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Luca Milani (Capogruppo PD): “16 febbraio del 2024 a due anni dalla strage del cantiere Esselunga”

Data:

16 Febbraio 2026

Tempo di lettura:

2 minuti, 48 secondi

Descrizione

Queste le dichiarazioni del Capogruppo del Partito Democratico Luca Milani

“Oggi 16 febbraio rimarrà una data tragica nella memoria di Firenze: due anni fa, nel cantiere edile di via Mariti, dove si stavano svolgendo i lavori per la costruzione del nuovo supermercato Esselunga, una trave di cemento armato è crollata improvvisamente, travolgendo gli operai impegnati nel loro lavoro quotidiano. Il bilancio è terribile: cinque lavoratori morti, altri feriti, e l’intera città caduta nel dolore si stringe attorno alle loro famiglie.

Questa tragedia non è stata semplicemente un incidente: ha riacceso un dibattito profondo sulle condizioni di sicurezza nei cantieri, sulle dinamiche degli appalti, spesso caratterizzate da subappalti e dalla ricerca del massimo profitto a discapito delle garanzie per chi lavora, e sul rispetto delle normative.

Le richieste dei sindacati sono chiare: questi episodi non si possono più trattare come incidente sul lavoro ma omicidio sul lavoro.

A distanza di 2 anni dal crollo, il cantiere è ancora sequestrato dall’autorità giudiziaria le indagini sono state recentemente chiuse con 8 persone che dovranno rispondere delle ipotesi di reato, a vario titolo, di omicidio colposo plurimo, lesioni, disastro doloso e violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro.

La zona è simbolo di perdita e ferita aperta e oggi istituzioni, scuole, associazioni, parrocchie e residenti hanno organizzato commemorazioni e presidi, non solo per ricordare le vittime ma anche per chiedere che l’area non resti un cantiere abbandonato e sopra tutto possa essere un luogo che mantenga indelebile la memoria di questa strage.

Sul piano amministrativo e urbanistico, la vicenda ha avuto ulteriori sviluppi: il Comune di Firenze ha dichiarato scaduto il permesso a costruire del supermercato, perché i lavori non sono stati portati a termine nei tempi concessi, producendo un contenzioso al Tar tra l’azienda promotrice dell’opera e Palazzo Vecchio. Il Comune di Firenze non ha semplicemente fermato un cantiere: dichiarando decaduto il permesso a costruire ha aperto una scelta di fondo sul futuro di quell’area, tra profitto privato e responsabilità pubblica, tra oblio e memoria.

Quello di via Mariti non è dunque un incidente: è un avvenimento che ci interroga su quanto veramente siamo disposti a valorizzare la sicurezza sul lavoro rispetto alla logica del profitto, sul ruolo delle istituzioni nel tutelare chi costruisce la nostra città, e su come trasformare una tragedia in memoria attiva per un futuro più giusto e sicuro.

Che la memoria di quei cinque lavoratori (Luigi Coclite, Mohamed Toukabri, Mohamed El Farhane, Taoufik Haidar, Bouzekri Rahimi) non sia solo un ricordo, ma una spinta condivisa al cambiamento, affinché tragedie simili non si ripetano mai più”. (s.spa.)

Ultimo aggiornamento:

16/02/2026, 16:32

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