Arno e rischio idraulico, Palagi (SPC): "Servono rassicurazioni dopo le dichiarazioni dell'Autorità di bacino"
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8 Aprile 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune
"Abbiamo presentato una domanda di attualità dopo aver letto le dichiarazioni della Presidente dell'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino Settentrionale, Gaia Checcucci, riportate stamane da La Nazione. Checcucci — non una voce marginale, ma una delle massima autorità tecniche competente — definisce il progetto di consolidamento delle spallette «sbagliato a monte», «un'opera a metà», e afferma senza mezzi termini che «in caso di piena dell'Arno rischia di salvarsi mezza Firenze sì, e mezza, quella in Oltrarno, no». In Borgo San Jacopo, aggiunge, i privati sarebbero costretti «a dotarsi, a spese loro, di comparti stagni».
Sono dichiarazioni molto serie. Meritavano una risposta politica corrispondente. Ci ha risposto chi ha la delega alla Protezione Civile, ma la Protezione Civile si attiva a "danno in corso".
Quello che ci è stato risposto, infatti, riguarda l'organizzazione interna del Piano di Protezione Civile comunale — strumento certamente utile, votato dal Consiglio il 15 aprile 2024, capace di recepire le analisi di rischio idraulico — ma che non risponde alla domanda sostanziale: le dichiarazioni dell'Autorità di bacino sono fondate o no?
Non è stata smentita Checcucci. Non è stato detto che l'Oltrarno è al sicuro. E neanche che le opere a monte — finanziate con i primi fondi arrivati nel 2004, vent'anni fa — sono sufficienti o in linea con i tempi necessari (dati anche i ritardi di realizzazione). Il Piano di Protezione Civile può essere uno «strumento vivo», ma è uno strumento di gestione dell'emergenza, non di prevenzione strutturale. E la prevenzione strutturale è esattamente il nodo irrisolto. E se il Piano recepisce anche le indicazioni dell'Autorità, si tratta di capire se l'Autorità smentisce se stessa o ci dice che il Piano di fatto tiene conto che un pezzo di Città rischia più dell'altra per precise responsabilità di politiche di prevenzioni e legate alla scelta di quali infrastrutture realizzate e in che tempi.
La distinzione burocratica non assolve la politica. La Regione Toscana e il Comune di Firenze sono governati dalla stessa maggioranza. Se l'Autorità di bacino — organo tecnico dello Stato — dice che le opere sono sbagliate e insufficienti, è quella maggioranza che deve rispondere, con urgenza e con chiarezza, non rimandare al prossimo anniversario dell'alluvione del 1966.
Siamo a sessant'anni da quei fatti. Sessant'anni in cui la città ha saputo che l'Arno può allagare, distruggere e diventare letale, se l'essere umano non impara a capire di dover rispettare il pianeta in cui vive. Sessant'anni in cui la risposta pubblica è stata frammentata, lenta, parziale. E oggi si scopre che sedici milioni di euro spesi per rinforzare le spallette del lungarno Acciaiuoli rischiano di proteggere solo metà della città.
Chi vive in Oltrarno non è, per lo più, chi può permettersi comparti stagni a spese proprie. Chi vive in Borgo San Jacopo, in Oltrarno, lungo le sponde meno nobili dell'Arno, sono spesso persone che già vivono in condizioni di vulnerabilità abitativa e sociale. Scaricare su di loro il costo dell'inadeguatezza delle opere pubbliche non è solo una mancanza tecnica: è una questione di giustizia sociale.
Aggiungiamo la variabile che non può più essere ignorata: i cambiamenti climatici rendono gli eventi estremi più frequenti e più intensi. Le analisi di rischio idraulico dell'Autorità di bacino — pubblicate in Gazzetta Ufficiale nel 2023 — sono costruite su scenari che tengono conto di questo. Se il Piano comunale le recepisce formalmente, bene. Ma recepirle sulla carta non basta se poi le opere fisiche non tengono il passo con l'urgenza.
Come Sinistra Progetto Comune continueremo a seguire questo tema in Commissione e in aula. Chiediamo che la giunta si faccia portavoce, con forza, verso la Regione per chiarire pubblicamente e nel merito la posizione sulle dichiarazioni dell'Autorità di bacino. Chiediamo che il confronto annunciato dal Governatore Giani — tra Autorità di bacino, Comune e Soprintendenza — avvenga in tempi brevi, con esiti resi pubblici e con il coinvolgimento del Consiglio comunale.
L'acqua non aspetta i calendari politici". (fdr)

