Multiutility, Bambagioni (Commissione Controllo): “Ato diffida il gestore, taglia costi non dovuti e non valida gli investimenti. Il Comune, controllore e azionista, deve chiarire”
1 Settembre 2026
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“Non siamo più davanti a opinioni. Siamo di fronte ad atti formali dell’autorità che gestisce il contratto per conto dei Comuni. E Ato, con numeri e atti, conferma tutte le criticità che abbiamo rilevato negli anni. Il 27 gennaio Ato Toscana Centro ha, infatti, aperto una contestazione contrattuale a Plures per l’articolo 37. Cioè: non ha fornito i dati per formare la tariffa. Con tanto di diffida a dieci giorni. Lo si apprende da dei documenti emersi in questi giorni”. Così Paolo Bambagioni, consigliere della Lista civica Eike Schmidt e presidente Commissione Controllo.
Per Bambagioni quel verbale chiude un cerchio aperto in Commissione Controllo. “Il 16 giugno la presidente e il direttore di Ato ci avevano detto che mancavano pezzi sostanziali. Ora sappiamo anche quali. Manca la pezza d’appoggio per il 4% di crescita che Firenze applica, ma manca anche il registro dei beni su cui si calcolano venti milioni di ammortamenti e interessi, mancano gli elenchi di mezzi e personale, manca il confronto tra 2024 e 2025, manca il giudizio sulla congruità dei prezzi tra società dello stesso gruppo. È questo il modo di gestire i servizi pubblici?”.
“Ed è proprio l'ultimo punto a pesare di più – sottolinea Bambagioni –. Con lo scorporo, la parte rifiuti finisce nella nuova società ma tanti servizi restano nella holding, che poi li rifattura. Quanto ci costerà non è dato saperlo”.
Il secondo pilastro è una relazione esterna chiesta da Ato. “Il tecnico incaricato dall’autorità scrive che il gestore sposta in Tari costi che non ci dovrebbero stare: consulenze di gruppo, comunicazione istituzionale, funzioni centrali della multiutility. Punti anche questi da noi sottolineati con ampio anticipo. E lo fa, inoltre, con una separazione contabile che viene dichiarata ma che non si riesce a verificare”.
“Stessa musica per il piano 2026-2029 – aggiunge Bambagioni –. L’autorità lo giudica non valutabile, quindi non validabile. Solo tabelle aggregate per macro capitoli, senza dettaglio. Così non si può approvare nulla”.
“Ato mette nero su bianco che i maggiori costi sono ‘endogeni’, causati da scelte organizzative del gestore. E infatti cosa chiede Ato? Non più soldi, chiede di tagliare e di essere più efficienti”.
Intanto il contenzioso va avanti. “Il gestore è andato al Tar contro le regole che decidono quanta parte dei ricavi dai materiali venduti torna in bolletta, e a gennaio ha impugnato anche la revisione del 2025. Il comitato tecnico del contratto, il 20 aprile, ha scritto che le scelte di Ato sono corrette e rispettano Arera. Il Comune di Firenze, nonostante quanto emerso, tace”.
“Il 22 giugno avevo presentato la relazione di Ato del 29 aprile. E avevo reso pubblico ciò che ancora non lo era: costi passati da 45 a 50 milioni, +10,9% in un anno, consulenze totali da 4,2 milioni di cui 3,9 giudicate non ammissibili, dentro c'erano 2,2 milioni per digitalizzazione, poi corporate, contratti, comunicazione, fuori dal perimetro del servizio. Il giudizio di Ato era: approccio non conforme, non si può validare, serve tutela dell'utente e prudenza. Chiedevo al Comune di Firenze di farsi sentire, di fermare aumenti ingiustificati, di dire se le agenzie di rating sono state informate del disallineamento tra bilancio del gestore e prescrizioni del regolatore”.
“Oggi il quadro è perfino più grave di giugno – conclude Bambagioni –. Ato contesta, diffida, stralcia costi, boccia il piano. La politica che deve controllare e che è anche azionista tace. Non è più accettabile”. (s.spa.)

