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Palazzo Giovane, Palagi (SPC): "Un centro giovani non può pagarlo un ristorante"

Dettagli

"Il Comune non mette un euro e dentro si paga tutto: corsi, sala prove, stanze per le associazioni”
Data:

28 Agosto 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 56 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune

"Palazzo Giovane è un edificio del Comune in vicolo Santa Maria Maggiore, a duecento metri dal Duomo. Dal 2014 ospita ZAP, uno dei centri che Palazzo Vecchio elenca sul proprio portale dedicato alle politiche giovanili: sale per i corsi, una sala prove, stanze usate dalle associazioni, e un ristorante con ingresso indipendente su piazza dell'Olio.

La gestione era affidata a un soggetto esterno con una concessione, cioè il contratto con cui il Comune affida a qualcun altro l'uso e la gestione di un proprio immobile: è scaduta nel novembre del 2025, è stata prorogata senza gara fino al 31 agosto di quest'anno, e il 21 agosto Palazzo Vecchio ha firmato l'atto che avvia la gara vera e propria per assegnarla di nuovo, per i prossimi quattro anni.

Il punto è che negli atti di quella gara l'attività principale non è il centro giovani. È il ristorante. Il codice merceologico con cui Palazzo Vecchio ha classificato l'affidamento è quello dei servizi di ristorazione con cameriere, scelto perché è l'attività economicamente prevalente. E nel piano dei conti allegato alla gara, su quasi 4,8 milioni di euro di ricavi previsti in quattro anni, 3,7 milioni vengono dal bar e dal ristorante e poco più di un milione da tutto ciò che riguarda le ragazze e i ragazzi.

Non è una nostra interpretazione: è scritto nero su bianco. Il modello, dicono le carte, prevede che «i proventi economico-commerciali derivanti dal servizio di ristorazione e bar finanzino e garantiscano la copertura dei costi» delle attività culturali, formative e aggregative. Tradotto: se il ristorante non incassa, il centro giovani non c'è. Sul bilancio comunale, per quello spazio, non è previsto un euro.

E dentro si paga tutto. Il piano economico della gara mette in conto 200 euro per ciascun corso di formazione, 180 per un laboratorio continuativo di street art, 10 euro l'ora per la sala prove, da 80 a 100 euro al mese per una postazione di lavoro condivisa, 150 euro al mese a un'associazione per avere una stanza. L'unico beneficio previsto per chi ha meno di 35 anni è uno sconto del 15% sulle consumazioni al bar.

C'è poi la questione del valore. La commissione del Comune che valuta gli immobili ha stimato in 165.000 euro l'anno quanto varrebbe quello spazio sul mercato; la base d'asta è di 10.000 euro l'anno. La differenza, 620.000 euro in quattro anni, compare negli atti alla voce «vantaggio finanziario» per chi vincerà. Va detto che nella concessione fino a oggi in vigore di canone non ce n'era affatto: da questo punto di vista si fa un passo avanti. E non contestiamo lo sconto: uno spazio pubblico per i giovani deve essere a carico della collettività, ed è normale che sia così. Chiediamo però quale è il corrispettivo politico immaginato per questo trattamento.

C'è infine la parte che ci preoccupa di più, ed è quella delle associazioni. Il piano dei conti della gara mette in conto quattro fra associazioni ed enti del Terzo settore paganti, e per quanto ci risulta quelle stanze sono oggi usate da realtà associative, anche studentesche. Le regole della nuova gara consentono a chi vince di darle in uso o di sub-concederle anche a pagamento, a tariffe genericamente «calmierate rispetto ai valori di mercato», senza che il Comune fissi alcun tetto e senza che fra quelle realtà e Palazzo Vecchio esista più alcun rapporto. Le stesse regole vietano di dare in subappalto il bar e il ristorante, considerati prestazioni essenziali, e lo consentono invece per le attività culturali, artistiche e formative. La finalità pubblica è cedibile, l'attività commerciale no.

Fratelli d'Italia ha sollevato il caso chiedendo un canone più alto e lamentando che le proposte siano rivolte «perlopiù a studenti» anziché alla residenza in centro. Non è la nostra posizione. Il centro storico non si difende svuotandolo di giovani: si difende tenendoci dentro spazi pubblici veri. Il problema non è che a Palazzo Giovane ci siano troppe studentesse e troppi studenti, è che l'unico spazio pubblico per i giovani dentro l'area riconosciuta dall'Unesco viene tenuto in piedi da un ristorante invece che da una scelta di bilancio. È lo stesso schema che vediamo tornare ovunque: quando il patrimonio pubblico potrebbe servire a un bisogno sociale, si sceglie di metterlo a reddito e lo si chiama «valorizzazione».

Chiederemo di portare il tema al centro di una commissione dedicata". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

28/08/2026, 14:49

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