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Al via "Brevissime", lezioni di storia delle arti

Data:

21 Settembre 2026

Tempo di lettura:

21 minuti, 56 secondi

Descrizione

Torna il ciclo di incontri Brevissime dal 24 settembre al 3 dicembre, un appuntamento d’eccellenza che interroga il patrimonio culturale e la storia dell’arte attraverso lezioni magistrali ad alto profilo scientifico e divulgativo. La nuova edizione si concentra su una parola chiave tanto usata quanto complessa: “CAPOLAVORO”.

Secondo quali criteri, canoni, mode ed equivoci si è arrivati nei secoli a definire che cosa sia un “capo d’opera”? Dieci relatori di rilievo internazionale guidano il pubblico in un viaggio transdisciplinare che scompone e ricompone questo concetto, partendo dalla letteratura e dall'archeologia, attraversando il Rinascimento e l'architettura del Novecento, fino ad arrivare alle provocazioni del contemporaneo.

Si parte il 24 settembre al Museo Bardini con Luca Pietromarchi e la sua riflessione su Le chef d’oeuvre inconnu di Balzac. Con Crisi, la lezione che si terrà il 1° ottobre a Palazzo Corsini durante la Biennale dell’Antiquariato, Michele Dantini analizza la trasformazione del concetto di “capolavoro”, esaminando le sfide che, nei secoli, gli artisti hanno affrontato per creare opere capaci di durare nel tempo. 
Dopo la pausa a Palazzo Corsini, le lezioni tornano al Museo Bardini fino a dicembre: il 15 ottobre l’archeologo Mario Iozzo ci racconta del Rex Vasorum, ovvero il Vaso Francois, caposaldo dell’artigianato artistico greco del VI secolo a.C., mentre il 22 ottobreAldo Galli, partendo dalla pala con il Martirio di san Sebastiano della National Gallery di Londra, propone un’analisi esemplare sulla transitorietà della nozione di capolavoro . 
Il 5 novembre Cecilia Hurley con la lezione Emulare Firenze: le masterpiece rooms nei musei europei 1780-1919 ripercorre la storia delle “masterpiece rooms” che presero a modello la Tribuna degli Uffizi, e dell’impatto che queste ebbero sulla museologia del XIX secolo. La lezione sarà in inglese,con possibilità di usufruire della traduzione simultanea, previa apposita prenotazione scrivendo a brevissime@gmail.com

Il 12 novembre Luca Mattedi – “e fu veramente scuola del mondo”: i capolavori dell’arte secondo gli uomini del Rinascimento” confronta i canoni artistici odierni con quelli del Rinascimento, mostrando come la straordinarietà di un’opera venisse misurata con una sensibilità molto diversa da quella attuale. 
Il 19 novembre Roberto Dulio – Un capolavoro malinteso: la Stazione di Firenze SMN, una rilettura dell'opera iconica di Giovanni Michelucci e del Gruppo Toscano, liberata dalle sacralizzazioni critiche e dalle polemiche storiche per analizzarne la reale portata nell'architettura del Novecento.
Il 26 novembre Silvia Davoli e Adriano Aymonino – ‘Mal giudicar puossi’: i volumi di pietre di Leone Strozzi, una lezione a due voci focalizzata sui celebri Album Strozzi di fine Seicento, al confine tra natura, artificio umano, collezionismo eclettico e cultura del Grand Tour. In una conversazione a due, ci mostrano cosa un collezionista del primo Settecento intendesse per “capolavoro”.
La stagione si chiude il 3 dicembre con Cloe Piccoli – Hic sunt leones, un'esplorazione sul concetto di capolavoro nell'arte del XX e XXI secolo: da Marcel Duchamp e Andy Warhol fino a Damien Hirst, Tracey Emin e Maurizio Cattelan.

"'Siamo abituati a usare la parola 'capolavoro' come un timbro di qualità assoluto e indiscutibile, - dichiara Giovanni Bettarini, Assessore alla Cultura di Firenze - ma la realtà è che il concetto di bello cambia, si piega alle mode, spesso prende granchi presuntuosi o riscopre ciò che prima disprezzava. Questo ciclo di incontri ha il coraggio di smontare il mito per mostrarci l'ingranaggio che c'è dietro: dall'antichità fino alla stazione di Santa Maria Novella o alla banana di Cattelan. Firenze non deve essere solo il luogo dove i capolavori si venerano a occhi chiusi, ma il posto in cui si impara a sviluppare uno sguardo critico, libero da sacralizzazioni. Per questo le Brevissime si confermano un tassello fondamentale nel panorama culturale della nostra città. La capacità di unire l'alto profilo scientifico con un linguaggio accessibile e divulgativo rispecchia la visione di una Firenze che non si limita a custodire il proprio patrimonio, ma lo interroga e lo rende vivo. Questa nuova edizione, dedicata a un tema stimolante e complesso come quello del 'capolavoro', ci invita a superare i luoghi comuni sull'arte per capire come si formano i canoni estetici e il nostro stesso senso del bello. È un percorso transdisciplinare straordinario che valorizza luoghi d'eccellenza come il Museo Stefano Bardini e Palazzo Corsini, offrendo ai cittadini e ai tanti giovani, grazie anche a lodevoli iniziative come il 'biglietto sospeso', un'occasione unica di approfondimento e crescita culturale."

 

"Gestire e dirigere i musei civici di Firenze significa fare i conti ogni giorno con la 'tirannia del capolavoro': quelle quattro o cinque opere iconiche che oscurano collezioni e percorsi straordinari – aggiunge Carlo Francini, Direttore dei Musei Civici Fiorentini - . Il valore di Brevissime sta proprio nel farci da contravveleno. Ci ricorda che l'idea stessa di capolavoro è un concetto dinamico, figlio di mode, intuizioni, collezionismi bizzarri e perfino abbagli storici. Ripercorrere questa metamorfosi — fino ad arrivare alle provocazioni del contemporaneo — non è una speculazione accademica, ma una lezione di libertà dello sguardo che aiuta noi a valorizzare meglio i nostri musei e i visitatori a non fermarsi alla solita superficie".

 

 

 

Museo Stefano Bardini (Piazza de’ Mozzi 1, Firenze) 
Palazzo Corsini (Lungarno Corsini, 10, Firenze – solo l'incontro del 1° ottobre)

Biglietti vendibili solo online su Eventbrite : acquisto biglietti 

tutto il programma brevissime autunno




 

Info T. 055 2342666
brevissime@gmail.com
IG @brevissime / FB Brevissime ETS

Press contact: Studio Ester Di Leo ufficiostampa@studioesterdileo.it+ 39 3483366205

 

 

PROGRAMMA

 

Giovedì 24 settembre 2026
18.45-19.30
Luca Pietromarchi

 

Il Capolavoro sconosciuto: Balzac, Proust, Picasso

Le Chef-d’œuvre inconnu è uno dei più celebri racconti di Balzac, pubblicato nel 1831. La vicenda ruota attorno al quadro che il grande maestro Frenhofer sta componendo da dieci anni nel segreto del suo studio. L’elaborazione di quest’opera misteriosa, che suscita la curiosità di tutta Parigi, è anzitutto il pretesto per una straordinaria meditazione sui rapporti tra riflessione astratta e applicazione tecnica nell’intento di cogliere, e quindi rappresentare, l’essenza della realtà, intesa non più come forma, ma come idea. Il capolavoro di Balzac, tra i testi letterari più meditati dall’estetica moderna, potrebbe alla fine intendersi come lavoro - nel senso di opera - che obbliga la tradizione a ripensarsi da capo.

 

LUCA PIETROMARCHI

Insegna Letteratura francese all’Università Roma Tre, di cui è stato rettore. Le sue pubblicazioni dedicate all’Ottocento francese contano saggi e articoli su Balzac, Nerval, Flaubert e Baudelaire, di cui ha procurato un commento integrale dei Fiori del male (Marsilio 2007). Attualmente sta preparando un’ampia antologia della Corrispondenza di Flaubert.

 

Giovedì 1 ottobre 2026

18.15-19.00
Salone del Trono, Palazzo Corsini, Firenze

Michele Dantini

 

Crisi

Affermatosi nel significato attuale nel corso del Settecento, il termine “capolavoro” conosce la sua massima fortuna quando l’arte si distacca dal culto, appunto nell’epoca dei “lumi”, e le opere d’arte sono misurate dai nuovi criteri del “gusto”. Scorgiamo qui un paradosso. Il requisito settecentesco della “squisita fattura” può bastare perché un’opera sia rubricabile come “capolavoro”? 
A caratterizzare il “capolavoro”, in origine, non sono questioni riduttivamente estetiche ma la più ampia rilevanza pubblica: “capolavoro” è quell’opera d’arte, insigne, bella e insieme eloquente, in cui tutta una comunità si riconosce. Se l’arte diviene semplice articolazione del “gusto” di pochi potrà mai, seducente o dilettevole quanto si vuole, ambire al rango di “capolavoro”?

La categoria storica della “crisi” si associa così strettamente alla fortuna del termine “capolavoro”: perché tanto più impaziente l’attesa del “capolavoro” quanto più forte la percezione della crisi della pittura di storia e di religione.  L’artista moderno, ci si chiede, sarà in grado di creare “capolavori” pronti a sfidare il Tempo, come i suoi Mentori e Predecessori? O invece le immagini non sono che manufatti di lusso destinati all’irrilevanza, trascorsa la breve stagione della notorietà?
“Capolavori” o (più banalmente) merci destinate al raffinato consumo individuale?

 

MICHELE DANTINI

Professore Ordinario di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università per Stranieri di Perugia e Visiting Professor presso IMT Scuola di Alti Studi, Lucca. Laureatosi e addottoratosi presso la Scuola Normale di Pisa, si interessa di storia dell'arte del XX e del XXI secolo con particolare riferimento alle avanguardie e neoavanguardie europee e americane; al problema delle continuità e discontinuità tra primo e secondo Novecento; alla definizione del modernismo italiano considerato nelle sue specificità storiche e in relazione alle diverse linee di ricerca internazionali; ai rapporti tra storia dell’arte, storia della critica e storia della cultura; infine alle agende post-coloniali di ricerca e a questioni relative ai processi che vanno sotto il nome di “globalizzazione” nell’arte del XXI secolo. 

 

Giovedì 15 ottobre

18.45-19.30
Mario Iozzo

 

Il Vaso François, Rex Vasorum

Firenze, la città dei molti capolavori medievali e rinascimentali, vanta anche uno dei massimi capisaldi dell'artigianato artistico greco del VI sec. a.C., il Vaso François. Rinvenuto in una tomba etrusca principesca, il Rex Vasorum è una summa della mitologia ellenica, una vera enciclopedia di storie religiose, a volte truculente, a volte umoristiche, ma tutte dal profondo valore etico: non a caso viene considerato la "Bibbia della mitologia classica".

 

MARIO IOZZO

Laureato in Archeologia e Storia dell’Arte Greca all’Università di Firenze, si è perfezionato in quella di Pisa e specializzato presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene, conseguendo poi il Dottorato di ricerca nelle Università Toscane Consorziate.

Dal 1987 archeologo in servizio nel Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, di Villa Corsini a Castello e funzionario nella Direzione Regionale Musei della Toscana dal 2015 al 2024.

Ha condotto e diretto campagne di scavo in Calabria, Sardegna, Toscana, a Creta (Gortina, Hagia Triada) e in Peloponneso (Pallantion, Tegea); ha effettuato studi a Corinto (American School of Classical Studies at Athens) e Atene (Museo Archeologico Nazionale e Scuola Archeologica Italiana).

È autore di numerosi articoli scientifici, un gran numero di schede di catalogo e di alcune monografie.

 

Giovedì 22 ottobre 2026
18.45-19.30

Aldo Galli

 

“Fu quest’opera la piú lodata che Antonio facesse già mai”.

Il Martirio di san Sebastiano della National Gallery di Londra

L'enorme pala con il Martirio di san Sebastiano, che Giorgio Vasari giudicava il vertice assoluto della carriera di Antonio del Pollaiolo, costituisce dal 1857 uno dei pezzi forti della collezione di dipinti italiani alla National Gallery di Londra. La vendita e l’esportazione di questo quadro famoso, che per quasi 300 anni era rimasto sull’altare della cappella Pucci alla SS. Annunziata, suscitarono vivaci polemiche tanto in Italia quanto in Inghilterra; eppure, al pubblico londinese dell'Ottocento l'opera non piacque. Di lì a poco, saranno invece i ritratti femminili dello stesso artista - di formato assai minore, di destinazione privata e fino a quel momento praticamente ignorati - ad accendere l’entusiasmo della società elegante del XIX secolo, fino a divenire vere icone di stile e a ispirare direttamente i pittori del tardo Ottocento. L’arte dei fratelli Pollaiolo si offre dunque a una riflessione esemplare sulla transitorietà della nozione di capolavoro e sui suoi ambigui intrecci con la storia del gusto e le istanze della contemporaneità.

 

ALDO GALLI

Aldo Galli (Parma 1967) è professore ordinario di Storia dell’arte moderna all'Università degli Studi di Trento. I suoi interessi e le sue ricerche sono principalmente rivolti alla scultura e alla pittura del Tardo Medioevo e del Rinascimento in Toscana, Liguria, Emilia, Lombardia e Veneto e si sono tradotti in numerosi saggi pubblicati sia in riviste scientifiche che in volumi collettivi, oltre che nei libri su I Pollaiolo (Milano, 2005) e su Lorenzo Ghiberti (Firenze-Roma 2005). Tra le molte mostre cui ha collaborato o che ha curato si ricordano: Mantegna (Parigi, Louvre, 2008-2009); Da Jacopo della Quercia a Donatello. 

 

Giovedì 5 novembre 2026
18.45-19.30

Cecilia Hurley

 

Emulare Firenze: le masterpiece rooms nei musei europei 1780-1919

In un memorandum del 1780, Giuseppe Pelli Bencivenni e Francesco Piombanti dichiararono che da quel momento in poi la Tribuna degli Uffizi doveva contenere i dipinti e le statue più perfette poiché quel luogo era ideale per esporre “i capi d’opera dell’arte”. Era nata la ‘stanza dei capolavori’. Meno di un secolo più tardi, altri quattro musei europei inaugurarono le proprie stanze dei capolavori riferendosi esplicitamente al modello fiorentino. Ognuno di essi interpretò il modello originale a modo proprio e ognuno vi inserì la propria idea di capolavoro. 

In questo intervento, Cecilia Hurley esaminerà la storia di questi capolavori e in seguito delle stanze che li ospitarono e dell’importanza che ebbero per la storia dei musei del XIX secolo. 

 

CECILIA HURLEY 

Ha studiato latino e greco all’Università di Oxford, prima di conseguire un dottorato presso l’Università di Neuchâtel con una ricerca dedicata ad Aubin-Louis Millin e alla tutela del patrimonio francese durante la Rivoluzione francese. Il volume nato da questo lavoro, Monuments for the People, pubblicato nel 2013, è stato insignito della medaglia d’oro dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Ha successivamente conseguito l’habilitation à diriger des recherches presso l’Università di Lione II con uno studio sulle sale dei capolavori nei musei europei. Cecilia Hurley è Reader e Senior Researcher presso l’Università di Neuchâtel, nonché professoressa e ricercatrice all’École du Louvre. 

 

Giovedì 12 novembre 2026
18.45-19.30

Luca Mattedi

 

“e fu veramente scuola del mondo”: i capolavori dell’arte secondo gli uomini del Rinascimento

Nel linguaggio comune il termine “capolavoro” indica un’opera eccezionale, straordinaria, riconosciuta come vertice assoluto della creatività artistica. Noi tutti oggi saremmo in grado di stilare una lista di almeno cinque grandi capolavori dell’arte, spaziando dalle epoche più antiche fino all’età contemporanea; ma quali venivano considerate tali dagli uomini del Rinascimento? La conferenza propone una riflessione sul concetto di “capolavoro” mettendo a confronto la sensibilità odierna con quella della società rinascimentale. Attraverso testimonianze letterarie, cronache, guide di viaggio, trattati e scritti d’artista, verranno indagati i manufatti che tra Quattro e Cinquecento suscitavano più di tutti meraviglia, ammirazione e stupore, così come quelli ritenuti modelli insuperabili da studiare e imitare, imprescindibili nella formazione degli artisti: antichità celebrate per la loro bellezza e per la loro perfezione formale, immagini sacre oggetto di maggior venerazione, fino alle creazioni più innovative del proprio tempo. Da questa narrazione emergerà una geografia del gusto molto diversa da quella che siamo oggi abituati a riconoscere, e che invita a osservare l’arte del Rinascimento attraverso gli occhi di chi la visse.

 

LUCA MATTEDI

Storico dell’arte da poco addottoratosi presso l’Università di Trento, specializzato nella cultura figurativa toscana medievale e rinascimentale. Si è formato nelle università di Trento e di Firenze. È stato borsista presso la Fondazione Roberto Longhi, interessandosi a problematiche relative alla pittura veronese e mantovana di primo Cinquecento. È stato borsista presso la Fondazione Federico Zeri di Bologna, dove si è occupato dello studio e della catalogazione del fondo fotografico dello studioso americano Everett Fahy (pittura toscana del XV e del XVI secolo).

Ha collaborato con diversi musei italiani in progetti volti alla divulgazione storico-artistica e da qualche anno tiene lezioni presso le università di Trento e di Bologna. In veste di relatore ha partecipato a numerosi convegni e conferenze. 

 

Giovedì 19 novembre 2026
18.45-19.30

Roberto Dulio

 

Un capolavoro malinteso: la Stazione di Firenze SMN

La stazione di Firenze Santa Maria Novella è un capolavoro dell’architettura italiana tra le due guerre. Nasce tra accese polemiche, contrasti ed esaltazioni categoriche: turbolenze che ne accompagnano il destino per anni, fino a fissarne l’immagine di feticcio di un malinteso razionalismo italiano. L’abusata sacralizzazione critica ha costituito per mezzo secolo un vero e proprio ostacolo all’analisi testuale dell’edificio e alla conoscenza approfondita della sua storia. La stazione di Giovanni Michelucci e dei suoi giovani collaboratori del Gruppo Toscano è in realtà un nodo critico e una svolta dell’architettura italiana e internazionale. L’edificio rappresenta in termini efficacissimi l’ambiguo rapporto del fascismo con l’architettura e allo stesso tempo materializza l’eccezionale talento costruttivo di Michelucci, capace di misurarsi con la storia e la materia viva del costruire toscano, senza rinunciare al confronto con la modernità. 

 

ROBERTO DULIO

Roberto Dulio è professore associato di Storia dell’architettura al Politecnico di Milano - DABC. Si occupa della cultura architettonica moderna e contemporanea e dei suoi rapporti con l’arte e la fotografia. Ha curato mostre, pubblicato libri e saggi; è stato redattore della rivista ‘L’architettura cronache e storia’ ed è collaboratore di altre testate tra le quali ‘Casabella’ e ‘Domus’, oltre che del supplemento domenicale del ‘Sole 24 Ore’. È Delegato della Rettrice del Politecnico di Milano per il Sistema Archivistico, Bibliotecario e Museale. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Aldo Rossi. 

 

Giovedì 26 novembre 2026
18.45-19.30

Silvia Davoli e Adriano Aymonino

 

‘Mal giudicar puossi’: i volumi di pietre di Leone Strozzi 

Negli ultimi anni del Seicento, il collezionista di origini fiorentine Leone Strozzi colloca al centro della sua Wunderkammer romana due volumi che custodiscono una straordinaria raccolta di sottilissime lastre di marmi antichi romani e pietre dure fiorentine, destinati a suscitare l’ammirazione di viaggiatori come Bernard de Montfaucon, Montesquieu e il Président de Brosses: i celebri Album Strozzi. Sul frontespizio del secondo volume Strozzi fa trascrivere un verso dell’Orlando Furioso, nel quale Ariosto si domanda quale eccellenza sia maggiore: quella della natura o quella dell’artificio umano. È una tensione che attraversa la cultura europea tra Sei e Settecento e che negli Album Strozzi trova una delle sue espressioni più affascinanti. Attraverso la storia di questi volumi, dalla loro ideazione alla loro scomparsa e, infine, alla loro riscoperta secoli dopo, la lezione, tenuta a due voci, accompagnerà il pubblico in un viaggio tra collezionismo, studi geologici e cultura del Grand Tour, per interrogarsi su una domanda ancora attuale: che cosa significava, per un grande collezionista della fine del Seicento, creare un capolavoro? La risposta risiede in un oggetto capace di incarnare, senza risolverla, la sfida tra ciò che la natura offre e ciò che l’ingegno umano sa creare. 

 

SILVIA DAVOLI
Silvia Davoli è Senior Curator a Strawberry Hill House & Garden, Londra, una posizione sostenuta dalla Rothschild Foundation, e Research Associate all’Università di Oxford. Si specializza nella storia del collezionismo e del gusto, nella cultura materiale dei secoli XVIII e XIX, e nel Gothic Revival. Ha curato mostre tra cui recentemente Henry VIII’s Lost Dagger: From the Tudor Court to the Victorian Stage (Strawberry Hill, 2025-2026) e ha pubblicato ampiamente su reti antiquarie e pratiche collezionistiche in Gran Bretagna, Italia e Francia.

 

ADRIANO AYMONINO

È professore associato e direttore del Master in Art Market and the History of Collecting all’Università di Buckingham in Inghilterra. In passato è stato Head of Research per la Commission for Looted Art in Europe e fellow del Warburg Institute, del Getty Research Institute, di Yale University e della Huntington Library. I suoi interessi sono legati soprattutto alla ricezione della tradizione classica, alla storia del collezionismo, alle culture del Grand Tour e alla teoria e pedagogia dell’arte in epoca moderna.

 

Giovedì 3 dicembre 2026
18.45-19.30

Cloe Piccoli

 

Hic sunt leones 

Perché e per chi alcune opere sono capolavori ? Cosa è un capolavoro? Chi lo definisce? Luoghi, epoche, contesti, sguardi, concetti e visioni trasformano costantemente l’idea del capolavoro, così come quella dell’artista e del pubblico, del maestro e dell’allievo. Per cercare di orientarci in questo dedalo di indizi e meraviglie, devoti, sempre, all’arte e alle sue infinite suggestioni interrogheremo i numi tutelari del processo di creazione contemporanea. Ne seguiremo le tracce, cercando di districarci, attraverso quelli che sono inequivocabilmente considerati (da alcuni) i più importanti capolavori del XX e XXI Secolo: da Ruota di bicicletta di Marcel Duchamp (1913) a Jimson Weed/White Flower No. 1 di Georgia O’ Keefee (1932), Flowers di Andy Warhol (1964), Rabbit di Jeff Koons (1986), Untitled (I shop therefore I am) di Barbara Kruger (1987); The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living di Damien Hirst (1991); My Bed di Tracey Emin (1998) e All di Maurizio Cattelan (2007). 

 

CLOE PICCOLI

È critica, curatrice e docente di arte contemporanea la cui pratica si sviluppa attraverso importanti istituzioni internazionali, fondazioni e piattaforme culturali. Il suo approccio curatoriale opera come un dispositivo critico che connette arte contemporanea, architettura e design, dando forma a mostre, programmi pubblici e produzioni site-specific attraverso una prospettiva interdisciplinare. Ha realizzato progetti e mostre per alcune delle principali istituzioni internazionali del sistema dell’arte contemporanea, tra cui MAXXI Roma, PS1/MoMA New York, Museo del Novecento, Triennale Milano, Fondazione ICA Milano e Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Ha sviluppato progetti culturali di rilievo per brand internazionali del lusso, tra cui Christian Dior, per il quale ha ideato il The Christian Dior Award (Triennale Milano, 2013), e Acqua di Parma, dove ha ricoperto il ruolo di Direttrice Artistica per i progetti di arte contemporanea (2014–2017). Per Rinascente ha curato interventi site-specific sulle facciate in Piazza Duomo a Milano. Scrive per La Repubblica, inclusi i suoi supplementi culturali Robinson, D, U e Door, di arte contemporanea, architettura, design e moda. 
A luglio 2026 è stata nominata Direttrice Artistica di miart per il triennio 2027-2029.

 

 

 

 

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la presentazione di Brevissime
Ultimo aggiornamento:

21/09/2026, 14:42

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