramente politici e discrezionali a scapito della rigorosa valutazione tecnica finora garantita dall'Ufficio UAMA”.
La Presidente Collesei esprime estrema preoccupazione in merito a due punti nevralgici del provvedimento governativo: 1. la totale mancanza di un richiamo vincolante al Trattato internazionale Arms Trade Treaty (ATT), che vieta il trasferimento di armi verso Paesi a rischio di crimini di guerra; 2. l'eliminazione dei dettagli sui flussi finanziari dalla Relazione annuale al Parlamento. “Con questo atto abbiamo voluto raccogliere e fare nostro l'appello lanciato dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, composta da storiche realtà del nostro Paese quali ACLI, Amnesty International, Banca Etica, CGIL, Caritas Italiana, Greenpeace, Legambiente, Libera e Movimento Nonviolento”, dichiara la Presidente della Commissione 7 Stefania Collesei. “che ringraziamo per il costante e fondamentale lavoro di monitoraggio e sensibilizzazione svolto a tutela dei diritti umani e della sicurezza globale”.
“Cancellare la trasparenza sulle cosiddette 'Banche armate' e sui loro rapporti con le aziende militari significa privare i cittadini e le istituzioni di uno strumento fondamentale di controllo sociale sui flussi finanziari bellici”, sottolineano i firmatari “In un momento storico drammatico, segnato da una preoccupante escalation geopolitica e da una nuova corsa globale agli armamenti, è inaccettabile che le ragioni del profitto industriale o le contingenze politiche del momento prevalgano sulla verifica del rispetto dei diritti umani nei Paesi destinatari. Mentre l'esecutivo investe massicciamente nel riarmo,
parallelamente decide di smantellare i presidi di legalità e trasparenza della Legge 185/90. Più armi e meno controlli è una linea che Firenze, storica Città della Pace, rifiuta con forza”. (s.spa.)

