Apuane: presentato ricorso al TAR contro la riapertura di due siti estrattivi dismessi
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11 Marzo 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune
"Ringraziamo il lavoro dell'ufficio stampa di Palazzo Vecchio, che ci ha permesso di ospitare il movimento Apuane Libere, per presentare la nota stampa che proponiamo integralmente, condividendo le loro ragioni. Proporremo al Consiglio comunale di prendere posizione e di far valere il peso politico del Comune di Firenze nei confronti della Regione. Troppo spesso il comune capoluogo scarica i costi ambientali, umani e sociali su territori che considera periferici. Ci dispiace inoltre constatare come il "nuovo" centrosinistra sia nella sostanza in totale continuità con quello precedente, nonostante tutte le promesse e gli annunci fatti in campagna elettorale". (fdr)
“LE CAVE SONO COMPLETAMENTE RINATURALIZZATE:
CONFIDIAMO NEL TAR CHE FERMI L’ENNESIMO SCEMPIO!”
L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, in occasione della presentazione del proprio ricorso al TAR contro la riapertura di altri due siti estrattivi dismessi nella Valle di Arnetola deliberata dal Parco Regionale delle Alpi Apuane, interviene anche sull’ordinanza del Sindaco di Vagli, Mario Puglia, opponendosi con forza al suo divieto di accesso ad alcuni mappali montani comunali.
L’associazione ecologista Apuane Libere, informa di aver presentato in data 28 febbraio scorso un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, per l’annullamento, previa sospensione cautelare, del Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale numero 9 con cui il Parco Regionale delle Alpi Apuane ha autorizzato la riapertura di due cave dismesse da 60 anni ed ormai del tutto rinaturalizzate nel Comune di Vagli di Sotto in Garfagnana.
“Ci siamo appellati ai giudici del Tar – spiegano dall’organizzazione di volontariato – non solo perché garantiscano quei diritti alla tutela dei valori naturalistici, paesaggistici ed ambientali previsti dagli articoli 9 e 41 della Costituzione, ma soprattutto perché facciano rispettare quelle leggi nazionali e quei regolamenti europei che proibiscono di sanare certi tipi di reati come quelli ambientali, commessi per poter riaprire queste vecchie ferite inferte al Monte Pallerina.
In quella che dovrebbe essere un’area protetta, infatti, soltanto negli ultimi dieci anni, grazie allo sciagurato Piano di Indirizzo Territoriale approvato dalla Regione Toscana nell’era della giunta Rossi, il Parco delle Alpi Apuane ha fatto riaprire ben venti siti estrattivi tremendamente impattanti, che stanno portando questa catena montuosa situata tra le province di Lucca e Massa e Carrara in uno stato di coma ecologico profondo.
Dal punto di vista paesaggistico ed acustico – fanno sapere gli ambientalisti – lo scempio che le due cave creerebbero, sarebbe talmente impattante da essere enormemente visibile ed udibile dalle migliaia di persone che ogni anno visitano un sito turistico e religioso importante come l’Eremo di San Viviano: un pellegrino che visse nel medioevo nella valle di Arnetola e che da sempre è venerato per la sua umiltà ed il suo amore per il Creato.
Ma c’è molto di più nel nostro ricorso: vi sono silenzi/assensi che puzzano di negligenza, abissi carsici che saranno scientemente distrutti, componenti ambientali messe a repentaglio da questa maledetta economia di rapina che è l’estrattivismo: la quale per far fare profitti milionari a ditte private, peraltro con ricadute occupazionali pressoché nulle, sta causano danni incalcolabili a milioni di persone e a tutto l’ecosistema apuano.
In questo già pesante scenario – concludono i volontari - siamo oltretutto preoccupati perché il progetto d’escavazione è stato affidato ad una ditta di Massa, famosa nel settore lapideo per i reiterati abusi ambientali e per gli ingenti danni erariali commessi nel recente passato.
“Sarà l’ennesimo disastro ambientale – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – commesso nei confronti di una valle che dall’approvazione dei Pabe (Piani attuativi dei bacini estrattivi) del 2019, ha visto la riapertura di altri quattro siti d’escavazione dismessi da decenni: tutto questo grazie alle nefaste politiche adottate dal sindaco Mario Puglia, il quale, tra un processo a suo carico e l’altro, si permette pure il lusso di inibire a suon di ordinanze sindacali l’accesso alla montagna ad escursionisti, pellegrini, arrampicatori, speleologi e persino fungaioli…
Sì avete capito bene, perché quello che è stato ribattezzato il <<Ras della Garfagnana>>, il 27 febbraio scorso ha disposto delle sanzioni amministrative a chi verrà sorpreso in quelle porzioni di territorio comunale che vedono la presenza di agri marmiferi: questo ovviamente per impedire a tutti di vedere lo scempio, il degrado e l’inquinamento che le tredici cave da lui fatte riaprire negli ultimi dieci anni stanno portando avanti.
A quasi cinque anni dalla nostra fondazione – continua il Presidente – e dopo aver presentato ben 103 esposti ambientali presentati, vogliamo innalzare il livello della nostra sacrosanta battaglia di legalità e per la giustizia ambientale: lotta che combattiamo soprattutto per le generazioni a venire.
Ed è per questo che vogliamo appellarci a tutti i fruitori della montagna e a tutti coloro che amano la natura, affinché possano sostenere le cospicue spese legali che abbiamo anticipato per opporci a questa ennesima messa a reddito di cava Suspiglionica e di cava Prunelli-Piastrina, piccolissimi saggi di cava dismessi dai tempi del filo elicoidale e completamente rinaturalizzate, con l’acquisto della nostra nuova maglia <<Orgoglio Apuano>>.
Come molti sapranno, infatti, Apuane Libere è da sempre una comunità militante apartitica che si autofinanzia totalmente e che riesce a fare politica ambientale grazie al tesseramento, alle donazioni liberali e alla vendita del proprio merchandising: quest’anno firmato dalla disegnatrice apuana Anna Chiara Stagi.
Pensando al futuro – conclude Briccolani – stiamo candidando formalmente le Alpi Apuane presso il Ministero dell’Ambiente come soggetto ripristinabile: perché è bene ricordare che la Nature Restoration Law impone agli stati europei, e quindi anche all’Italia, degli obiettivi vincolanti e stringenti come il ripristino degli ecosistemi degradati in almeno il 20 % delle aree terrestri e marine entro il 2030 e di trasformare in siti naturali ex aree industriali e cave”

