Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) e Thomas Maerten (Sinistra Progetto Comune al Quartiere 5): “Appalto della Bizzarria finito in tribunale: il mercato resta fuori sede”
Dettagli
3 Agosto 2026
4 minuti, 59 secondi
Descrizione
Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune e di Thomas Maerten di Sinistra Progetto Comune al Quartiere 5
“Il Comune di Firenze è stato citato in giudizio per l'appalto dell’area mercatale della Bizzarria, a Novoli: una causa da 134.927,15 euro, nata dalla risoluzione di un contratto mai arrivato al 7 per cento dei lavori. Come Sinistra Progetto Comune abbiamo depositato due interrogazioni (sulla risoluzione dell’appalto e sull'esecuzione dei lavori al ribasso del 21%) per chiedere conto di una vicenda che tiene il mercato rionale fuori dalla sua sede da un anno e mezzo.
Lo abbiamo ricostruito con un accesso agli atti : la Direzione Avvocatura ci ha trasmesso l'atto di citazione, notificato al Comune il 22 giugno 2026 dalla società mandante del raggruppamento che aveva vinto la gara. Il Comune dovrà costituirsi in giudizio entro il 30 dicembre 2026, davanti al Tribunale di Firenze.
Il primo nodo è la risoluzione. Il cantiere è stato consegnato il 3 febbraio 2025, lo stesso giorno in cui il mercato rionale è stato trasferito nel controviale Guidoni. 220 giorni dopo, a fronte di lavori eseguiti per appena il 6,13 per cento dell'importo contrattuale, il Comune ha risolto il contratto in danno (determina dirigenziale 6516 dell’11 settembre 2025) e ha escusso una polizza fideiussoria da 54.924 euro. Nel mezzo, un fatto che la nostra interrogazione chiede di chiarire: l’impresa aveva richiesto, il 20 giugno 2025, l’anticipazione del 20 per cento che il Codice dei contratti pubblici ci risulta preveda; il Comune l'ha negata il 3 agosto, quarantaquattro giorni dopo e appena quattro giorni successivi a un collaudo che dava atto della coerenza dei lavori con il cronoprogramma.
Il secondo nodo riguarda chi ha preso in mano il cantiere dopo la risoluzione. Il nuovo affidamento (determina dirigenziale 8054 del 10 novembre 2025) è andato al secondo classificato della gara originaria, che in sede di offerta aveva proposto uno sconto del 10 per cento: per legge, esegue però alle condizioni del vincitore decaduto, cioè con un ribasso del 21 per cento, undici punti in più di quanto avesse giudicato sostenibile. Su un appalto in cui la sola manodopera vale oltre 400.000 euro, chiediamo conto della verifica di congruità, del contratto collettivo applicato e delle ore denunciate in Cassa Edile: non è un tecnicismo, è la domanda su chi paga un ribasso già scontato una volta.
Il contesto rende la vicenda più pesante. Dei 1.800.000 euro dell’opera, 1.600.000 sono trasferimenti di RFI, risorse di compensazione per la città legate a un accordo del 2013: sono quelle risorse a finire dentro un contenzioso. E il mercato, spostato dal 3 febbraio 2025, dovrebbe rientrare (se i nuovi tempi tengono) solo il 20 febbraio 2027: 747 giorni, oltre due anni. La Giunta ha concesso agli operatori una riduzione del 50 per cento del canone di concessione (delibera 45 del 19 febbraio 2026), ma solo per le annualità 2025 e 2026: gennaio e febbraio 2027, gli ultimi mesi fuori sede, restano a canone pieno.
Non è un caso isolato. Lo scrivevamo a giugno, nell'interrogazione e nella mozione sui concorsi di progettazione: il criterio del massimo ribasso e l’appalto integrato si traducono in rischi concreti per la sicurezza di chi lavora nei cantieri, mentre un progetto esecutivo completo riduce varianti e contenziosi. Alla Bizzarria il progetto esecutivo è stato approvato 31 giorni dopo il definitivo, le interferenze con i sottoservizi sono state risolte a cantiere già aperto, e il Comune ha da poco approvato una variante strutturale della pensilina (determina dirigenziale 5107 del 1° luglio 2026) che dà corpo a una delle riserve dell'impresa in causa. Non tocca a noi stabilire chi ha ragione in un’aula di giustizia. Sappiamo però che chi paga il conto non è né il Comune né l’impresa: sono gli ambulanti fuori sede da un anno e mezzo, il rione che ha perso (nelle parole della stessa delibera che approvò il progetto) «il ruolo centrale di aggregazione sociale svolto negli ultimi trenta anni» e chi lavora oggi in un cantiere assegnato a condizioni economiche più strette del primo.
Per questo abbiamo depositato le due interrogazioni, chiedendo alla Sindaca e alla Giunta di chiarire, atto per atto, la sequenza che ha portato alla risoluzione e le condizioni con cui si sta completando l’opera. Continueremo a seguire ogni passaggio di questa vicenda, ringraziando tutto il personale del Comune per il lavoro che fa, compresi i riscontri alle nostre richieste”. (s.spa.)

