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Montedomini, Palagi (SPC): “L'Azienda si assume tutta la responsabilità, ma l'assenza è del Comune”

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“Non un euro sarà incassato fino al 2031 per via Guelfa 81. Non ci sono capri espiatori possibili”
Data:

18 Agosto 2026

Tempo di lettura:

7 minuti, 28 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune

“Le responsabilità di quanto avvenuto in via Guelfa 81 non si cercano nelle firme: si cercano nelle regole. Il Comune di Firenze è socio di maggioranza dell'ASP Firenze Montedomini, nomina tre amministratori su cinque del suo Consiglio di Amministrazione, esprime un componente della commissione che assegna gli immobili e dispone, per Statuto, di poteri di controllo sull'Azienda. La Sindaca e la Giunta non possono quindi presentarsi come spettatrici di una vicenda interna a un ente vigilato: non esercitare quei poteri è stata una scelta politica, che viene da lontano.

Ringraziamo l'Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Montedomini per averci trasmesso una parte importante della documentazione richiesta dal nostro gruppo consiliare anche in pieno agosto. Lo esplicitiamo subito, perché è il punto di questa nota: chi cercasse adesso un nome su cui scaricare tutto (un dirigente, un funzionario, una firma) sceglierebbe la strada più comoda e più sbagliata. Le carte descrivono un'operazione in cui ogni passaggio è avvenuto dentro regole scritte, approvate e mai contestate da chi aveva il potere e il dovere di farlo. Il problema non è chi ha applicato quelle regole: è chi le ha volute così, e chi non ha mai chiesto di cambiarle.

Partiamo dalle assenze, che l'Azienda stessa certifica per iscritto. Non esistono «deliberazioni del Consiglio di Amministrazione o altri atti di indirizzo relativi alla destinazione turistico-ricettiva» degli immobili, né per via Guelfa 81 né per via Guelfa 77. Non esiste comunicazione preventiva al Comune ai sensi dell'articolo 5 dello Statuto, perché il caso, «essendo una locazione immobiliare, non è soggetta alla preventiva comunicazione». Non esiste corrispondenza con il conduttore sull'attivazione di attività ricettive. E lo stesso ci scrive il Comune: rispondendo a un nostro parallelo accesso agli atti, il 17 agosto la Direzione Servizi Sociali attesta che al proprio protocollo non constano comunicazioni pervenute dall'ASP ai sensi dell'articolo 5 dello Statuto, né risultano «istruiti o proposti» atti di indirizzo verso l'Azienda «in materia di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare». L'assenza, insomma, non è un'accusa nostra: la certificano per iscritto entrambe le due parti. 

Tradotto in parole semplici: per destinare al turismo due appartamenti pubblici nel centro di Firenze non serviva un voto del Consiglio di Amministrazione, non serviva informare Palazzo Vecchio, non serviva nessuna autorizzazione successiva. Bastava un bando con il suo allegato. Se le regole di un ente pubblico di assistenza permettono tutto questo senza che nessun organo collegiale si pronunci, il problema sono le regole — e le regole sono responsabilità di chi governa, non di chi le applica.

La destinazione turistica era infatti già scritta nell'allegato E del bando, la bozza di contratto approvata con la determinazione n. 83 del 22 maggio 2025, il cui articolo 13, identico nel contratto poi firmato, recita: «in considerazione della ubicazione degli immobili in zona di elevato interesse turistico, il locatore consente sin d'ora al conduttore – direttamente o mediante l'intermediazione di soggetti terzi – di destinare gli immobili oggetto di locazione strutture ricettive extra-alberghiere». Il corpo del bando, dieci pagine, non nomina mai il turistico-ricettivo: la deroga si trova solo nell'allegato contrattuale. E che la finalità fosse chiara a chi doveva capirla lo dicono le manifestazioni di interesse arrivate: due sole offerte, entrambe riconducibili al settore turistico-ricettivo. Da un lato la stessa società aggiudicataria di via Guelfa 83. Dall'altro il raggruppamento vincitore, composto da una società di impiantistica e da una società la cui visura camerale, agli atti della gara, dichiara come attività prevalente «bed and breakfast», avviata il 25 marzo 2025: due mesi prima della pubblicazione di un bando per uso abitativo. A un bando che chiedeva solo requisiti economici, e nessuna capacità tecnica, per 148.700 euro di lavori su un immobile pubblico, non ha risposto nessuna famiglia: ha risposto chi quei soldi li recupera con il turismo. Il perimetro dei concorrenti non è un accidente — è il prodotto delle condizioni scritte nel bando.

E quando le buste si sono aperte, il 20 giugno 2025, l'unico presidio del Comune nella catena non c'era: il verbale della Commissione Immobili registra l'assenza non giustificata di chi doveva rappresentare Palazzo Vecchio, insieme alla decisione «di dar luogo lo stesso alla riunione». In un'ora sono state assegnate tre locazioni: via Gioberti 40, via Guelfa 81, via Maccari 103. Ci sarebbe stato un disguido, e non è quello il punto: il punto è che il controllo del Comune su un patrimonio pubblico di questa dimensione si regge su una presenza in una commissione di tre persone, e quando quella presenza manca la macchina va avanti lo stesso. Un controllo che funziona solo se non serve non è un controllo.

I numeri del contratto, repertorio n. 951 del 21 luglio 2025, completano il quadro: 16 anni più 4 di rinnovo, per un canone di 2.357 euro al mese, con dieci mesi senza canone per i lavori e poi scomputo integrale fino a 148.700 euro. L'Azienda pubblica di servizi alla persona non incasserà un euro di canone prima dell'autunno 2031, a fronte di un deposito cauzionale di 7.071 euro.

C'è poi il tema dei tempi rispetto alle limitazioni dei cosiddetti affitti brevi. La determinazione che approva il bando è del 22 maggio 2025: dopo che il Consiglio comunale aveva approvato in via definitiva la variante urbanistica che vieta le nuove locazioni turistiche nel centro storico UNESCO (7 aprile) e dopo il voto del nuovo Regolamento comunale sulle locazioni brevi (5 maggio), prima soltanto che i due strumenti diventassero efficaci (31 maggio e 6 giugno). Non affermiamo che l'atto violi il Regolamento: diciamo che quella clausola è stata scritta quando la decisione della città era già stata presa e resa pubblica, dentro una prassi aziendale che conosceva la materia (un bando dell'aprile 2024 cita per numero e data la delibera comunale sulle locazioni turistiche brevi, e autorizza comunque l'uso ricettivo). Resta la domanda più semplice di tutte: un'attività turistica avviata su quegli appartamenti dopo il 2024 non può rientrare né nelle soglie di salvaguardia né nella moratoria comunale. Con quale titolo, quindi, si opera oggi? E vigileremo perché la deroga regionale approvata a giugno non diventi la porta da cui questa operazione esce definitivamente dal patrimonio residenziale.

Il tema è tutto politico: chi ha governato la Città negli ultimi anni ha deciso che questo doveva essere il modo di gestire Montedomini, senza trovare risorse pubbliche per il recupero di un patrimonio che si sarebbe potuto destinare a finalità abitative, acquisendo direttamente gli appartamenti e consegnandoli alla gestione di Casa Spa. Di questo si deve rispondere (non con un nome da dare in pasto alla cronaca), ma con una svolta radicale che oggi non appare in nessuna dichiarazione di Sindaca e Giunta”. (fdr)

Ultimo aggiornamento:

18/08/2026, 11:05

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