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SPC e Rete Antisfratto: "Case popolari del Comune di nuovo all’asta con Invimit: Palazzo Vecchio fermi tutto"

Dettagli

Palagi e Cazzato: "Sei immobili all’asta entro il 23 settembre, tutti provenienti dal pacchetto conferito al fondo del Ministero dell’Economia nel dicembre 2017”
Data:

10 Luglio 2026

Tempo di lettura:

4 minuti, 56 secondi

Consiglio comunale
sinistra progetto comune

Descrizione

Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune e Giuseppe Cazzato - Rete Antisfratto

"Sei immobili pubblici a Firenze sono in vendita, con offerte da presentare entro il 23 settembre. A metterli sul mercato è Invimit SGR, la società del Ministero dell’Economia, attraverso il Fondo i3-Sviluppo Italia – Comparto 8 Ter: un appartamento di quasi 500 metri quadrati in via dei Servi (prezzo richiesto: quasi due milioni di euro), quattro unità residenziali tra via del Romito 15 e 17, un fabbricato con area edificabile in via dell’Accademia del Cimento 32.

Non sono immobili qualsiasi. Provengono tutti dal pacchetto di 61 immobili che il Comune di Firenze decise di cedere al fondo con la deliberazione n. 73 del 27 dicembre 2017, perfezionata con l’atto del giorno successivo. È la stessa operazione di via de’ Pepi: quella che il TAR Toscana prima (sentenza n. 189/2018) e il Consiglio di Stato poi (sentenza n. 3377/2023) hanno giudicato illegittima, perché quegli alloggi erano e restano edilizia residenziale pubblica, acquistata con fondi pubblici e assegnata come casa popolare, quindi inalienabile se non nelle forme previste dalla legge (la vendita agli assegnatari, non l’apporto a un fondo di investimento). Il Comune ha resistito sette anni in giudizio e ha perso in ogni grado.

Il punto è che quel principio non è mai stato applicato al resto del pacchetto. Già nel dicembre 2017, in Consiglio comunale e sulla stampa, si segnalò che molti di quegli alloggi (proprio nella zona di via del Romito, oltre che in centro storico) erano case popolari, «declassate» a patrimonio disponibile poco prima della cessione: esattamente l’operazione che i giudici hanno poi ritenuto irrilevante per via de’ Pepi, perché ciò che conta è la sostanza, non l’etichetta. Per questo nel marzo 2025 abbiamo depositato un’interrogazione chiedendo di verificare se altri immobili rimasti nel fondo avessero la stessa qualificazione di via de’ Pepi: la risposta scritta dell’assessore Danti (che pure ha confermato il dato: 42 alloggi restano oggi in proprietà al fondo) ha eluso il punto.

Siamo tornati sul tema con un question time a gennaio 2026, con un’interrogazione sulla dismissione del patrimonio ERP, con un ordine del giorno su BEI ed ERP ad aprile (anch’esso mai trattato) e con gli atti sul Piano immobili pubblici. Il tempo delle non risposte è finito: ora c’è un’asta con una scadenza.

E anche a prescindere dall’esito di quella verifica, questa vicenda racconta una svendita. Nel 2017 il Comune incassò subito circa 3,18 milioni di euro per l’intero pacchetto conferito; oggi Invimit chiede più di 3,8 milioni per sei soli lotti, comunque proponendo prezzi molto distanti da quelli del mercato, quindi chi compra ha un probabile guadagno garantito se dovesse scegliere strade speculative. Nel mezzo, otto anni e mezzo in cui la «valorizzazione» promessa non è mai arrivata: gli immobili sono tutti vuoti, quelli di via del Romito vengono venduti come da ristrutturare integralmente, e in via dell’Accademia del Cimento quello che nel 2017 era un alloggio è oggi descritto come «unità collabente», un rudere da demolire, proposto come area di sviluppo. Tutto questo mentre oltre tremila famiglie attendono in graduatoria una casa popolare e il Comune si indebita per venti milioni per recuperare gli alloggi sfitti.

Per questo depositeremo un ordine del giorno per portare la questione in Consiglio comunale. Chiediamo che la Sindaca e la Giunta (in rappresentanza del Comune, quotista del fondo e conferente di quegli immobili) si attivino immediatamente presso Invimit e il Ministero dell’Economia perché la vendita sia sospesa finché non sia accertata, immobile per immobile, la natura giuridica dei beni: con quali fondi furono acquistati, se furono destinati a edilizia residenziale pubblica, se furono assegnati come case popolari. Sono i tre criteri fissati dal Consiglio di Stato e ci risulta valgano per tutti loro, o almeno per una larghissima parte. Chiediamo inoltre che sia chiarito come venga garantito il vincolo, assunto in delibera nel 2017, di destinare i proventi dell’operazione all’edilizia sociale e all’ERP: un vincolo che non risulta rendicontato, visto che gli incassi delle vendite vanno al fondo e non al Comune.

Via de’ Pepi ci ha insegnato che le case popolari non si difendono da sole: servono anni di cause, inquilini coraggiosi e istituzioni disposte ad ammettere gli errori. Questa volta chiediamo di non arrivare in tribunale: si fermi l’asta, si facciano le verifiche, si restituisca alla città ciò che è suo". (fdr)

Ultimo aggiornamento:

10/07/2026, 11:16

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