Sollicciano, SPC: "Se anche l'acqua diventa una pena. La Sindaca faccia valere il suo ruolo"
Dettagli
25 Maggio 2026
5 minuti, 1 secondo
Descrizione
Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune e Giulia Marmo - Sinistra Progetto Comune Quartiere 4
"C'è un posto, al confine tra Firenze e Scandicci, dove anche l'acqua è diventata un problema, ed è il carcere di Sollicciano: un istituto pubblico, gestito dallo Stato italiano, che fa parte del Quartiere 4 e del Comune di Firenze. Eppure lì, da anni, l'acqua d'estate scarseggia ed è calda, d'inverno resta fredda perfino per lavarsi: adesso si aggiunge un nuovo allarme.
Tra alcuni detenuti sono comparsi febbre ed eruzioni cutanee: il sospetto riguarda l'acqua dei rubinetti delle celle — la stessa usata quotidianamente per lavarsi e, da chi non può permettersi la minerale dal sopravvitto, anche per bere. Il Garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani ha già trasmesso la segnalazione alla direzione del carcere, al Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria e al Servizio sanitario della Regione. Alcune persone sarebbero in cura con antibiotici, ma i sintomi non sembrano diminuire. La segnalazione arriva pochi giorni dopo la presentazione della relazione annuale del Garante al Consiglio Regionale: Sollicciano al 158% di sovraffollamento, cinque suicidi nel 2025, cento trentatré tentativi, mille trecentotré atti di autolesionismo in un anno.
Non è la prima volta che la Casa Circondariale torna alla nostra attenzione in queste settimane. Il quadro strutturale in cui si inserisce l'emergenza acqua è noto: un Tribunale di Sorveglianza che il 17 febbraio 2026 ha sollevato alla Corte Costituzionale la questione di legittimità dell'art. 147 del codice penale, sostenendo che le condizioni di Sollicciano configurano un trattamento inumano e degradante — con il Ministero della Giustizia già inadempiente a due solleciti e ottanta giorni di tempo per presentare un piano.
Il carcere non dipende dal Comune di Firenze e qui è dove il riflesso automatico si insedia: non è affare nostro. Ma il nostro Ente è già dentro Sollicciano. L'ultima determina — DD 02394 del 31 marzo 2026 — riguarda la co-progettazione di animazione culturale e socializzazione nella struttura. Sono almeno dodici gli atti comunali che riguardano servizi e progetti interni: laboratori di riparazione biciclette, orti urbani, progetto ICARE per la rigenerazione della periferia ovest. Il Comune firma protocolli d'intesa, co-progetta servizi, allestisce laboratori: lo ha fatto anche due mesi fa, non è un soggetto estraneo.
C'è poi un nodo istituzionale che la Giunta non può ignorare. La Sindaca presiede — attualmente nella persona dell'Assessore delegato — la Società della Salute di Firenze, il consorzio pubblico tra Comune e ASL Toscana Centro che governa la salute territoriale. Il Comune detiene due terzi delle quote dell'Assemblea dei Soci. È l'ASL Toscana Centro a erogare concretamente i servizi sanitari dentro Sollicciano: medici, infermieri, psichiatri, continuità terapeutica. Lo Statuto della SdS assegna ai Comuni "una responsabilità diretta nella tutela della salute e del benessere sociale" sull'intera popolazione del territorio — incluse le persone detenute. Il Comune ha peraltro già firmato un protocollo interistituzionale per la continuità terapeutica dei detenuti in uscita: ha riconosciuto formalmente la propria corresponsabilità nella salute di chi è ristretto a Sollicciano. Quella corresponsabilità ora va esercitata.
Non chiediamo alla Sindaca di commissariare il Ministero della Giustizia. Chiediamo che eserciti il ruolo che il suo statuto le assegna. Tre cose concrete: attivare, attraverso la SdS e l'ASL Toscana Centro, una richiesta urgente di analisi della potabilità dell'acqua, con coinvolgimento di ARPAT se necessario, e renderne pubblici gli esiti; convocare l'Assemblea dei Soci della SdS per aggiornare il Piano Integrato di Salute sui fabbisogni della popolazione detenuta, che rappresentano una diseguaglianza sanitaria di palmare evidenza nel territorio cittadino; farsi portavoce — dalla Conferenza Regionale delle SdS alla Conferenza Aziendale dei Sindaci — della richiesta di intervento strutturale su Sollicciano, che il Garante Fanfani chiede da anni e che la Corte Costituzionale dovrà presto valutare se imporre per via giurisdizionale.
Raccontare ancora una volta Sollicciano rischia di sembrare inutile. La discussione pubblica si accende qualche giorno, poi si spegne dentro il solito riflesso: chiudere il carcere. È comprensibile. Non è sufficiente. Una comunità civile dovrebbe reagire proprio quando una situazione sembra diventata normale, inevitabile, perfino sopportabile. Il problema non è solo un carcere che cade a pezzi: è l'assuefazione collettiva davanti al degrado umano che lo Stato stesso produce. Nominare questa assuefazione, rifiutarla, tradurla in richieste precise e verificabili — è la sola forma di pressione che abbia senso.
Il diritto alla salute non finisce ai cancelli di un carcere". (fdr)

