Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) e Giulia Marmo (Sinistra Progetto Comune Quartiere 4): “Ex Lupi di Toscana: a cinque mesi dalla consegna le opere del Comune non hanno ancora un progetto”
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3 Agosto 2026
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“Il 17 giugno 2026 il Comune di Firenze ha nominato la commissione giudicatrice che deve valutare cinque offerte per progettare il parco esteso e la strada di margine dell'ex Caserma «Lupi di Toscana» e per redigere il piano di gestione delle acque superficiali dell’area: un appalto posto a base di gara per 472.915,20 euro. Progettare, non costruire. E a oggi sul portale della trasparenza non risulta pubblicato l'atto di aggiudicazione.
Quelle stesse opere sono fra le attività che restano a carico del Comune. Lo scrive il progetto di valorizzazione dell’aggiudicataria, parte dell’offerta premiata: «restano a carico del Comune di Firenze […] espropri delle aree di proprietà privata; demolizioni e bonifiche; opere di compensazione idraulica; viabilità di margine del nuovo insediamento, comprensiva dei sottoservizi; parco esteso a nord-est», e sono «attività da concludersi entro il 31.12.2026 al fine di permettere il buon esito del trasferimento in apporto delle aree al Fondo». Lo conferma l'atto di aggiudicazione del 20 febbraio 2026, dove si legge che «la disponibilità delle aree, soggette a interventi di bonifica a cura di questo Ente, è prevista entro tale data».
Fra l’aggiudicazione della progettazione, due livelli di progetto da redigere e validare, la gara dei lavori e il cantiere, non esiste un calendario che porti a dicembre. Il termine non è a rischio: è già saltato. E non lo dice l’opposizione, lo dicono gli atti del Comune, uno dopo l'altro.
C’è poi il capitolo dei tredici serbatoi interrati rimasti sotto l’ex caserma. Il cronoprogramma presentato in Conferenza di Servizi prevedeva «l'inizio della progettazione delle operazioni a gennaio e l'inizio delle operazioni a maggio 2026», e il Dipartimento ARPAT lo aveva giudicato adeguato. La progettazione esecutiva è stata affidata il 28 luglio 2026: sette mesi di ritardo su un cronoprogramma valutato dagli enti di controllo.
C’è infine il piano economico. Il Piano Operativo del PN Metro Plus allegato alla delibera di Giunta n. 234, approvata il 26 giugno, assegna alla linea dei serbatoi 176.195,67 euro, costo totale, senza altre risorse: quasi due terzi in meno di quanto quella linea valeva prima. La determina del 28 luglio, trentadue giorni dopo, ne approva un quadro economico da 500.000 euro e dà atto che il servizio «è finanziato esclusivamente con i Fondi PN Metro PLUS». Ricostruisce la storia del Piano Operativo fino alla delibera di Giunta del dicembre 2024, e della riprogrammazione approvata un mese prima non dà conto in alcun punto. Su quella linea risultano intanto già impegnati 132.599,03 euro: sulla dotazione votata dalla Giunta ne restano poco più di quarantatremila per togliere tredici serbatoi da sotto terra. Non affermiamo che quei lavori non si faranno: diciamo che il Comune sta impegnando spesa su una dotazione che la sua stessa Giunta ha ridotto, e che la risposta alla nostra istanza di accesso agli atti non cita nessuna delle due cifre, informandoci che la progettazione «è in partenza» due giorni dopo l’affidamento.
Una scadenza, del resto, è già passata: la permuta dell’area ex Gover con AD Carrara S.r.l. obbligava il Comune a consegnare l'area oggetto dell'accordo «completamente urbanizzata entro il 31/12/2025», dopo il completamento di bonifica e demolizioni. Sono passati sette mesi e non ci risulta pubblicato alcun atto che abbia prorogato quel termine. E il monitoraggio ambientale della falda il Comune se lo è impegnato a bilancio sulle annualità 2026, 2027 e 2028: è la stessa amministrazione a mettere nero su bianco, nei propri atti contabili, che su quell'area i controlli ambientali proseguiranno almeno per altri due anni.
Entro il 30 settembre Palazzo Vecchio si siederà con la società di gestione del risparmio per «verificare congiuntamente l'andamento delle operazioni» e accordarsi «per l’individuazione di un eventuale nuovo termine»: lo prevede l'atto di aggiudicazione, che aggiunge come la società «nulla potrà pretendere a titolo di indennizzo o altro». La proroga, insomma, è già scritta. Ma il costo del ritardo non è zero, è solo spostato: i quindici anni di canone calmierato non sono ancora cominciati, perché quegli alloggi non esistono, mentre la scadenza del fondo (il momento in cui si venderanno a prezzo pieno di mercato) resta dov'è. Ogni mese perso avvicina la fine del vincolo sociale al giorno della vendita. Il calendario del soggetto pubblico slitta, quello del capitale privato no.
Nel 2021 su quell'area si annunciavano circa cinquecento alloggi pubblici; oggi sono 236 alloggi calmierati per quindici anni contro novant'anni di diritto di superficie, in un fondo dove il Comune conferisce quattro milioni di euro di aree come quotista di classe C, ultimo nella fila dei rimborsi e fuori dalla plusvalenza finale.
Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di non concordare alcun nuovo termine prima che il Consiglio comunale ne abbia discusso, e di riferire in Commissione entro settembre con il cronoprogramma reale delle opere a carico del Comune e la copertura aggiornata voce per voce.
A quel tavolo il Comune può presentarsi come una controparte o come uno spettatore. I ritardi non sono a carico del fondo: li pagano le persone che quelle case aspettano”. (s.spa.)

