Diritti e libertà: la Commissione 7 approva la risoluzione a sostegno dell’Imam Mohamed Shahin
18 Febbraio 2026
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Descrizione
La Commissione 7 (Pari Opportunità, Pace, Diritti Umani, Relazioni Internazionali, Immigrazione) del Comune di Firenze ha dato il via libera alla risoluzione n. 1767-25, proposta dalla Consigliera Stefania Collesei, fra i firmatari il Capogruppo PD Luca Milani, il Consigliere PD Andrea Ciulli, il Consigliere AVS Ecolò Giovanni Graziani e il Capogruppo SPC Dmitrij Palagi. L’atto manifesta solidarietà all’Imam Mohamed Shahin, guida spirituale della Moschea Omar Ibn Al-Khattab di Torino e figura stimata per il suo impegno nel dialogo interreligioso, colpito da un provvedimento di espulsione e revoca del permesso di soggiorno. Il documento nasce per dare voce istituzionale all’appello di Monsignor Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo, che ha descritto l’Imam come un uomo di pace. A supporto di tale istanza, la risoluzione richiama la recente decisione della Corte d'Appello di Torino, che ha già disposto la liberazione dell'Imam, riconoscendo la natura pacifica e costituzionalmente garantita delle sue opinioni.
Con il voto di oggi, Firenze esprime piena solidarietà e vicinanza all’Imam Mohamed Shahin, ribadendo che il legittimo contrasto all'immigrazione irregolare non può mai avvenire a discapito della certezza del diritto”, dichiara la Presidente della Commissione 7, Stefania Collesei. “La magistratura ha chiarito che le sue dichiarazioni sono espressione della libertà di pensiero garantita dalla Costituzione e non una minaccia alla sicurezza. Non è accettabile che si proceda per via amministrativa forzando i limiti della legge o ignorando pronunce giudiziarie che hanno già ristabilito la verità dei fatti. Occorre ricordare che, specialmente dopo quanto avvenuto a Giulio Regeni, il nostro concetto di democrazia e di tutela della persona non si confà alla situazione attuale dell’Egitto, rendendo ogni ipotesi di rimpatrio forzato un atto di estrema gravità. Chiediamo che il Governo rispetti i principi del nostro ordinamento e non utilizzi lo strumento dell'espulsione per colpire la libera espressione delle idee”.
Nonostante il rilascio avvenuto a dicembre, il decreto di espulsione non risulta infatti ancora annullato, lasciando Shahin in una condizione di grave incertezza. La risoluzione evidenzia come il rimpatrio forzato verso l’Egitto esporrebbe l’Imam a rischi concreti di detenzione arbitraria e tortura. Tale provvedimento violerebbe il principio internazionale di non-refoulement (divieto di respingimento): si tratta di una norma cardine del diritto internazionale che proibisce agli Stati di espellere o respingere una persona verso territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a causa delle sue opinioni politiche o della sua fede religiosa.
“Questa risoluzione non riguarda solo un singolo individuo, ma la coerenza dei valori democratici del nostro Paese”, afferma il Capogruppo del Partito Democratico e firmatario dell'atto, Luca Milani. “Firenze, fedele alla sua storia di civiltà, non può accettare che la discrezionalità amministrativa prevalga sulle garanzie fondamentali dello Stato di diritto. Dobbiamo rientrare con fermezza all’interno della cornice costituzionale, poiché alimentare un clima di colpevolezza verso chi ha il compito di far rispettare le leggi non fa bene a nessuno e mina le basi della nostra convivenza. Questa vicenda non può e non deve essere vissuta come una mera contrapposizione ideologica: è invece necessaria una piena integrazione all'interno di uno Stato laico che sappia proteggere i diritti di tutti. Chiediamo che sia riconosciuto il primato della dignità umana e il pieno rispetto dell'Articolo 10 della Costituzione: la tutela dell'integrità familiare e il riconoscimento di un radicamento sociale ventennale sono parametri oggettivi che non possono essere ignorati da misure sproporzionate. Difendere queste tutele significa difendere un sistema di giustizia che non ammette eccezioni, restando un riferimento di umanità e libertà per tutti”.
La risoluzione, una volta approvata dall’aula di Palazzo Vecchio, impegnerà l’Amministrazione a chiedere al Ministero dell'Interno un attento riesame dei presupposti alla base del decreto, al fine di garantire il rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani e proteggere i valori di convivenza democratica che definiscono la nostra comunità. (s.spa.)

