Dehors, Locchi (FI): “Servono correttivi come l’estensione a sette anni della concessione, una fiscalità più equa durante i lavori ed equilibrio nelle sanzioni”
19 Gennaio 2026
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Descrizione
Questo il testo dell’intervento in consiglio comunale del capogruppo di Forza Italia Alberto Locchi
“Il regolamento sui dehors che oggi discutiamo è uno di quei provvedimenti che, più di altri, raccontano il rapporto tra questa amministrazione e la città reale. Perché parlare di dehors non significa solo parlare di tavolini e sedie, ma di lavoro, investimenti, spazio pubblico e fiducia reciproca tra Comune e operatori economici.
Lo dico subito, per chiarezza: non siamo di fronte a una delibera ideologica, né a un atto che vada demonizzato. Dopo la fase emergenziale del post Covid era evidente che servisse una cornice normativa stabile. Era giusto passare dall’eccezione alla regola. E riconosciamo lo sforzo dell’amministrazione nel tentativo di rimettere ordine.
Ma — come spesso accade — il problema non è il principio, bensì l’equilibrio.
Entrando nel merito, uno degli aspetti centrali di questo regolamento riguarda la durata delle concessioni, fissata in cinque anni. Cinque anni sono un tempo che sulla carta può sembrare ragionevole. Ma nella realtà economica di chi investe, cinque anni rischiano di essere troppo pochi.
Perché qui non stiamo parlando di strutture temporanee comprate in un weekend. Stiamo parlando di adeguamenti, progettazioni, materiali conformi, vincoli estetici, spesso di investimenti rilevanti, specialmente nel centro storico e nelle aree più tutelate.
E allora permettetemi una considerazione molto semplice: se chiediamo agli operatori di fare un salto di qualità, di investire nel decoro, nella sicurezza, nella qualità urbana, dobbiamo anche garantire un orizzonte temporale coerente.
Per questo ho presentato un emendamento che porta la durata della concessione da cinque a sette anni. Non è una provocazione, non è un favore a qualcuno: è una proposta di buon senso economico.
Sette anni non sono un’eternità, non vincolano il Comune per generazioni, ma consentono agli operatori di ammortizzare gli investimenti, di programmare, di lavorare con maggiore serenità. È una misura che rafforza il regolamento, non lo indebolisce.
E qui l’ironia, se me lo consentite, è questa: chiediamo strutture più belle, più ordinate, più coerenti con il contesto storico… ma poi concediamo il tempo appena sufficiente per pagarle.
Il secondo punto critico riguarda invece la fase dei lavori di adeguamento.
Il regolamento chiede — giustamente — agli operatori di mettersi in regola, di adeguarsi alle nuove prescrizioni. Ma durante questo periodo, spesso complesso e costoso, il Comune continua a esigere integralmente i tributi e i canoni.
E qui si apre una questione di equità ed è il motivo per cui ho presentato un ODG.
Se un’attività è costretta a ridurre o sospendere l’uso del dehors per adeguarsi alle nuove regole, è davvero ragionevole chiedere le stesse imposte come se nulla fosse?
Io credo di no.
Per questo con un ODG ho proposto che durante i lavori:
· il Comune possa sospendere temporaneamente l’esazione delle tasse comunali, oppure
· prevedere una scontistica significativa, chiara e automatica.
Non stiamo chiedendo regali, ma coerenza amministrativa. Se l’ente pubblico impone un adeguamento per un interesse generale — il decoro, la tutela dello spazio urbano — allora deve condividere almeno in parte il costo di quella transizione.
Altrimenti il messaggio che passa è questo: “adeguatevi, investite, rispettate le regole… ma nel frattempo pagate come prima”.
E questo, francamente, non è il miglior modo per costruire collaborazione.
Assessore, lei ha più volte parlato di dialogo con le categorie. Bene. Il dialogo però non si misura solo dalle audizioni, ma da quanto le osservazioni entrano davvero nei provvedimenti e questo, a parte il giusto emendamento di giunta sul togliere la garanzia fidejussoria non mi pare sia stato fatto.
Ecco il motivo per cui ho presentato un ulteriore ODG che ritengo importante su di un punto molto sensibile: le sanzioni. Con questo atto ho chiesto che si faccia un chiaro distinguo tra le infrazioni lievi e quelle gravi perché, in tutta franchezza, non possono due sedie messe fuori posto avere lo stesso peso di un abuso di spazio di 10 metri quadrati che, sì in questo caso, va giustamente sanzionato con fermezza e che se reiterato deve portare anche ad una sospensione dell’attività, ma che questo rischio lo si corra perché il cliente lascia fuori posto una sedia sarebbe davvero ingiusto!
Questo regolamento può essere uno strumento utile per Firenze, ma non deve diventare un percorso a ostacoli per chi lavora onestamente. Con piccoli correttivi — come l’estensione a sette anni e una fiscalità più equa durante i lavori — può diventare più giusto, più efficace e anche più condiviso.
Forza Italia manterrà un atteggiamento responsabile e costruttivo. Non siamo qui per dire “no” a prescindere, ma per migliorare le regole, non solo per scriverle.
E se oggi riusciremo a fare un passo in più verso l’equilibrio, allora questo Consiglio avrà fatto un buon lavoro. Altrimenti, temo che saremo costretti a tornare presto su questo tema — e non perché i dehors sono troppi, ma perché le regole erano troppe e troppo strette”. (fdr)

