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Palagi (SPC): "ARPAT, controlli ambientali con 120 persone in meno rispetto al 2010"

Dettagli

"La Regione agisce sui vertici dell'Agenzia a costo zero: ora servono risorse stabili e assunzioni"
Data:

2 Ottobre 2026

Tempo di lettura:

5 minuti, 54 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune

"Il 25 settembre la RSU dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, ARPAT, ha diffuso un documento con un titolo che non lascia margini: «ARPAT 2026 – La fine di un'agenzia?». Le lavoratrici e i lavoratori scrivono che «i nostri laboratori, senza strumentazioni adeguate e risorse, non riescono più a garantire la completezza delle analisi ed il rispetto dei requisiti di qualità». Facciamo nostra la loro denuncia: abbiamo depositato in Consiglio comunale una risoluzione che impegna la Sindaca e la Giunta a chiedere alla Regione un aumento strutturale del contributo all'Agenzia dal bilancio 2027 e un piano pluriennale di assunzioni.

ARPAT è l'ente pubblico che misura l'aria, analizza fiumi e falde, ispeziona gli impianti industriali e quelli che trattano rifiuti, e dà ai Comuni il supporto tecnico per decidere. Quando si indebolisce nessuno se ne accorge il giorno dopo: lo si scopre quando qualcosa va storto e nessuno lo aveva misurato.

I numeri stanno nei bilanci dell'Agenzia, approvati dalla Regione. Il contributo ordinario è rimasto fermo a 44.575.000 euro dal 2018 al 2024 ed è sceso a 44.129.250 euro nel 2025, importo confermato per il 2026. È la stessa Agenzia a scrivere, nel budget 2025-2027, che quei contributi «erano sostanzialmente fissi dal 2018», mentre inflazione e rinnovi contrattuali facevano salire i costi. Il personale era di 771 unità nel 2010 ed è di 651 alla fine del 2025; le ispezioni ambientali sono passate da 3.433 a 2.980 l'anno, gli oggetti controllati da 2.568 nel 2023 a 1.887 nel 2025. Tradotto: centoventi persone in meno in quindici anni e, in soli due anni, un quarto degli oggetti controllati in meno.

La Regione il problema l'ha riconosciuto: nel 2025 la Giunta regionale ha preso atto della «criticità di personale» e ha stanziato 4,67 milioni di euro. Ma li ha presi dal tributo sul deposito dei rifiuti in discarica, un'entrata destinata a calare man mano che la pianificazione dei rifiuti raggiunge i propri obiettivi. Meno discarica, meno soldi per chi controlla l'ambiente: è il modo più fragile di finanziare la funzione che dovrebbe essere la più stabile di tutte.

Il capitolo dei rifiuti riguarda da vicino l'area fiorentina. La programmazione regionale per il 2026 prevede 100 controlli periodici sugli impianti di gestione dei rifiuti in tutta la Toscana. Nella convenzione nazionale con l'ISPRA la Toscana ha 25 ispezioni nel 2026, l'Emilia-Romagna 45; e fra il 2019 e il 2022 solo 11 dei 70 impianti toscani ispezionati sono risultati conformi. Pochi controlli, e dove si controlla si trova quasi sempre qualcosa che non va.

In questi giorni si parla anche del commissariamento. È un fatto: con il decreto del Presidente della Giunta regionale n. 152 del 7 luglio la direzione generale di ARPAT è affidata a questa figura, fino alla nomina del nuovo direttore e comunque non oltre il 31 dicembre. Non lo leggiamo come una punizione per l'Agenzia: il commissario è lo stesso direttore uscente, e nelle stesse settimane è toccato ad almeno altri sette enti regionali, dopo che la Regione ha abrogato la legge che ne prorogava i vertici per evitarne l'impugnazione da parte del Governo. Il punto è un altro. Con la legge regionale n. 19 del 31 luglio 2026 la Regione ha riscritto in due mesi le regole sui vertici di ARPAT, chiudendo il testo con una clausola di neutralità finanziaria. Sulla governance si è legiferato in fretta e a costo zero; sulle risorse e sul personale si aspetta ancora. Nel frattempo tutto sembra in una situazione priva di reale programmazione, come se in Regione alla fine tutto fosse unicamente legato ai desideri del Presidente.

Le responsabilità sono su più livelli. Il decreto nazionale sui livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali, previsto da una legge del 2016, nel 2025 era ancora in corso di definizione. Ma il Comune non è spettatore: la legge regionale gli consente di chiedere attività ad ARPAT entro il 30 settembre di ogni anno, e il controllo periodico sugli impianti di rifiuti spetta alla Città Metropolitana, che la Sindaca presiede.

Questo è il cuore politico della vicenda. Il controllo pubblico sull'ambiente è una questione di giustizia sociale e climatica: i rischi di un impianto non controllato ricadono anzitutto su chi abita e lavora vicino, e senza controlli chi rispetta le regole è svantaggiato rispetto a chi non lo fa. Un'agenzia che si svuota piano piano non fa notizia, ma lascia campo libero a chi inquina e scarica il costo sui quartieri che hanno meno voce.

Non partiamo da zero: il 29 luglio 2021 il Consiglio comunale ha approvato all'unanimità la risoluzione della Commissione 6 sul futuro di ARPAT, nata da una nostra risoluzione del 2019, che chiedeva alla Regione tempi certi per le assunzioni. Cinque anni dopo il personale è ancora sotto il livello del 2016. La nuova risoluzione chiede risorse non legate alla discarica, un piano di assunzioni oltre il tetto di spesa del 2016, un programma metropolitano di controlli sugli impianti in procedura semplificata con i risultati pubblicati ogni anno, la richiesta di attività ad ARPAT per Firenze entro il 30 settembre 2027 e una relazione in Commissione entro sei mesi. Ringraziamo le organizzazioni sindacali e la Rete Toscana Tutela Beni Comuni che in questi giorni raccoglie adesioni sullo stesso tema". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

02/10/2026, 13:51

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