Beatrice Barbieri (Presidente Commissione istruzione, formazione, lavoro): “Scuole libere da metal detector: educazione contro repressione”
19 Gennaio 2026
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Descrizione
Queste le dichiarazioni della presidente della Commissione istruzione, formazione, lavoro Beatrice Barbieri
“Il drammatico episodio di Frosinone riaccende con forza l’urgenza di ripensare l’approccio educativo nelle nostre scuole, opponendosi fermamente a derive repressive che trasformano gli istituti in fortezze anziché in spazi di crescita. Non possiamo accettare l’installazione di metal detector come una proposta securitaria miope, che isola i giovani invece di educarli alla socialità positiva e responsabile. Questa misura non fa che aggravare un clima di sospetto generalizzato, alimentando sfiducia e distanza tra studenti e adulti, senza affrontare le vere cause di solitudine, disagio e violenza.
Le politiche del Ministro Valditara, con la loro enfasi su punizioni esemplari, controlli capillari e sanzioni disciplinari, ignorano le radici profonde del malessere giovanile: un mix letale di fragilità familiari, pressioni sociali e carenze relazionali. Preferiscono la repressione punitiva al dialogo partecipativo, demonizzando l’adolescenza come un pericolo da contenere, anziché come una fase di transizione da accompagnare con empatia e strumenti concreti.
Basti pensare agli effetti devastanti della pandemia: oltre 3 milioni di studenti italiani hanno vissuto la DAD come un’amarezza prolungata, con isolamento forzato, ritardi formativi e un boom di bullismo online e offline. I dati ISTAT e del Ministero dell’Istruzione parlano chiaro: la dispersione scolastica è schizzata al 13,6% nel Sud, mentre casi di cyberbullismo e autolesionismo sono esplosi del 30% tra i 14-18enni. In questo contesto, scanner metallici e body scanner non risolvono nulla: criminalizzano l’intera generazione, trasformando la scuola in un posto di blocco militare invece che in un laboratorio vivo di relazioni umane.
Serve un cambio di paradigma. Investiamo nei bisogni reali dei ragazzi attraverso laboratori relazionali, progetti di peer education e percorsi di intelligenza emotiva, come quelli già sperimentati con successo in scuole toscane e lombarde. Il PNRR mette a disposizione miliardi per l’inclusione e la didattica innovativa – oltre 17 miliardi per la scuola – ma installare metal detector significherebbe sperperarli in sorveglianza high-tech, anziché in educatori formati, spazi polifunzionali e reti di supporto psicologico.
La scuola italiana deve tornare a essere ciò che è per vocazione: un laboratorio di relazioni autentiche, dove si impara la convivenza democratica, il rispetto reciproco e la risoluzione non violenta dei conflitti. Non un carcere a cielo aperto, ma un ponte verso il futuro”. (s.spa.)

