Stadio Franchi, SPC: "Non è una questione da sfera di cristallo. La Sindaca sbaglia"
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13 Luglio 2026
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Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune e Lorenzo Palandri - Sinistra Progetto Comune Quartiere 2
"Prendiamo la Sindaca in parola. Alla domanda su chi possa davvero farsi avanti per la gestione dello Stadio Franchi, ha risposto che «se parteciperà una sola società si vedrà», perché lei "non ha la sfera di cristallo". È un'ammissione, non una rassicurazione: significa che l'ipotesi di una procedura con un unico partecipante è concreta, e che l'Amministrazione la mette nel conto.
Diciamo subito ciò che è corretto: "nessuno può essere escluso per legge". Anzi, è proprio il rispetto dei principi europei di concorrenza (la stessa sentenza «Urban Vision» che la Giunta ha citato per abbandonare la strada dell'art. 4 comma 12 «su misura» della Fiorentina) a imporre che la procedura resti formalmente aperta a tutti. Su questo non discutiamo.
Il punto è un altro, ed è di sostanza. La disciplina della “legge stadi” (art. 4 del d.lgs. 38/2021) è costruita attorno alla società sportiva che utilizza l'impianto, e l'economia di una concessione sessantennale di uno stadio da calcio (il valore stimato dagli stessi atti è di un miliardo e mezzo, fatto di biglietti, hospitality, sky box) dipende interamente dalle partite del club residente. Uno stadio da calcio senza il club che ci gioca non ha un mercato: nessun investitore terzo mette 55 milioni per gestirlo sessant'anni senza la Fiorentina come inquilino-cardine. Non a caso l'unica manifestazione di interesse pervenuta finora è quella della Fiorentina: anzi forse non è nemmeno questo, ma giusto una comunicazione che non avvia nessuna trattativa formale.
Ecco perché «se parteciperà una sola società si vedrà» è la fotografia del problema: un'apertura solo formale, una competizione che di fatto ha un solo possibile concorrente. Il rischio di concorrenza che la Giunta dice di voler evitare cambiando la base giuridica non sparisce: si sposta soltanto, perché anche i commi 1-11 dell'art. 4 ruotano intorno alla società utilizzatrice. Cambiare comma non trasforma un affidamento in una gara vera.
E tutto questo (la scelta di cedere per sessant'anni la gestione di un bene pubblico ricostruito con quasi 140 milioni di soldi pubblici) non viaggia in un atto dedicato, ma dentro l'integrazione del DUP infilata nella delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio.
Per questo chiediamo, con un ordine del giorno collegato al bilancio, che la scelta sulla concessione torni in Consiglio con un atto dedicato e un voto separato, e poniamo alla Giunta una domanda semplice: quali soggetti, diversi dalla società che già usa lo stadio, avrebbero realisticamente interesse a gestire il Franchi per sessant'anni? E se la risposta onesta è “nessuno”, in che senso stiamo parlando di una procedura competitiva e non di un esito già deciso?
Lo sport è un diritto pubblico, non una vetrina da consegnare al mercato. La città è di chi la vive: ha diritto di sapere, prima e alla luce del sole, a chi e a quali condizioni si affida per sessant'anni il suo stadio". (fdr)

